La blogosfera italiana alla Blogfest: il nulla vestito a festa

Se la Blogfest è stata la grande festa della blogosfera italiana, allora questa cosa – la blogosfera – è oramai diventata un fenomeno poco interessante e per nulla significativo.

La blogosfera italiana, non esiste più – ammesso che sia mai esistita. Molte delle dinamiche nuove che i blogger promettevano, molti degli elementi che li rendevano sostanzialmente diversi dai giornalisti (e qui mi interessa in particolare questo punto, non i blog-diario o altri fenomeni non legati all’info-comunicazione), non ci sono più. I blogger italiani non sono diventati giornalisti nuovi, ma i nuovi giornalisti.

La blogosfera italiana: da 10 a 100 persone, sempre quelle, a seconda dell’universo di riferimento – e alla Blogfest sono passati quasi tutti. Quindi: poca gente, ricambio quasi inesistente.

La blogosfera italiana: maschile, come tutto il resto. Poche donne, confinate in spazi da donna (guardare il pubblico presente all’incontro con Bernabè).

La blogosfera italiana: a corto di idee. Ho chiesto in giro un link, un appunto, qualsiasi cosa nuova che sia venuta fuori in questa tre giorni sul lago: non pervenuto.

La blogosfera italiana: autoreferenziale è un po’ poco. Gianluca ti voglio bene, ma non puoi mettere in gara Macchianera nei Macchianera Blog Awards, proprio non è possibile. E poi: ha vinto il blog di Grillo, ditemi di che cosa stiamo parlando per favore. Quanto a Leonardo, blogger dell’anno: doveva vincere il Pulitzer nel 2001 per i suoi post dal G8 di Genova, ma sono passati 7 anni, accidenti.
Ma autoreferenziale soprattutto perché il 95% di quanto emerso dalla Blogfest sono foto di blogger che fanno foto ad altri blogger, racconti di blogger che hanno conosciuto altri blogger, quanto è stato divertente preparare questo intervento al tale BarCamp, dove c’erano un bel po’ di blogger ad ascoltare. Cavolo: mi dici di che cosa hai parlato invece di dirmi chi c’era? Ah ok, mi hai dato un link di un video: non hai parlato di nulla, tutta roba vecchia. Però è stato divertente.
Certo che è divertente, ma non è questo il punto. Ci sono un sacco di blogger divertenti, simpatici, brillanti, colti con i quali è fantastico passare del tempo. Ma questo tempo è socialmente rilevante se produce qualcosa, se invece serve solo a rafforzare una serie di legami personali o a fare network per interessi personali, alla fine è una piccola questione importante per pochi, irrilevante per tutti gli altri.

La blogosfera italiana: accondiscendente. L’incontro della blogosfera con Bernabè è stato a dir poco imbarazzante; spacciato come evento nuovo per metodo, stile e svolgimento è stato né più né meno il classico incontro informale con un gruppo di giornalisti. Da sempre amministratori delegati di aziende fanno incontri del genere, magari anche più informali (non si contano i pranzi con questo format), da sempre questi amministratori delegati scelgono i propri interlocutori (e infatti anche l’evento alla Blogfest era rigorosamente chiuso, a invito, e i presenti non potevano quindi in alcun modo rappresentare la blogosfera), da sempre in queste circostanze i giornalisti sono timidi, allineati, accondiscendenti – come lo sono stati quasi tutti i blogger presenti all’incontro. Tanto che lo stesso Bernabè, navigato uomo di business e di mercato, che avrà riso sotto i baffi pensando a quanto l’incontro fosse innovativo, se ne è uscito con un “mi aspettavo domande più cattive” che la dice lunga sul tono della giornata.

La blogosfera italiana, dicevo, come i vecchi giornalisti: a caccia di gadget, del viaggio stampa (leggi: tutto pagato), di visibilità personale. E oramai blogger sempre più apparentati con gli uffici stampa e le società di Pr, che – oggi come sempre – alla fine decidono se puoi o non puoi lavorare. Non c’è oramai evento dove non sia necessario avere un blogger presente, ed ecco quindi che tutte le aziende si sono attrezzate in tal senso. E i blogger si sono adeguati.

