Giornata nazionale della bicicletta (Bici Day): sì, no, forse. Il ministero la sta organizzando, ma di nascosto. Avranno in mente una biciclettata notturna?

Premessa: nel 2010 e nel 2011 si è svolta la giornata nazionale della bicicletta, voluta – e proclamata – dal ministero dell’Ambiente. Bella, brutta, utile, inutile: non so. Un segnale: senz’altro.
Doveva essere un appuntamento annuale: la seconda domenica di maggio.

Quest’anno: governo tecnico, il ministro dell’Ambiente è Corrado Clini. Il portavoce del ministro fa trapelare che quest’anno la giornata nazionale della bicicletta non ci sarà perché il Governo punta ai fatti e non alle parole.

La notizia della cancellazione viene ripresa da Repubblica e Fiab risponde con un comunicato condivisibile al 100%: ok, niente giornata nazionale della bicicletta, ma i fatti concreti quali sarebbero?

Oggi esce la smentita del ministero, che è davvero spassosa:

Smentiscono che la giornata sia annullata, ma lo fanno mettendo l’immagine dell’iniziativa del 2011, e sapete perché? Perché a 6 giorni dalla giornata nazionale della bicicletta (avrebbe dovuto / dovrebbe essere domenica 13 maggio), non esiste traccia della giornata medesima nel sito del ministero, e la pagina dell’iniziativa è aggiornata all’edizione 2011.

Insomma, la giornata è confermata, ma non esiste. Oppure: ci sarà, ma non si sa quando.

Update: il ministro conferma che ci sarà e che sarà durante la settimana (la bici come mezzo di trasporto quotidiano e non solo come passione domenicale); conferma anche il gradimento per #salvaiciclisti. Attendiamo la data e ci permettiamo di suggerire che il Web è importante e andrebbe curato, le informazioni presenti sul sito del ministero sono vecchie e danno l’impressione che la bicicletta sia un argomento trascurabile.

Omelette e Baguette a Milano: la salsa non c’è e non si sente, il parcheggio selvaggio c’è ed è favorito. Basta con questi posti dove i clienti sono trattati a pesci, anzi a baguette, in faccia

Omelette e Baguette: il comodo parcheggio selvaggio sul marciapiede di fronte al locale, per gli amici del titolare
Di Omelette e Baguette mi aveva sempre colpito la pubblicità radiofonica, stile tormentone: c’era qualcosa di simpatico e semplice nello spot, poi confermato da tutti quelli che mi hanno parlato del locale. Contento quindi oggi di andare finalmente a provarlo. Siamo in via Pollaiuolo 9 nel cuore del quartiere Isola a Milano. Arriviamo, ci dicono che c’è da aspettare solo qualche minuto e in effetti dopo poco ci chiamano. Il locale è carino, forse un po’ finto, troppo bianco e freddo per ricordare qualcosa di francese, ma amen. Il menu è ricco, i prezzi sono più bassi di quanto non mi aspettassi, considerando che siamo a Milano. Ordiniamo una omelette e una baguette (altrimenti che cosa ci vieni a fare?); dopo pochi minuti arriva la baguette, dopo una buona mezz’ora l’omelette. Ecco, il servizio da questo punto di vista potrebbe essere migliore.

Mentre aspettiamo appunto l’omelette si presentano amici del titolare che parcheggiano comodamente sul marciapiede di fronte al locale. Entrano con l’aria di volersela tirare un po’, non ne hanno in realtà nessuna ragione. Mentre medito su come lamentarmi col gestore per il parcheggio che non solo non disincentiva, ma anzi favorisce, addento la mia baguette. Uhm, doveva essere breasola, salsa di funghi e profumo di tartufo e carciofini, ma io vedo e sento solo il salume. Mi sto mangiando un bel panino, cioè una bella baguette, con la bresaola. Tutto bene, per carità, ma gli altri ingredienti dove sono? Lo apro, non ne vedo traccia.
Porto la baguette al banco e mi spiegano che tutti gli ingredienti sono nella salsa, gli spiego che non vedo nemmeno la salsa, mi rispondono che c’è. A quel punto interviene il titolare, che prende in mano il piatto, va al bancone, e senza mettersi guanti o lavarsi le mani apre la baguette, ci spalma sopra la salsa, la richiude e me la porta. “La salsa c’era, comunque l’ho aggiunta”.

