Mille voti per il futuro di Milano, iniziamo subito a costruirlo

Credevo di prendere 500 voti, alla fine saranno più di 900. Quasi 1.000 voti al debutto, senza appoggi politici, senza appoggi nei media, senza amichette o amichetti. Quasi 1.000 voti tutti nostri, delle persone che hanno creduto nel progetto. Non dico solo grazie, ma aggiungo: possiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto tutti insieme.

Io mi fido molto delle mie sensazioni e credo che questi quasi 1.000 voti siano soprattutto per il futuro. Cioè credo che oltre alla bellezza oggettiva della campagna e l’entusiasmo e le bici e tutto il resto ci sia il fatto che in tanti abbiamo in mente una certa città e abbiamo voglia di costruirla rapidamente. Abbiamo fretta di quella Milano del futuro e le idee chiarissime su come realizzarla.

Detto questo: sono quasi 1.000 voti che non basteranno per entrare in Consiglio perché la lista Sinistra X Milano non è andata bene, così come in generale non è andata bene la coalizione di centrosinistra; sarà un ballottaggio difficile e alcuni municipi (le vecchie zone) sono già persi, quindi anche nella migliore delle ipotesi avremo una città difficile da governare. Insomma, ecco – quei momenti nei quali ti senti proprio in balìa di tristezza e felicità, entusiasmo e grande preoccupazione.

Adesso ci prendiamo qualche ora per tirare il fiato, poi cercheremo di fare in modo che quei quasi 1.000 voti possano germogliare e crescere, servire davvero per iniziare a costruire la Milano che vogliamo. Come dimostrato dalla storia della mia candidatura: ce la possiamo fare.

Di quando hai imparato che dire grazie non è poi così male

Grazie
Grazie

Per me è sempre molto difficile chiedere aiuto a qualcuno o, per usare un’espressione meno drammatica, chiedere una mano a qualcuno. Di conseguenza è sempre molto difficile anche dire grazie.

Credo non sia per caso. Se tendo a voler fare tutto da solo è perché sono sempre stato abituato così. Se la solitudine non mi spaventa, anzi spesso la cerco, è perché è sempre stata una buona compagna di viaggio. Che poi, lo so, detta così sembra una cosa triste, ma per me non lo è.

Sono abituato così perché sono cresciuto così. Mia mamma lavorava sempre tanto e fino a tardi, mio papà era sempre in viaggio: da quando me ne ricordo io tornavo a casa da scuola, mi preparavo da mangiare, facevo i compiti, uscivo a giocare sempre più o meno da solo. A casa non c’era nessuno che mi aspettava, meno che meno qualcuno che mi accompagnava poi da qualche parte. Tipo che a 10 anni ero già un grande esperto di uova al tegamino.

Durante l’adolescenza, figuriamoci, questa modalità è diventata una forma perfetta di ribellione sociale: parlavo pochissimo e grugnivo moltissimo.

Poi appena maggiorenne varie vicissitudini familiari mi hanno costretto a cercarmi subito un lavoro (anche due o tre): sono stati anni piuttosto duri e posso dire che se ho imparato a cavarmela lo devo molto a tutte quelle uova cucinate da solo. Poi è chiaro: più ti abitui a fare da solo più ti piace l’idea di avercela fatta da solo (o quasi solo perché poi qualcuno da ringraziare c’è sempre).

Fino a quando non decidi di candidarti per il Consiglio comunale della tua città e di fare una campagna elettorale, perché da quel momento in poi cambia tutto. Da quel giorno attorno a te iniziano a esserci un sacco di persone che fanno questo e fanno quello. Un sacco di persone che si mettono a sognare insieme a te il progetto di una città più grande e più bella. Un sogno che però forse queste persone, come te, hanno già iniziato a realizzare. Un sacco di persone che ti portano le loro esperienze, ti scattano fotografie, scrivono per te, disegnano volantini con il tuo nome, distribuiscono volantini con il tuo nome, si prendono molti vaffanculo per i volantini con il tuo nome. Un sacco di persone che organizzano eventi per farti conoscere e workshop per farti raccontare le tue idee e ti ospitano in questo e quell’altro spazio. Un sacco di persone che si prendono cura della tua agenda e gonfiano i palloncini con la tua faccia. E telefonano e fanno altre fotografie e condividono post e si svegliano prima del solito o vanno a letto molto più tardi. Montano e smontano rastrelliere. Riempiono fogli, proiettano diapositive, fanno altri disegni che sono dei racconti. Un sacco di persone che te ne presentano altre e poi ti fanno dei video e non ti dicono che fai proprio pena ma che forse si potrebbe girare un’altra scena, che va già bene ma si potrebbe fare di meglio. E se alla fine si riesce a fare di meglio è soprattutto per merito loro. Persone che prendono i loro contatti e gli scrivono per parlare di te e fanno gruppi su Whatsapp per raccontare chi sei. Ti invitano a pranzo e ti prestano le loro biciclette. Un sacco di persone che cercano di indicarti la strada giusta, ma tu sei un testone e quindi prendi spesso quella sbagliata, ma nonostante questo non ti mandano al diavolo e ricominciano a distribuire i volantini con la tua faccia, a scrivere post e a cercare idee ed elettori. Alla fine ne viene fuori una campagna elettorale bellissima e un racconto di una città da favola nella quale sempre più persone si riconoscono. E tu che sei al centro di questa cosa ti devi arrendere all’idea che no, questa volta non hai fatto tutto da solo e che sì, è senz’altro per questo che è stato tutto così speciale. E così per una volta anche dire GRAZIE non è male e anzi ti fa sentire bene.