Ecco, quel che mi colpisce è quanto oramai siano integrati nel sistema: il senso di novità portato da persone competenti, fuori dalle logiche della comunicazione e dell’informazione tradizionale, un linguaggio diretto e non scontato, un modo diverso di confrontarsi con i protagonisti delle aziende, della politica, della cultura, ecco di tutto ciò è rimasto qualcosa? Che cosa è rimasto di uno dei fari dell’essere blogger: il privilegio di non avere a volta nulla da dire? Adesso la blogosfera ha sempre qualcosa da dire, su tutto.

Meno male che ci sono sempre migliaia (non tante di più) di persone che scrivono, raccontano, fotografano, fanno video e sostanzialmente se ne fregano della Blogfest e di tutto il resto, compreso naturalmente questo post.

96 responses

  1. Il problema è che nella definzione di blogosfera rientrano sempre e solo quelle 100 persone, che non sanno più guardare aldilà di quei 100 link.

    Si comportano esattamente come i giornalisti, che non fanno ricerca o copiano e si passano trackback per discutere sempre e solo delle stesse cose o degli stessi bloggers.

    Si leggono tra di loro, si commentano tra di loro, si maledicono odioano tradiscono amano e feriscono tra di loro, come una nazione indipendente staccata dal resto della rete.

    Nessuno allarga il cerchio nè volendo nè per sbaglio.
    E’ un circuito chiuso ed elitario.

    Basta fare una ricerca su splinder: ci sono migliaia di utenti che non sanno nulla della così detta blogosfera o del blogfest e…quel che più è peggio: la così detta blogosfera non sa nulla di loro!

  2. ovviamente condivido, e ne ho anche scritto sul mio bloggrello: alla larga da certi eventi.

    Ma non capisco perché i blogger dovrebbero essere diversi nei comportamenti dai giornalisti. Pure loro ambiscono al buffet, al gadget, all’accredito “stampa” come i giornalisti veri. Anzi il blogger parte persino più svantaggiato, perché non ha un tesserino dell’ordine da esibire. Sono umane debolezze che il potere conosce bene :)

    Forse i blogger dovrebbero rimanere più ruspanti, mantenere la loro “innocenza” stando alla larga da ogni sorta di (auto)condizionamento… se si mettono a scimmiottare i giornalisti è la fine…

    http://aghost.wordpress.com/2008/09/13/stai-lontano-da-me/

  3. Davvero esiste qualcuno che si aspettava che venisse fuori qualcosa di nuovo dalla BlogFest? Era un raduno, una gita delle medie. A malapena sono riuscito a seguire un paio di interventi, tanto lo sapevo che era il solito parlarsi addosso tra di noi. E mi sta bene così, perché mi trovavo lì per dare un volto alle migliaia di kb di testo che avevo letto. Stupido? Autoreferenziale? Sticazzi. Mi trovi d’accordo con il paragone ai vecchi giornalisti. Meno sulla generalizzazione.

  4. Marco la blogosfera conosciuta ( sconosciuta ai più ) conta come il 2 di picche, non decide niente perchè sono altri non-blogger che decidono.
    Non blogger per i quali mantellini, torriero, conti, neri ( che fuori dal giro che conta vale tanto quanto flavia vento ) e dintorni servono come la carta igienica per pulirsi il dietro.
    Che dire sono proprio i blogger gli unici a non averlo capito.
    Diventati come la pubblicità inutili ed insignificanti.
    A proposito io sono un non-blogger e commento con alias.

  5. Standing ovation, Marco. Io c’ero, mi sono divertito, ma alcune cose che scrivi le ho provate anch’io. Direi che si può citare dal post dell’ineffabile Mantellini: “Ho incontrato quasi tutto il mio blogroll (che non aggiorno dal 2004)”.

    Sipario.