Credo di essere sempre obiettivo e quando mi comporto in modo aggressivo lo ammetto preventivamente, ma in questo caso sono stato proprio di una serenità zen, e gli ho risposto che se anche c’era, questa salsa, era davvero invisibile e inodore e insapore. Lo ringrazio un po’ sarcastico per la generosa aggiunta e a quel punto il titolare cambia tono e atteggiamento: mi parla puntandomi il dito contro e dicendo che lo dovevo precisamente ringraziare. Insomma, mangia e taci e se ti va è così altrimenti è così lo stesso. Gli faccio notare che è curioso trattare così un cliente, e che è anche un gran maleducato. La cosa finisce lì.

Paghiamo, usciamo. Fuori dal locale tre macchine a occupare il marciapiede. Non so, io vedo un filo conduttore tra la grande maleducazione del titolare e il fatto che consenta il parcheggio più che selvaggio ai clienti amici. Ovviamente non ci metterò più piede e spero davvero che la crisi si porti via almeno qualcuno di questi commercianti, tipici di Milano – e forse della Liguria, che trattano i clienti a pesci in faccia.

Milan, Lombardia, Italy.

La faccia pulita di quelli che stanno facendo la rivoluzione

Sono in treno, sto tornando da Roma dove ieri si è svolta la trionfale mani-bici-festazione della campagna #salvaiciclisti alla quale sono fiero di aver dedicato tanto di me in questi ultimi tre mesi. La mia bici è qui vicino, ho le mani sporche di bicicletta come sempre da quando una passione è diventata qualcosa di più e di diverso.

E che cosa sta diventando quella passione l’ho capito meglio nel corso di questo eterno weekend romano: il tempo è stato spesso dilatato, molti di noi già sabato all’alba erano svegli e contavano i secondi che mancavano alle 15. Alle 11 eravamo ai Fori, per valutare le ultime cose, poi ci siamo detti “che cosa facciamo qui fino alle 15? tanto vale andare in ciclofficina”; e poi, in ciclofficina, a mezzogiorno ci siamo detti “che cosa facciamo qui fino alle 15? tanto vale andare ai Fori”. Non tanto l’agitazione per l’evento, comunque forte per gente che di mestiere non convoca manifestazioni nazionali, quanto l’impazienza di capire se quello che molti pensavano e tutti speravano si sarebbe verificato: la rivoluzione, il suo inizio.

Così è stato, la rivoluzione è iniziata. Non sarà questione di giorni, ma questo Paese lo cambieremo, proprio partendo da ieri. E quando dico che noi lo cambieremo non penso a un gruppetto di blogger e nemmeno ai 50.000 dei Fori; penso a tutti quelli in giro per l’Italia che col più semplice dei gesti, andare in bicicletta appunto, stanno facendo qualcosa di rivoluzionario. Ci saranno le battaglie fondamentali per la sicurezza, per le Zone30, le corsie ciclabili e quant’altro, ma alla fine il risultato sarà uno solo: un Paese che chiude con la cultura dell’automobile e apre un nuovo capitolo.

Perché l’automobile non è più un diritto (lo spazio è finito, almeno nelle città: mi spiace ma non hai diritto di occupare anche il mio), non è bella, non è veloce, non è economica, non è silenziosa, inquina, sporca, consuma, fa rumore, costa un sacco di soldi. Almeno metà, più della metà, delle persone che usano abitualmente l’automobile a Milano non ne ha davvero bisogno: potrebbe usare mezzi alternativi, spendendo meno e arrivando prima.

