Sado-Inter

http://www.cafeshops.com/daraystudio/79696Una bandiera dell’Inter? No. Ma come no?! E’ una bandiera nerazzurra. Infatti, ma non è una bandiera dei ragazzi o, meglio, non di quei ragazzi. E’ una bandiera nerazzurra di altri ragazzi, come ci spiegano magistralmente Antonello Catacchio e Luca Fazio in un geniale articolo apparso su Il Manifesto del 19/9 e che trovate qui di seguito (grazie a. per la segnalazione).

Nerazzurri alla frusta
Una data straordinaria, una fatale coincidenza tra Chicago e Napoli in quel ventotto maggio 1989. Da allora l’Inter ha coltivato l’autolesionismo fino a sfiorare il sadomaso. Perciò, dopo la storica vittoria sul campo dell’Arsenal, i tifosi nerazzurri oscillano tra sogno e incredulità, cuore rosso e leather pride
ANTONELLO CATACCHIO
LUCA FAZIO
Ventotto maggio 1989. A Chicago si celebra il concorso internazionale Mister Leather. Bisogna eleggere il miglior rappresentante dei sadomaso in divisa di pelle. Sì, quelli che si coprono di indumenti attillati di pelle nera, con cerniere disseminate ovunque. Quella è l’immagine del sadomaso, personaggi che provano piacere nel fare e farsi fare male. Ma quel giorno diventa fatidico per la comunità gay sadomaso. Tony DeBlase, da San Francisco, che orgogliosamente appartiene alla categoria, ha deciso che ormai è giunto il momento per andare oltre la bandiera arcobaleno, da una ventina d’anni simbolo dell’orgoglio gay e lesbico. Occorre una bandiera che identifichi meglio The Leather Pride. E a Chicago DeBlase presenta la sua nuova creatura. «La bandiera è composta da nove strisce orizzontali di eguale larghezza» spiega DeBlase «dall’alto in basso le strisce alternano nero e azzurro. La striscia centrale è bianca e nel quadrante in alto a sinistra campeggia un cuore rosso. Lascio a chi guarda l’interpretazione dei colori». Ventotto maggio 1989. A Napoli scendono in campo la squadra locale, seconda in classifica, contro l’Inter che ha sette punti di vantaggio a cinque giornate dalla fine. Dopo 36 minuti il Napoli passa in vantaggio con Careca. Il campionato è riaperto. All’inizio del secondo tempo, però, un’autorete di Fusi porta il match in parità e a sette minuti dalla fine Matthaeus segna il gol decisivo. Due a uno per l’Inter. Nove punti di vantaggio a quattro giornate dalla fine. Allora non esistevano i tre punti. Lo scudetto è vinto dall’Inter. Matematicamente. E per l’ultima volta.

Nessuno a Napoli poteva sospettare che a Chicago stesse succedendo qualcosa che avesse a che fare con l’Inter. Invece, per uno di quegli strani scherzi per cui un battito d’ali a Pechino…Da quel giorno alle gay pride parade lo spezzone dei Leather sfila con le sue bandiere, nerazzurre. Naturale l’identificazione tra sadomaso e Inter. Perché da quel momento il sadomaso ha segnato la vita della squadra e dei suoi tifosi. Per la verità più maso che sado.

Al punto che la vittoria storica ottenuta sul mitico campo dell’Arsenal per tre a zero in Coppa Campioni, più che gioia suscita incredulità. Come conferma un tifoso al seguito della squadra (1.100 euro di volo, 230 di biglietto). «Eravamo all’aeroporto in attesa di rientrare – racconta – avevamo bevuto qualche birra e ci guardavamo in faccia. Increduli. Non ci sembrava possibile. Sembrava dovessimo svegliarci da un momento all’altro per tornare nel mondo reale».

Perché il mondo reale dell’Inter non è quello dei trionfi dell’altra sera, almeno da una quindicina d’anni a questa parte.