  6. io credo che la blogosfera non coincida con il gruppo di persone molto visibili – e sovraesposte – ma sia molto più ampia e variegata. Forse il valore va cercato nelle migliaia di persone che scrivono local blogs, ad esempio, o blog sul cibo o su uno sport, un tema specifico insomma, in cui esprimono passione e competenza. Anche la blogosfera ha la coda lunga :)

  7. Marco,
    non ti conosco…..ma le tue sono holy words. Non è tanto che “bazzico” la blogosfera (9 mesi o poco più) ma penso mi siano bastati per mettere a fuoco una serie di meccanismi autoreferenziali che conoscevo molto bene in ambito giornalistico….ciao. Scrocchiazeppi

  8. Caro Alessio,
    non ho mai detto che il non aggiornare il blogroll dal 2004 sia un vanto, quindi non ne farei uno slogan (ovviamente ognuno intende cio’ che vuole intendere e questo spesso e’ un problema). Ringrazio Marco Tommasi, non blogger che commenta con un alias, per la raffinata metafora della carta igenica. In effetti in molti casi l’alias e’ una discreta comodita’. Saluti.

  9. Io naturalmente avrei benissimo potuto esserci e mi sarei divertito, c’era un sacco di gente simpatica, tanti amici, tante persone brillanti. Però spero si sia capito che non è quello il tema.
    Quanto a Marco Tommasi, a parte le finezze, mi sfugge totalmente il senso del commento, a maggior ragione se penso che la pubblicità avrà tanti difetti, ma non è certo inutile.

  10. I blogger che non utilizzano un linguaggio giornalistico o non stanno alle regole di comunicazione “canoniche” rischiano di non essere capiti, di non essere presi sul serio, di non essere citati e soprattutto di non essere intervistati da nessuno..

    Parlo naturalmente di carta stampata e Tv..

    Questo, a mio parere, spiega in parte il diffusussimo mashup comportamentale giornalista / blogger di molti.

    Detto ciò anch’io come Maxime non mi aspettavo dalla blogfest nulla più che incontrare amici e fare 4 chiacchiere con persone che leggo da tempo.

    Non so se questo è nulla vestito a festa.. A me ricorda più una riunione di Alpini della Brigata Julia..

    Ciao

  11. Bel post. Tu parlavi infatti della manifestazione “BlogImpegno. Cambieremo il mondo e produrremo enormi novità”, svoltasi sul Lago Interiore. Io invece sono andato a quella sul lago di Garda, chiamata semplicemente BlogFest dove Fest sta per “festa”, una cosa tipo incontrare gente, parlare, ecc. Come quellae del 2003 3 del 2004 a Milano, ti ricordi?
    Poi devo dire che ti invidio: ha così tante certezze sul come devono essere i blog, quali i temi e tutto il resto… Io so solo che sono un patacca, scrivo da quasi 6 anni in giro su un blog e, tramite questo, ho conosciuto tante persone interessanti, che seguo ancora, che mi hanno “arricchito” e “migliorato” come essere umano. Tutto qua. Per me è tantissimo, per te evidentemente no.
    Ciao, con umiltà

  12. un coltello che affonda la lama nel burro il tuo, marco. Come sempre mi appare sprecato sul tema in esame. Ma, in fondo, meglio toccare il fondo per ripartire (vezzali docet?)
    attendo un invito a pranzo, lo sai.
    bacio le mani

  13. Spiritum anch’io sono stato completamente trasformato dalla conoscenza di molte persone in Rete in questi anni, vivo sulla Rete da un sacco di tempo, la mia vita è stata attraversata dalla Rete, e quindi? Io ho semplicemente detto che SE questa festa (ho capito che era una festa, giuro che l’ho capito) doveva dare il senso della blogosfera, allora stiamo messi male. E, comunque, all’evento con Bernabè c’era scritto “La blogosfera incontra…” ed era una bugia.

    E poi, ribadisco, se stiamo parlando della vita di un centinaio di persone, aiuto.

  14. Compreso il sottoscritto. A me hanno anche invitato ad andare da Bernabè ma non potevo, di certo mi sarei preparato una domanda magari chiedendola a quei due amici che mi leggono. Viaggio stampa pagato?
    Beh, se invitano sempre le stesse persone un motivo ci sarà: io non ho tutto quel tempo da sottrrare alle altre cose e per questo cerco di proporre cose in qualche modo innovative. A volte nel vuoto.
    D’accordo in toto con te Marco.