L’ho capito nel corso di questo weekend romano perché senza dirlo, senza che ci dicessimo nulla di esplicito, l’ho letto negli occhi degli amici che ho finalmente potuto conoscere dal vivo e abbracciare: questa campagna ha la velocità e l’efficacia della Rete e la concretezza e la solidità del telaio di una bicicletta, ecco la sua forza. E persone con le mani sporche, la faccia pulita e una gran voglia di farla, quella rivoluzione lì.

Il sostegno del Corriere della Sera a #salvaiciclisti: ma anche no, grazie

Il giornalista Leonard Berberi ha scritto ieri sul Corriere della Sera quello che a mio parere è un pessimo pezzo sulla campagna #salvaiciclisti: La campagna a favore dei ciclisti che irrita automobilisti e pedoni. Dico pessimo perché non se ne capisce il senso: dare notizia delle reazioni negative alla campagna da parte di pedoni e automobilisti? Allora avrebbe forse dovuto sentire qualche associazione di categoria e non basarsi solo su alcuni tweet ostili (e lui stesso, parlando delle fonti sulle quali ha costruito il servizio dice: “Per carità. Si tratta comunque del «popolo del web». Un piccolo campione più o meno rappresentativo di questo Paese”). Segnalare lo stato di avanzamento della campagna e la mani-bici-festazione del 28 aprile a Roma? Allora forse le polemiche potevano essere solo citate come nota a margine e non diventare l’elemento centrale di tutto l’articolo.

Eppure proprio il giorno prima il direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, aveva twittato:

#salvaiciclisti, una iniziativa da sostenere, mandateci le vostre osservazioni e proposte. Grazie.

Alla faccia del sostegno. Per carità, ognuno può leggere la campagna come preferisce e può anche ovviamente dire che è sbagliata, però dovrebbe farlo con argomentazioni, dati, analisi. Se il sostegno del Corriere è il pessimo pezzo di cui sopra, ecco: grazie, ma del vostro sostegno ne facciamo volentieri a meno.

D’altra parte la storia è nota: il quotidiano inglese Times ha inventato Cities fit for cycling riempiendola di valore giornalistico, sociale, di crescita culturale e innovazione. L’ha inventata e sostenuta con ogni mezzo, mentre qui in Italia è stato un gruppo di blogger a farsene carico, ottenendo – è vero – risultati straordinari, ma che sono ben poca cosa rispetto a quelli che si sarebbero potuti ottenere col sostegno reale, con un endorsement pieno, da parte di un quotidiano come il Corriere. Per fortuna che c’è Repubblica, che fin dall’inizio ha seguito i passi della campagna e oggi ha una pagina permanente dedicata a #salvaiciclisti. Non entro nel merito di quale quotidiano sia da preferire, mi limito a osservare come la stessa notizia sia stata trattata in modo tanto diverso.

Infine, per rispondere nel merito, sempre ammesso che ne esista uno, all’articolo di Leonard Berberi, basta guardare il manifesto della mani-bici-festazione del 28: pedoni + bici = gente felice. Ci sarà sicuramente qualcuno a cui stanno antipatici i ciclisti, ma inventarsi una polemica non ha senso perché tutta la campagna e la manifestazione del 28 sono a favore della mobilità leggera, sono per le vittime innocenti della strada.

