Mm vs. Decathlon, parte seconda

A essere rompicoglioni si scoprono cose curiose. Bisognerebbe esserlo di più e più spesso (adesso capisco come mai nei negozi americani ci sono regole e documenti esplicativi per ogni piccola cosa).

Allora, della mia vertenza con Decathlon avevo già scritto: nel negozio di Milano Cairoli i criteri in base ai clienti viene chiesto di lasciare la borsa sono del tutto casuali. Nel senso: le donne passano praticamente tutte, anche se entrano con una borsa-baule che potrebbe contenere un Alano blu. Gli uomini uomini vengono bloccati anche se hanno solo un portafoglio in mano.

L’altra volte le lamentele mi hanno consentito di entrare con la mia urban bag; questa volta non avevo voglia di litigare subito, ho lasciato la borsa negli armadietti, mi sono sottoposto a una tremenda seduta di shopping con s. che ha provato praticamente tutto il negozio (sì, ok, io mi sono comprato un paio di Stan Smith bianche) e all’uscita ho chiesto del responsabile del punto vendita. Mi è stato indicato un ragazzo che non nomino nemmeno per carità di patria. Ho argomentato le mie ragioni, occhio spento del “responsabile” che si limita a indicarmi un cartello: “per ragioni di sicurezza si invita la gentile clientela a depositare borse e sacchetti negli appositi armadietti”, o qualcosa del genere. Ho provato a chiedere la sicurezza di chi, e perché la clientela era solo quella maschile, ma senza successo. Ma, colpo di scena, il ragazzo nomina il direttore del negozio. Ottimo.

  • mm: come si chiama
  • ros (ragazzo con occhio spento): siamo autorizzati a dire solo il nome
  • mm: solo il nome? (e infatti anche il cartello di cui sopra è firmato con un nome leggibile e un cognome incomprensibile)
  • ros: sì solo il nome, si chiama Philippe
  • mm: me lo può chiamare?
  • ros: oggi non c’è
  • mm: mi può dare un numero di telefono?
  • ros: un attimo

E qui il ragazzo si produce nella ricerca del numero di telefono dell’assistenza clienti; dopo 5 minuti di attesa, mi fornisce il numero 03927121, che ovviamente è il centralino di Decathlon, aperto solo durante la settimana.

Domani quindi cercherò Philippe e sono curioso di capire se è normale che un responsabile possa nascondersi dietro un nome e come funziona questo regolamento lasciato alla libera interpretazione della guardia.

Baci, vostro Marc.

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.

1 Comment

  1. in effetti qui in Italia ovunque danno solo il nome, e a fatica. Alle poste e alla TIM danno solo il codice, e a fatica.

    Sembra che siano tutti prigionieri che seguono la Convenzione di Ginevra!

Comments are closed.