  15. la blogosfera è un fenomeno residuale, ai margini della società e se vogliamo pure della rete, che sovente è frequentata da persone che nemmeno conoscono il termine blog.

  16. Bel post. Bello scritto bene. Condivisibile. Non ero lì…. ma ero alla presentazione di Current TV, all’Ambra Jovinelli di Roma, special blogger self sponsor fest, e a tanti altri Smilecompany meeting con Bloggers al seguito che abbiamo tutti più o meno frequentato negli ultimi mesi…:)
    Nessun scandalo anzi. I più bravi si sono trovati un lavoro e non è cosa da poco. Direi però di considerare bene l’opinione di Tiziana Ferrando…. i blog sono sconosciuti segni di centinaia di miglia di persone fatti da gente vera che parla per se stessa e per chi la vuole ascoltare. Mia figlia non ha mai cercato la posizione in classifica del suo bloggino… anzi non sa nemmeno che esiste una classifica.

  17. Marco, io la BlogFest l’ho presa come una festa, un’occasione di raduno, e per conoscere gente nuova.

    Peccato che sia andata in giro con la mia macchinetta fotografica a conoscere tutti ma proprio tutti e che nessuno abbia voluto conoscere me.

    Intendo dire che c’erano i gruppetti come al liceo: la radio, gli intellettuali, i noti, i giornalisti, le donne fashion ecc. Le donne sciolte, senza neanche l’accompagnatore, erano solo.. IO. Me medesima.

    Giustissimo sull’incontro con Bernabè, la mia domanda era cattiva ma anche fuori tempo massimo. Il moderatore non l’ha fatta passare. Era un incontro farlocco, tutti a mettersi il vestito buono per parlargli e fargli grandi sorrisi. Quasi tutti.

    Però dissento sul fatto che non
    nasce niente. E’ che nasce fuori dei BarCamp e delle occasioni più o meno ufficiali.

    Io per esempio ho avuto modo di parlare a Bernabè, in privato, di un progetto molto importante che, se va bene, cambierà la vita di molte donne.

    E di parlare di altre cose importanti con altra gente. Non so se si realizzeranno, vedremo. Forse qualcuna sì, qualcuna no.

    Ma, insomma, le cose importanti è come per le cene ufficiali: nascono al di fuori delle cene.

    Verissimo però che non c’era ricambio e gente nuova: o se c’era se ne stava zitta zitta da una parte, in gruppetti molto chiusi. E allora che festa è?

  18. Forse ci si aspetta troppo dai blog e dai blogger. Io al mio strano incrocio tra attenzione per l’informazione e per il marketing da questi incontri non mi aspetto mai che salti fuori qualcosa di interessante in termini di contenuti, ma di relazioni sì. E’ interessante non tanto che Bernabè abbia avuto voglia di incontrare i blogger (ormai), ma la sua trasparenza e voglia di affermare alcuni punti importanti mi ha colpito, come in incontri simili mi hanno colpito altri manager.
    Il privilegio di non aver niente da dire, comunque, non è poco. Non perdono invece l’ingenuità di molte posizioni.

    Sulla BlogFest e sul “sempre gli stessi” sono meno d’accordo: mi ha colpito al contrario il piccolo miracolo di una rete di reti in cui tutti hanno dei nodi stretti in cui accucciarsi, se poi gli hub sono sempre gli stessi e sono più visibili è nella natura delle cose. Al FashionCamp metà degli interventi sono stati fatti da persone assolutamente fuori dai soliti giri, nel pubblico tanti amici, ma di tante realtà diverse. Distinguerei comunque il valore sociale dei blog (per me tuttora inestimabile) da quello di produzione di valore oggettivo, ma questo sta diventando un post e me lo vado a ruminare.