Update 17 aprile:
Il Corriere torna sul tema della mani-bici-festazione e di #salvaiciclisti con un articolo decisamente equilibrato di Alessandra Mangiarotti, che ringrazio: Come salvare i ciclisti
«Auto a 30 all’ora e incroci più sicuri»

La Milano che va in bici: appuntamenti di aprile

Ecco che cosa succede di ciclistico in aprile a Milano (se mi son dimenticato qualcosa, commentate):

  • giovedì 12 aprile > 19:30 > Libreria Popolare di via Tadino a Milano > Presentazione del libro Tutta mia la città – Diario di un bike messenger
  • giovedì 12 aprile > 22:00 > piazza dei Mercanti a Milano > Critical Mass
  • sabato 14 aprile > 11:00 > Ciclofficina Stecca in vicolo De Castillia a Milano > apertura cancelli per asta biciclette
  • sabato 14 aprile > 15:00 > Ciclofficina Stecca in vicolo De Castillia a Milano > asta biciclette (prima e dopo pranzo e cena pastafariana)
  • domenica 15 aprile > dalle 10:00 alle 18:00 > DomenicAspasso > blocco auto e vari eventi ciclopedonali
  • domenica 15 aprile > 18:00 > Circolo Arci Bitte, via Watt 37 a Milano > Serata premiazione concorso fotografico Eresie Cicliche
  • dal 17 al 22 aprile > Milano > FuoriSalone > mille appuntamenti di forma (ma di sostanza?) ciclistica
  • giovedì 19 aprile > 12:00 > Rossignoli, corso Garibaldi 71 a Milano > mostra Biciclette Ritrovate
  • giovedì 19 aprile > 18:30 > Rossignoli, corso Garibaldi 71 a Milano > nell’ambito di Biciclette Ritrovate, dibattito tra l’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran, il presidente di Ciclobby Eugenio Galli e un rappresentante del movimento #salvaiciclisti. Modera Pier Bergonzi della Gazzetta dello Sport
  • giovedì 19 aprile > 22:00 > piazza dei Mercanti a Milano > Critical Mass
  • domenica 22 aprile > 7:30 > al Velodromo Vigorelli di Milano > partenza Milano-Torino in fissa 2012
  • giovedì 26 aprile > 22:00 > piazza dei Mercanti a Milano > Critical Mass
  • sabato 28 aprile > 15:00 > Fori Imperiali a Roma > la prima mani-bici-festazione italiana organizzata dalla campagna #salvaiciclisti (in contemporanea con Londra) per chiedere più sicurezza per chi va in bicicletta (e a piedi)

Giorni e orari di apertura delle ciclofficine milanesi sono qui.

Milano-Torino in bicicletta a scatto fisso: le (mie) prove generali

La Milano-Torino in bici fissa è uno degli appuntamenti classici della Milano Ciclistica e io quest’anno non me la voglio perdere: la corsa sarà il 22 aprile. Trattandosi della prima partecipazione ho pensato fosse il caso di capire se ce la faccio, appunto, ad andare fino a là, e così oggi ho provato a fare questi 145 km. A Torino con il mio 47/15 ci sono arrivato, ecco come:

  • c’era un gran vento, quasi sempre laterale o diagonale, una vera seccatura
  • il vento era anche freddo e nonostante la bella giornata ho patito davvero molto
  • la strada è ottima: asfalto ok, pochissimi punti dove è sconnesso, perfetto anche per una bici da corsa
  • la strada è pessima: noiosa da morire, ‘sta pianura è proprio triste
  • oggi è Pasqua: il gran deserto
  • quasi nessun problema per le gambe, qualche problema per la testa: ogni tanto ho pensato “cerco la stazione e torno in treno”
  • ho capito perché i ciclisti si depilano le gambe…
  • molti problemi per le mani: dopo un’ora a stringere il manubrio non le sentivo più e non poter mai mollare a causa del vento ha peggiorato la situazione col passare delle ore
  • le ore, appunto: sono uscito di casa alle 8:30, ero in via Foppa alle 9, sono arrivato a Torino alle 14:50: in mezzo una pausa paninopipì da mezz’ora e due pause caffè da 15 minuti
  • non credo ce la farei senza pause, vedremo
  • i momenti di crisi: ad Abbiategrasso, perché pedalavo già da un’ora ed ero ancora praticamente a Milano; a Mortara perché mi sono perso per mezz’ora; a Casale Monferrato, perché ho visto un drammatico cartello “Torino 79 km”; a Morano Po perché sono passato in mezzo a una nuvola di profumodisalamella e mi è venuto un attacco di fame pasquale
  • ritorno a Milano – dove mi aspettavano un tè indiano e una colomba – su nuovissimo treno regionale veloce con ottimo spazio per le bici

Riassumendo: son contento, la corsa merita, non vedo l’ora di farla e di andare a dormire.