Un discreto menagramo

Per la verità anche prima l’Inter ha sempre avuto una vocazione tafazziana. Addirittura a partire da quella notte stellata del 1908, quando il cielo nero e blu ispirò i colori sociali dell’Internazionale, la squadra che andavano a fondare 43 dissidenti del Milan. Tra loro, per una questione scaramantica, anche Giorgio Paramithiotti, che viene eletto primo presidente. «Appassionato veneziano, ma soprattutto considerato un discreto menagramo». I primi segnali di burrasca sull’azzurro cielo interista vengono dal fascismo che non tollera quel nome in odore di bolscevismo. E per un po’ di anni l’Internazionale deve piegarsi al nome di Ambrosiana. Sono anni in cui cominciano gli scambi con il Milan. Meazza passa dai nerazzurri ai rossoneri. Ma era praticamente a fine carriera (che concluderà ancora con l’Inter). Più recentemente l’Inter si è accollata Guglielminpietro e Coco in cambio di Simic, Pirlo e Seedorf. Robetta da niente. Perché un altro giocatore gracilino era stato scartato in precedenza: si chiamava Franco. L’Inter gli preferì il fratello più robusto Beppe. Baresi. Anche con la Juventus gli scambi sono stati all’insegna del puro autolesionismo: Boninsegna alla vecchia signora, Anastasi alla beneamata. Il risultato fu che l’anziano Bonimba trascinò la squadra per tre anni (35 goal), mentre Pietro si trascinò verso l’Ascoli. Perché anche con la Juventus sono state inanellate toppate da far rabbrividire. Forse qualcuno ricorda ancora quando l’Inter rinunciò all’acquisto di Platini (che finì alla Juve per 148 milioni). Motivo: il giocatore era rotto. Per tacere dell’arrivo di Lippi. L’anno precedente, l’allenatore Simoni aveva portato i nerazzurri a vincere la coppa Uefa e a sfiorare lo scudetto con quel rigore negato a Ronaldo proprio sul campo bianconero. Quando inizia la nuova stagione Simoni è ben messo in classifica e ha appena battuto il Real Madrid in Champions, e l’Inter sta per superare il turno. Troppa grazia. E se poi dovesse vincere? Come si fa? C’è già Lippi sotto contratto per la stagione successiva. E allora Simoni viene invitato a togliere il disturbo.

La vocazione autolesionista è un marchio di fabbrica, esportato in tutto il mondo. Da dove cominciare? Cominciamo dal 27 maggio 1987. Sul Prater di Vienna Rabah Madjer segna di tacco contro il Bayern. La finale di Champions va quindi al Porto (che poi vince anche l’Intercontinentale, sempre con goal di Madjer). L’Inter acquista il tacco di Allah: ma il resto non supera la visita medica. Come è capitato per il cuore tipicamente nerazzurro di Kanu e Fadiga. Ma il capitolo ancora più ricco di sadomaso più ancora che di acquisti è fatto di cessioni. Roberto Carlos viene venduto per otto miliardi al Real Madrid su indicazione del tecnico nerazzurro Hodgson. Di lui Carlos dice «stava per rovinarmi, mi faceva giocare a centrocampo, rischiavo di perdere la nazionale». Così Roberto se n’è andato lasciando un vuoto sulla fascia sinistra che nessuno è più riuscito a colmare (Gresko, Macellari, Pistone, Georgatos, Coco, Pasquale etc.). Carlos è poi l’uomo che ha convinto un altro buon giocatore a percorrere la stessa strada da Milano a Madrid: Ronaldo. Che dire di una squadra che nell’arco di un paio d’anni lascia giocare altrove, oltre a Ronaldo, anche Mutu, Adriano, Corradi, Crespo?

Un sogno cullato per molte stagioni

Non c’è nulla da fare. L’Inter è così. Per rimanere in ambito leather, una volta, per la verità, ha provato a cambiare pelle. Quando venne preso come allenatore Orrico che doveva trasformare la tradizionale turba difensivista dell’Inter imponendo, per la prima volta, il gioco a zona. Fallimento da mezza stagione: 17 partite. Altro allenatore della storia recente, bruciato dall’esperienza nerazzurra: Marco Tardelli. Una meteora che però ha contribuito a lasciare una macchia indelebile nella storia: Milan sei Inter zero in una partita ufficiale di campionato.

Più che dall’eredità di babbo Angelo, la presidenza di Massimo Moratti sembra risentire dell’influenza del primo presidente Paramathiotti. Basta vedere la quantità di infortuni, contrattempi, errori, e miliardi sprecati (compresi quelli che finiscono puntuali a Recoba) che hanno caratterizzato questi anni. Culminati con l’indimenticabile giornata del 5 maggio 2002. Uno scudetto sognato per anni che continua a rimanere sogno. Per questi e altri motivi il nerazzurro caratterizza Inter e sadomaso. Qualcuno potrà chiedersi cosa accidenti abbia a che fare con questa vocazione il cuore rosso a sinistra nella bandiera del leather pride. Avete mai visto le magliette disegnate e esibite da Vieri lo scorso anno? Sembrano disegnate da Tony DeBlase. Detto questo non c’è nessun male a farsi del male. Anzi, a noi nerazzurri piace così.

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.

5 Comments

  1. ciao…quel 28 maggio 1989 le squadre non sono scese in campo a Napoli…erano a S.Siro: è stato bellissimo, io c’ero…

  2. essi è vero…questa è la bandiera dei leader..o meglio i bears a cui piace la pelle!!….conosci? il giro?

    carino il blog a presto ciao orsoblu

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