  19. Mafe, my dear, faccio finta di seguirti totalmente, ma anche sulle relazioni: siamo, sono, siete sempre le stesse persone. Ho detto 100, ma sono, siamo, siete meno. E ci vediamo continuamente, e va benissimo. Ma secondo te Telecom e Microsoft hanno pagato alberghi e quant’altro per dare a te, noi, voi la possibilità di bere un buon (era buono?) Prosecco insieme?

  20. Non ci sono andata ma so che mi sarei divertita, e non avrei preteso altro.
    Non mi aspetto niente intellettualmente e politicamente da un consesso che è radunato dall’uso di un mezzo – e non dalle idee espresse in esso. Perchè come altri mezzi, esso riprodurrà l’intero arco delle umane possibilità. Il che include anche svariate teste di cazzo, svariate persone che non hanno intenzione di occuparsi delle cose di cui mi occupo io, svariate banalità. Anche soggetti in gambissima e interessantissimi e che si occupano di cose che mi piacciono o che politicamente la pensano come me – ma allora me li cerco PER QUESTO e non mi aspetto che, solo in quanto blogger, siano più fichi di altri. Come se la bloggeritudine davvero scavalcasse i fatti che vengono prima, e che costituiscono il nostro pensare.

  21. Pure io sotto copertura. Dunque, perché alcune blog star si degnano di commentare questo post di Marco Mazzei (numero non si sa quale nella classifica)? Questo e non un altro degli innumerovoli post critici sulla festa? Se la memoria da citinv non mi inganna (non ho voglia di cercare su google), Marco dirige una rivista di carta. Io faccio un bel commento, anche se critico e magari, prima o poi, ci scappa un bell’articolo su una rivista vera, di quelle di carta, che l’ego ne gode molto di più!

  22. Dividiamo i fronti.
    Le mie 100 persone non sono le tue, sono pronta a scommetterci: magari tra me e te (venendo dalla vecchia blogosfera) ci sono ampie sovrapposizioni, ma qual è il punto? Io continuo a fare nuove amicizie grazie ai blog, questo mi basta.

    Tu sai per esempio che a Riva c’è stato un Camp dei blog di Virgilio, un po’ sfotticchiato ma comunque frequentato? C’era anche qualcuno di Style (community), lì solo per parlare di moda e certo indifferenti alle blogstar, e potrei continuare.
    Non confondere ciò che leggi con ciò che è successo, non tu :-)

    Sul perché Telecom e Microsoft pagano, è il mio grande dubbio sulle relazioni pubbliche, che davvero a volte sembrano dedicate a far bere Prosecco a gruppi di persone selezionate con criteri evanescenti, di cui i blogger sono il caso meno grave.

  23. Mafe, sulle 100 persone il punto è che: poche. Sempre quelle. Anche molto meno di cento. Prendi gli eventi simili alla BlogFest dell’ultimo anno: uno zoccolo duro di soliti noti e poi a seconda dell’evento, un paio di esterni. Quando c’è così poco ricambio, c’è qualcosa che non funziona. Il fatto che tu faccia ancora amicizie in Rete mi sembra irrilevante ai fini del ragionamento: è di nuovo un fatto personale, che non tocca la comunità. Comunità dalla quale le idee non vengono più, e qui torno al punto: che cosa è successo a Riva?
    Poi mi fido della tua onestà intellettuale: non credi che la spocchia abbia totalmente preso il controllo della situazione? Non credi che la capacità di non prendersi sul serio si sia persa da qualche parte? Non credi che ci sia un drammatico allineamento ai canoni della – vecchia – comunicazione e del – vecchio – giornalismo?

  24. Ma guarda che io sulle basi del discorso sono d’accordo con te, ho espresso posizioni molto simili mesi fa (http://punto-informatico.it/2310672/PI/Commenti/nologo-dovere-tacere-dei-blogdrammi.aspx).
    E’ che sono una da bicchiere mezzo pieno, come dice la Terragni una “detective del buono”: in mezzo a fiumi di spocchia, ingenuità vergognose, arie da star di provincia mi si impone comunque (a Riva come altrove) la grande qualità umana che emerge dal calderone.

    Tu dici, è un fatto personale, ma per i blog sono sempre stati un fatto personale, che come tale influenza pesantemente la società in cui viviamo.