Virgin Active a Milano: prendere in giro i propri clienti e farlo senza un minimo di stile

Io avevo capito che con la diffusione dei social network le aziende sarebbero definitivamente cambiate, soprattutto nel loro modo di relazionarsi con il pubblico, con i loro clienti, con gli utenti. Più trasparenza, franchezza, apertura; il tramonto definitivo degli atteggiamenti furbetti. Credo che Virgin Active non si sia accorta della cosa, pensa di essere ancora nel vecchio mondo, quello dove potevi prendere per i fondelli i tuoi clienti e farla franca. Perché l’email che mi hanno mandato ieri è davvero un capolavoro di presa in giro.

A dicembre mi sono iscritto, sfruttando un’offerta, al nascituro centro Virgin di Città Studi qui a Milano: una buona occasione, legata al fatto che – appunto – la palestra fosse ancora in costruzione e quindi impossibile da visitare e valutare. La data di apertura era fissata per il 15 aprile 2012. Ieri mi arriva un’email:

Car@ soci@,

Ti scriviamo per informarti della prossima apertura del villaggio fitness Milano Città Studi.

La consegna della struttura è stata posticipata di qualche giorno, pertanto la data ufficiale per iniziare i tuoi allenamenti è fissata per Lunedì 4 Giugno 2012. Dalle ore 07.00 avrai 5000 mq tutti per te!

Nel frattempo, cogliamo l’occasione per invitarti al party d’inaugurazione che si terrà Giovedì 31 Maggio 2012 a partire dalle 18,30. Ti aspettiamo con la tua famiglia e i tuoi amici, stiamo preparando una festa piena di sorprese e divertimento!

A presto,

Cioè, invece di scrivere che erano dispiaciuti per il mese e mezzo di ritardo (altro che qualche giorno) e che, invento, potevano propormi di frequentare per quel periodo un altro centro o che, per dire, mi regalavano per scusarsi un asciugamano per la Barbie, invece di fare queste cose banali, no mi scrivono per comunicarmi la prossima apertura del centro come se nulla fosse.

Bastava una cosa semplice: caro Marco, ci dispiace siamo in ritardo. Invece no, hanno scelto proprio una modalità furbetta.

E adesso come la mettiamo con la prova costume?

I pannelli luminosi di Milano iniziano a parlare un nuovo linguaggio


Al di là della soddisfazione di vedere la campagna #salvaiciclisti crescere, queste scritte sui pannelli luminosi sparsi per la città di Milano vogliono dire molto: sono la conferma della volontà del Comune di fare qualcosa e, soprattutto, iniziano a mettere la parola “bici” in giro per la città. I segnali, contano.

Al TrafficCamp si rivede la Milano della primavera 2011: tante idee, tante bici, tanta sostanza, tutto bello

Sabato 17 marzo sono stato al TrafficCamp, un BarCamp atipico promosso dall’Assessorato alla Mobilità e ai Trasporti del Comune di Milano; dico atipico perché meno spontaneo (e forse caotico) dei BarCamp tradizionali, ma comunque aperto agli interventi di tutti e lontanissimo dalle modalità di una conferenza o di una tavola rotonda tradizionali. La formula è assai convincente perché prende il meglio dei due mondi: creativo e propositivo senza diventare mai noioso o formale. Tanto è vero che nel corso della lunga giornata la sala dell’Acquario è stata quasi sempre piena e i presenti molto attenti e concentrati.

