Business invisibili

Vedo che circola un appello per “salvare” Gay.Tv: la televisione satellitare sarebbe in grande difficoltà (per la mancanza di pubblicità, non di pubblico) e a rischio oscuramento. L’appello invita ad acquistare una compilation con le canzoni più finocchie degli ultimi mesi/anni. L’acquisto del Cd dovrebbe dimostrare al mondo degli inserzionisti pubblicitari che esiste un mercato gay.
Sono colpito dall’ingenuità di questa iniziativa, come se i centri media o le grandi concessionarie di pubblicità non sapessero che ci sono i gay (più delle lesbiche che sono notoriamente meno interessanti da quel punto di vista); il fatto è che almeno per il momento in Italia non si vogliono esporre e quando lo fanno usano altri mezzi. Non sono mai espliciti, alludono.
Fanno, cioè, quello che vogliono gran parte dei gay italiani: la visibilità non sarà mica già un nostro patrimonio, vero? Gay.Tv ha successo perché può essere guardata “di nascosto” (senza dimenticare poi che non sembrano esistere reti satellitari così affollate di pubblicità, tanto è vero che l’eventuale migrazione parabolica di Rete 4 è stata considerata un disastro dal punto di vista economico), un fatto confermato anche dalla vistosa assenza in Italia di stampa gay di un certo livello; la stampa esistente – che per caratteristiche mai potrebbe interessare un inserzionista di alto profilo – naviga in diffusioni da circolo ricreativo.
Mi dispiace sinceramente per Gay.Tv e di più per le persone che ci lavorano, ma la colpa non è certo degli investitori o del mercato. La colpa è tutta nostra, perché non possiamo pretendere che sia il mercato a darci visibilità, siamo noi che ce la dobbiamo conquistare. Portando avanti le battaglie per i diritti, contro le discriminazioni; partecipando alla vita delle associazioni; mandando in Parlamento rappresentati politici laici e non bigotti; facendoci vedere e sentire di più e tutti i giorni e in tutti i luoghi.
Spero che nessuno davvero pensi che per portare avanti i propri diritti sia necessario, utile, giusto acquistare “Maledetta Primavera” (ovvio che – per innamorarmi ancora, tornerà… – è una delle mie canzoni preferite).

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.

2 Comments

  1. sono d’accordo con te: non ci sono diritti per chi non li rivendica in prima persona. peró. peró farei alcune precisazioni: un po di colpa sicuramente ce l’hanno anche i bigottissimi investitori pubblicitari (uno per tutti: alitalia, che in spagna si fa pubblicitá sulla rivizta gay “zero” e in italia sponsorizza miss padania). e soprattutto, sinceramente: chissenefrega di gay.tv? mi pare che la chiave del successo di gay.tv non sta solo nel fatto di poterla guardare di nascosto, ma anche nel patentino di rispettabilitá sociale che cerca di affibbiarci, degli stereotipi “carini” in cui cerca di rinchiuderci.

  2. Non voglio certo difendere Alitalia & Co, ma anche per esperienza personale diretta ti posso dire che gli investitori in Italia sono bigotti anche perche’ pensano di avere a che fare con un pubblico bigotto. Forse la questione non e’ poi cosi’ nuova: e’ il mercato che deve stimolare il pubblico o il pubblico che deve stimolare il mercato?

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