  25. C’è la sensazione che molti a queste “feste ” se la tirino e che abbiano la sindrome del marchese del grillo “io so’ io e voi non siete un c…”

  26. Della serie “io c’ero ma non conoscevo (quasi) nessuno”, sono statodavvero ad una Festa,ho partecipato a barcamp (per la prima volta!), ho conosciuto un sacco di gente che come me non conosceva il gotha dellablogosfera nostrana (penso facciamo tutti riferimento alla top10 di BlogBabel,vero?).
    Cose come lo show di Bernabe’ “salvatore della patria”, la casta dei blogger taggati in viola che mangiano e parcheggiano a gratis (quando la fraglia vela di Riva organizza i campionati fornisce i pass gratuiti per il parcheggio!), qualche sponsor un po’ troppo evidente e forse fuoriluogo… sono tornato a casa con un casino di feed rss di nuovi amici di tutta Italia, sto commentando su post di un casino di gente (cosa che prima non mi veniva cosi’ spontanea).
    E se ora mia mamma ha il suo blog sul quale in autonomia posta frequentati post di ricette, penso sia grazie anche a eventi come questi che fanno conoscere a qualche persona in piu’ cosa sia internet e cosa sia il web (quello vero, non solo culi&tette e partite di calcio rubate dallo streaming cinese).

    karlo

    PS: ma davvero qualcuno si aspettava qualche cosa di rivoluzionario dalla BlogFest?????

  27. Io non c’ero anche se ero stato tentato ad andarci, ma da quello che ho letto su vari blog concordo in pieno con quello che dici. Una delle cose che mi ha stupito, per non dire di peggio, il badge per i vip. Ho fatto bene andare QUI. Ciao.

  28. “Che cosa è rimasto di uno dei fari dell’essere blogger: il privilegio di non avere a volta nulla da dire? Adesso la blogosfera ha sempre qualcosa da dire, su tutto.”

    Ecco, appunto.. ;)

  29. io non ho visto grande qualità umana alla blogfest: ho visto l'”umana”, cioè tutto come fuori, non è che il il blogger sia un rivoluzionario né nelle idee né nelle relazioni. Per dire, io per conoscere gente ho dovuto inventarmi di fare le foto. Che poi mi ha divertito molto, ma solo perché alla gente piace essere fotografata. Ma senza? Erano tutti a gruppetti.

    Rivoluzionario il blogger era 8 anni fa o più, quando è nato ed erano pochi, ora è diventato di massa e con questo anche uguale agli altri comunicatori, specie i giornalisti: una puttana.

    Il giornalista è pagato in soldi e qualche beneficio, il blogger specie in benefici e qualche soldo.

  30. Mariolone,
    se ti riferisci a me, in quanto “blogstar”, lo ammetto mi ha beccato. Commento da Mazzei per avere un futuro gancio in Mondadori. (tornando serio il tuo commento mi pare un ottimo esempio di come il malpensare non e’ solo un venticello, ma spesso e’ un venticello scemo, anche se molto ascoltato. Forse con dinamiche del genere si spiega molto delle discussioni scaturite in questi giorni un po’ dappertutto dopo la blogfest)

  31. meglio fare blog, discutere la notizia, criticarla che andarsi a prendere un premio tra i soliti vecchi amici.

    a questo punto è meglio una birra gelata con gli amici veri e ciao ciao.

    la rete è confronto e apertura e quindi non riconosco il modo chiuso e un bel po’ restrittivo del Macchianera Blog Award

  32. è un post molto bello, questo, apre tante tante discussioni.

    io sono stata colpita da una cosa, più di tutte: il periodo in cui hai parlato dei blogger come dei nuovi giornalisti anziché come dei giornalisti nuovi.

    mi ha colpita perché tu hai precisato di riferirti ai blogger che fanno info-comunicazione, e allora a me è subito venuta voglia di domandarti: “per l’investimento di tempo ed energia che richiede l’info-comunicazione, ti sentiresti -realisticamente- di poter scommettere sull’emergere di figure nuove in assenza di forme di monetizzazione del loro lavoro nuovo?”