Il tema, dunque, era la mobilità. Una quarantina di presentazioni (tutti i materiali sono su trafficcamp.tumblr.com), la bicicletta assoluta protagonista, non solo come numero di progetti e idee e temi presentati, ma proprio come modello sul quale basare una nuova concezione di città. Io ho presentato #salvaiciclisti.

La mia sensazione a fine giornata è stata: ce la possiamo fare. Lo dico cercando di non farmi troppe illusioni sul fatto che i tempi della politica e della burocrazia improvvisamente coincidano con quelli delle nostre aspettative: ci vorrà del tempo per cambiare Milano e non sarà poco. Però se il Comune decide di promuovere un evento del genere significa che ha voglia di ascoltare e, vorrei dirlo, forse di capire e imparare. I giudizi sulle attività di chi è impegnato in ruoli pubblici si devono dare a fine mandato ed è peraltro vero che in molti hanno la sensazione che a 12 mesi dalle elezioni in città sia cambiato poco, o comunque molto meno di quanto ci saremmo aspettati. Però vedere Pierfrancesco Maran (Assessore mobilità e trasporti) in prima fila prendere appunti sull’iPad e Marco Granelli (Assessore sicurezza e coesione sociale + Polizia locale, protezione civile e volontariato) attento e concentrato sui temi delle presentazioni, è stato importante. Così come verificare la loro disponibilità all’ascolto e al dialogo, con modalità che sono quelle della nostra vita di tutti i giorni: si parla di qualcosa, si decide che c’è interesse ad approfondire, ci si scambia i numeri di telefono, ci si dà appuntamento a un prossimo incontro. Cose normali, si può pensare, ed è infatti così: non credo, però, che succeda lo stesso in molte altre (grandi) città, indipendentemente dal colore della Giunta.

Il rischio, naturalmente, è che di fronte al racconto di Maran circa l’odissea burocratica che c’è dietro una qualsiasi iniziativa (mi ha raccontato dell’acquisto delle rastrelliere per le biciclette: la decisione di comprarle è stata presa a luglio 2011, le prime saranno installate in aprile) scatti un meccanismo quasi di solidarietà che faccia perdere poi il valore positivo di un atteggiamento critico; penso che valga la pena correrlo perché in questo momento mi sembra decisamente più prezioso poter aprire un confronto così trasparente.

Granelli e Maran erano così interessati e attenti anche perché oggettivamente il livello complessivo degli interventi al TrafficCamp è stato alto, per non dire altissimo. E, soprattutto, è stato altissimo il livello di progettualità, con tante persone che hanno rappresentato la loro voglia di fare, il loro cassetto non più pieno di sogni, ma pieno di progetti. Alcuni ancora solo nelle loro teste, altri scritti e dettagliati, altri ancora che sono già diventati un sito o un’App e che sono costati notti di lavoro. Una creatività spontanea (ma, a proposito, ci sarà stato qualche venture capitalist a prendere appunti al TrafficCamp?) tutta concentrata su un tema grande e difficile come quello della mobilità in una città come Milano. Insomma, roba grossa.

Per questo all’inizio parlavo di speranze. I giovani con le loro idee e i loro progetti e il loro entusiasmo + assessori a loro volta giovani come Maran e Granelli + giornate come il TrafficCamp = ce la possiamo fare.

[le mie bicipresentazioni preferite: i ragazzi di Bike District, Dario, Paola, Fabio, Daniele, Enrico, Ercole, Lorenzo, Massimo, Maurizio, i ragazzi di 8pm, Roberto, Federico, Wolly, Luca]

La storia sorprendente di come l’Olanda è diventata il paradiso dei ciclisti e di come, se si vuole, si può fare

Ho pubblicato questo video ovunque e ora lo metto anche qui. Vedere come un Paese è cambiato radicalmente nel giro di pochi anni fino a diventare quel modello di mobilità urbana che tutti citiamo serve per capire che non sono non è impossibile, ma si può e si deve fare. E la benzina a quasi due euro diventa una buona notizia: