Felicità urbana: i temi della campagna

Vivere felici in una città efficiente e produttiva, dove spazi liberati dall’invasione delle automobili siano restituiti alle idee dei cittadini. Questi e altri temi sono la cornice dentro la quale dipingere tutti insieme il quadro della città che vorremmo. Non si tratta di scrivere un libro dei sogni, ma di avere obiettivi ambiziosi. Le città cambiano, anche velocemente. Sta a noi.

Continue reading →

I costi della campagna elettorale per il Consiglio comunale di Milano

In questa post, che sarà costantemente aggiornato, c’è il rendiconto economico della campagna. Due premesse: cercheremo di non spendere soldi per cose inutili e vorremmo che tutti fossero pagati per il proprio lavoro. Ovvio che questo non sarà possibile al 100% (forse è anche normale che le campagne elettorali abbiano una componente legata al contributo volontario di amici e sostenitori), però è la traccia che ci siamo dati.

Se vuoi contribuire: https://www.paypal.me/marmaz

1 maggio / saldo a oggi: 196,19 euro

Continue reading →

Consiglio comunale di Milano 2016: perché mi candido

Mi candido al Consiglio comunale di Milano, nella lista Sinistra X Milano che sostiene – insieme a quella del Pd e a una civica del candidato – Beppe Sala sindaco.

È una decisione di queste ultime settimane, ma che arriva da lontano, da quando andando in giro per il mondo pensavo: sarebbe bello vivere qui, invece che a Milano.

Poi qualcosa è cambiato: Milano è diventata la mia città. Piena di momenti e occasioni, di persone che si impegnano per gli altri, di idee e progetti. Negli ultimi anni la città si è come accesa. Non tutto perfetto, non tutto bello e soprattutto non tutto giusto, ma un gran trampolino per il futuro.

2016-02-13 14.49.38

Per me la candidatura al Consiglio comunale, il cuore della politica cittadina, vuol dire prendermi cura della città, cercando di dare una voce a quei mondi che sfuggono le classificazioni, che son sempre a cavallo tra volontariato e imprenditoria, tra attivismo e progetti, tra le chiacchiere che si fanno la sera tra amici e le cose che poi da quelle chiacchiere succedono davvero.

Continue reading →

Quelle cose in fondo al cassetto

Decine di traslochi, tante case, non so dire quanti cassetti, la crescente voglia di liberarsi degli oggetti inutili, superflui, decorativi. Eppure ci sono cose che in questi anni mi sono sempre portato dietro, sono là in fondo al primo cassetto e ogni tanto le guardo e penso alle ragioni che mi hanno portato a tenerle e non ho mai una risposta convincente. Nel dubbio: restano dove sono.

Una boccetta di vetro con un’etichetta ormai ingiallita: bandelette de gaze. Conteneva qualche metro di garza ed è finita nel mio cassetto perché mio padre, qualcosa tipo nel 1970, era tutto orgoglioso di aver guidato da Parigi a Milano con tutta quella roba infilata nel naso dopo aver avuto un’epistassi acuta e aver rifiutato il ricovero nella capitale francese. Dentro la boccetta ci sono monete di vari Paesi, tutte con il buco in mezzo. Le tenevo da parte perché per un certo periodo mi piaceva infilarle nelle stringhe delle scarpe.

Una scatola di legno: Christian of Denmark. C’erano i sigarilli che ho fumato per un periodo quanto mi sembravano più interessanti e snob delle sigarette. Adesso è piena di graffette e punti metallici Zenith, scatolette di cartoncino leggero con un punto di blu che non si può raccontare.

Una scatola di metallo, piena di matite e pennarelli e altre matite, forse qualche penna. Non le uso. Mai.

E se Milano: la politica e una scatola da riempire con i sogni raccolti in giro per la città

In bici a Milano
La libertà non è star sopra un albero

Nelle scorse settimane mi è balenato per la testa di iniziare seriamente a fare politica. La scoperta e la riscoperta della città, tanto tempo comunque dedicato a cercare di renderla migliore, l’impegno per le cose che mi sembrano giuste, importanti e urgenti. Che poi, in realtà, niente di davvero eccezionale: siamo in molti a fare politica, anche se la chiamiamo in un altro modo.

Quindi si tratterebbe solo di dare una forma più precisa a questo impegno, di metterlo davvero al servizio della città, di farlo crescere e di confrontarlo con la realtà e con i problemi.

Dedicarsi alla città che vogliamo costruire, cercando di volare alto, di dare una forma e un’opportunità ai sogni.

Ragiono a voce alta e mi dico: ok, ti piacerebbe. Ma anche: l’obiettivo è chiaro, qual è il percorso? Escludendo quello che passa dall’attività dentro un partito – soprattutto perché non esiste un partito dove mi sentirei totalmente a mio agio – restano sostanzialmente due strade: candidarsi per una qualche carica elettiva (Consiglio comunale e dintorni) oppure dare più sostanza all’impegno volontario (massa marmocchi e dintorni). La seconda strada è già bella tracciata: ci sono milioni di cose da fare, bisogna solo decidere come e quando. La prima è piena di incognite: la difficoltà di arrivarci (alcune migliaia di voti, ce la si può fare?), la possibilità – dopo che ci si è arrivati – di incidere veramente. È vero che andare a rappresentare delle persone che hanno fiducia in te è una cosa bellissima, però se poi non produce risultati, e risultati importanti, diventa un percorso dannoso anche se le intenzioni erano ottime.

Insomma: non lo so che cosa sia giusto fare.

In questo momento penso che mi piacerebbe prendere un risciò (non ce la faccio a scrivere rickshaw), qualche giorno di ferie e andare in giro per la città portandomi dietro una scatola e dei fogliettini. E fermare la gente per strada chiedendo a ognuno di scrivere un suo sogno – per la città e per la sua vita in città, e di metterlo dentro la scatola.

Io ho già scritto i miei, sono tre foglietti pieni zeppi di appunti. Eccoli:

Giovani e giovanissimi

Una città capace di attirare ragazze e ragazzi da tutto il mondo, che vengano a studiare nelle nostre università e a progettare prototipi nei nostri coworking e a provare a realizzarli nelle nostre startup.

Ragazze e ragazzi che facciano crescere la città e che siano destinatari degli investimenti su: scuola, università, ricerca, innovazione, mobilità, startup.

Ragazze e ragazzi che quando entrano nel mondo del lavoro fluido, che quando diventano donne e uomini da partita Iva, siano al centro delle nostre attenzioni.

Ragazze e ragazzi che riempiano la città di occasioni di divertimento, le strade di chiacchiere e musica.

Ragazze e ragazzi ai quali chiedere un po’ del loro tempo: per fare volontariato, per prendersi cura di un’aiuola, per fare la spesa per una persona sola. Una città costruita per i giovani, che cresca con il loro entusiasmo e la loro disponibilità a ricambiare queste attenzioni.
Ragazze e ragazzi che non abbiano paura di avere dei figli ed essere dei giovani genitori liberi e ribelli: perché noi stiamo costruendo una città a misura di bambini.

E le persone anziane? Provate a chiederlo a loro se preferiscono vivere in una città di vecchi o di giovani.

Accessibilità

La parola magica di ogni sogno.

Accessibilità alle case, al lavoro, agli spazi: che vuol dire nuovi ambiti di condivisione abitativa e lavorativa – e abitativa e lavorativa insieme; che vuol dire tanto lavoro in tutte le forme possibili.

Alle strade, ai quartieri: che vuol dire meno, molte meno automobili nelle strade; che vuol dire tutta la città subito a 30 km/h, quartieri residenziali car free; che vuol dire aprire i portoni delle nostre case e collegare un cortile all’altro con le nostre idee e prendere il meglio delle social street e farlo diventare uno standard, un modo quotidiano di vivere gli spazi.

Agli orari: che vuol dire una città aperta 24 ore su 24 e dove i tempi del lavoro (e dello studio) siano veramente agili. Una città che non si muove verso la scuola e poi il lavoro tutta alla stessa ora.

Ai dati, alle informazioni: che vuole dire open data open data open data.

Allo studio, quello tradizionale e quello nuovo, che forse si chiama curiosità.

Bellezza

La moda – che magari la chiamiamo stile, più aperta e inclusiva (accessibile, di nuovo) e il design, che diventi protagonista anche del quotidiano: può esistere un assessorato al bello?

La cucina, l’arte, la musica e la conoscenza – in ogni quartiere.

I quartieri, tutti i quartieri, per sfogliare la storia della città, costruita e smontata mille volte e per questo piena di livelli e mondi da scoprire.


Ecco: giovani e bambini, accessibilità, bellezza. Queste sono le parole del mio libro dei sogni per Milano. Una città dove aumenta la velocità delle reti sulle quali circolano le idee e diminuisce la velocità delle automobili.