La fine del Pride

La fine del Pride

Sono appena tornato dal Pride di Milano. Potrei dire: sempre di meno, sempre gli stessi. O anche: giovani, giovani donne. O ancora: arabi, indiani, sudamericani. Ecco, vedete un po’ voi come la volete prendere.

Io la vedo così: abbiamo bisogno di un’idea. E di un uomo, una donna che ci rappresentino in modo contemporaneo.

La foto La fine del Pride viene dal Flickr di marcomazzei.

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.

4 Comments

  1. Avremmo bisogno anche di rappresentanti che non parlino leggendo un foglietto.
    Sia rappresentanti di Pride nazionali che locali.
    Dico: quanto meno imparatelo a memoria, sono due fogli, non è difficile.
    Niente: discorso scritto. Ah guarda, tanta partecipazione.

    Sì, in effetti ci manca un capo carismatico, qualcuno che sappia parlare alle folle E ai politici (senza pendere dalle labbra dei secondi, però).

  2. Ci manca ancora un Pride in ogni capoluogo di provincia, e magari quasi tutti in contemporanea, così sì che aumenterà la partecipazione…

    (ma c’è anche da dire che di Pride unico non vedo tutta questa richiesta dal basso, e tutta questa voglia di manifestare. Continuo a vedere intorno a me gruppi interi di amici gay, coppie gay ed etero gay friendly, che si disinteressano totalmente della cosa e non andrebbero forse a un Pride neanche nella loro città. Figuriamoci chiedere ferie e spostarsi)

  3. di solito ci vedevamo lì.
    cmq, i problemi sono sempre i soliti.

    manca una persona perché mancano le persone, ahinoi

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