Quindi insomma: grazie per questo mese speciale e per avermi insegnato che quando qualcuno fa qualcosa per te non necessariamente tu ne esci più debole o vulnerabile, ma anzi sei più forte e consapevole.

Grazie AleAnnaMartinoCostantinoDavideMariElisaEvitaGabrieleGiovanniCanioJonathanKatiMassimoLucaMafeChiaraMaraMarinaMassimoPinaMatteoMaurizioPaolaLucaTeoYulyaDarioCarloIvanGianlucaMarcoLucaPaoloChristianGianlucaLudovicoSimoneMonicaRobertoMemiTommasoFilippoMariMatteoCamillaDanieleGianlucaNoemiSara.

E poi grazie ad Alessio perché lo sappiamo tutti perché ma lo so soprattutto io perché (e sono già due ore che non ricevo un messaggio e inizio a preoccuparmi) e a Quell’Altro che mi ha accudito, ha steso (male, malissimo, va detto) i miei calzini a righe, lavato le mie magliette e soprattutto mi ha sopportato.

La bicicletta è politica? Sì, lo è. Andiamo a votare

Andiamo a votare, pedaleremo insieme

La bicicletta è politica? Sì, lo è. Aveva ragione Paolo quando lo sosteneva nel 2012 e ha ragione quando ce lo ricorda ancora oggi. È politica perché è il mezzo migliore per cambiare le città, per restituire le strade alle persone, per uscire definitivamente dal secolo dell’occupazione degli spazi urbani da parte dell’automobile, per vivere meglio.

Ci sono alcune centinaia di candidati per il prossimo Consiglio comunale di Milano, per cui si vota questa domenica. Molti nei loro programmi citano le piste ciclabili, sono favorevoli al bike sharing, hanno a cuore l’ambiente. Ma poi? La bici, davvero, non la conoscono, e quante volte ce lo hanno dimostrato. Io, invece, la conosco bene. E non solo per i trofei che prendo su Strava, che dicono solo che in bici ci vado sul serio, oppure perché non possiedo più un’auto da tempo ma, soprattutto, perché a me la bicicletta interessa davvero. E mi interessano i mondi simili a quello della bici, pattini e skate in primis, perché vedo il progetto di città che attorno a questi mezzi di trasporto e svago si può costruire, vedo il futuro (che è il presente, in tante metropoli).

C’è una distanza siderale tra il mondo che gira attorno alla bici e l’interesse per la bicicletta da parte delle istituzioni e questo spiega perché siamo così avanti sul fronte delle attività e delle iniziative (di singoli, di associazioni, di gruppi, di attività commerciali) e così indietro su quello della reale diffusione del mezzo: perché a nessuno importa davvero, perché nessuno la capisce davvero. E se vale per la bici, figuriamoci per i pattini e gli skateboard che quasi tutti pensano adatti solo per i parchi.

È la stessa storia che ha lasciato Milano, regina del ciclismo urbano in Italia e in Europa, praticamente al palo nello sviluppo della mobilità ciclabile. Qui si svolgono eventi di rilevanza mondiale (penso al Bicycle Film Festival e alla Red Hook) e ci sono mille iniziative di ogni genere tutte le settimane (dalle pedalate per le famiglie nei parchi alle gare clandestine di notte, passando per tutto quello che c’è in mezzo) e tante, tantissime persone lavorano e vivono con la bicicletta, eppure gli spostamenti in bici in città sono ancora il misero 7% del totale.

Ecco, adesso tra centinaia di candidati al Consiglio comunale che continuerebbero a parlare della bicicletta poco e male, e a fare ancora meno, continuando quindi a costruire una città poco pedalabile, avete la possibilità di sceglierne uno a cui invece della bicicletta importa veramente.

Chiedo il sostegno vostro e dei vostri amici per il voto di domenica 5 giugno. Scheda azzurra, barrate il simbolo arancione di SinistraxMilano e scrivete “Marco Mazzei”. Pedaleremo insieme.

Raccolta fondi per essere felici

Eppela raccolta fondi
La mia campagna su Eppela.

Si possono raccogliere fondi per essere felici? Io penso di sì. E si possono raccogliere fondi per una campagna elettorale che alla fine vorrebbe lasciare un segno, non solo volantini stropicciati in giro per la città. Mi piacerebbe che di questa campagna rimanessero le idee, ma soprattutto i prototipi: quelle piccole e grandi cose che si possono fare, che ognuno di noi può fare, per cambiare davvero la città.

Grazie a questa raccolta fondi:

  • Daremo il buongiorno a chi va in bici con una colazione lungo le piste ciclabili, “la Ciclobrioche”. Per una Milano che si prende cura dei suoi ciclisti.
  • Trasformeremo per una giornata i parcheggi di fronte a un negozio in qualcosa di bello per tutti. Per una Milano che fa spazio alle persone al posto delle auto, per vivere e produrre meglio.
  • Porteremo internet a tutti: faremo una lezione speciale in un cortile della città. Per una Milano che avvicina tutti, anche i più vecchi, alla cultura digitale.
  • Daremo ai bambini che accompagniamo a scuola da tre anni con massa marmocchi degli strumenti per rendersi più visibili. Per una Milano che sia all’altezza dei più piccoli.

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