    io ho avuto la sensazione che, quello che tu hai descritto come una sorta di tradimento, sia semplicemente stata l’unica cosa l’unica che poteva accadere. perché il tuo discorso è nobilissimo ed io l’ho capito: ma se uno scrive scrive – e in tanti casi prende a fare sostanzialmente solo quello -, poi chi paga? in che modo costui potrebbe portarsi a casa la pagnotta, se non reinventandosi un (nuovo) giornalista il più possibile?

    credo di non dire un’eresia se sostengo che il blogging sia partito come “cazzeggio” per tutti. per alcuni cazzeggio era e cazzeggio è rimasto (leggi MA(NI)FE(STO) :P). altri il cazzeggio se li è risucchiati.. e allora vivaddio che “telecom e microsoft pagano”, vivaddio che ci sono le “relazioni pubbliche in generale” che costituiscono il grande dubbio di mafe, il grande dubbio mio e forse anche il grande dubbio tuo.

    perché è una storia vecchia, con nuovi protagonisti che poi non sono protagonisti nuovi. e questa storia continuerà.
    oggi ci sono fancazzisti imbottiti di nottate da groupies che qualcuno paga per andar dietro all’isola dei famosi, domani ci saranno fancazzisti imbottiti di nottate in second life che qualcun altro pagherà per andar dietro a walt disney.
    e va bene, assolutamente va bene.

    l’importante è, per chi può volerlo, conservare l’onesta intellettuale: 1) di chiamare le cose col proprio nome – come hai fatto tu in questo bel post -; 2) di investire sulle relazioni, che sono le uniche a poter far nascere circoli virtuosi dove circoli virtuosi non ce ne sono – come ci suggerisce quella inguaribile ottimista di mafe; 3) di fare noi, noi sempre in primis, e di guardare a qual è il contributo *costruttivo* che possiamo dare perché anche altri facciano – che è il motivo per cui ti domandavo come cacceresti, tu, un “giornalista nuovo” da un povero blogger :)

    il tutto senza mai prendersi troppo sul serio! :D precisiamolo, va’. ;) che non si sa mai.. eh! :)

  33. Mah, secondo me il problema è anche, molto semplicemente, che identificare una cosa come “la blogosfera” è come intitolare un corso universitario “Brevi cenni sul tutto”… nella blogosfera ci sono persone che aprono blog con gli intenti più diversi: professionisti, semiprofessionisti, cazzeggiatori liberi, gente che vede la rete come “mezzo” per farsi un nome ed approdare ad altro, gente che è già “altro”, ma tenta la rete per acquistare visibilità su di un nuovo mezzo, gente che è magari contenta di essere “altro”, non vuole uscire dalla sua vita normale ma usa il blog come occasione per farsi sentire. Personalmente non sono andata alla blogfest, e i resoconti che ne ho letto e me ne hanno fatto degli amici presenti non mi hanno entusiasmato, ma credo che fosse comunque, per quanto organizzata da parecchi “grandi nomi” della rete, una visione molto parziale di ciò che poi accade in rete davvero: come è riduttivo pretendere di avere una precisa visione di dove va il cinema basandosi sulla cerimonia degli Oscar, insomma… ;-)

  34. Ciao Valentina, capisco quello che dici e in parte condivido. Certo che tutti devono campare. A parte che ci sono un sacco di blogger, anche tra le “blogstar” che fanno altro nella vita e quindi stanno sulla Rete senza aspettarsi un ritorno economico, ma non sono io che ho scritto “la blogosfera incontra Bernabè”. Quel titolo a me fa pensare a un incontro tra un Ad e un gruppo di persone competenti, disinteressate, poco allineate, molto spontanee e per nulla spocchiose. Guarda tu stessa e dimmi che cosa ne pensi.
    Questi blogger che stanno dentro questa blogosfera (e certo, non tutti-tutti è ovvio, ma devo specificarlo?) hanno promesso di diventare una cosa nuova, una cosa che avrebbe cambiato il nostro modo di informarci e invece sono entrati nel sistema, quello che produce il vecchio modo di informarci.

  35. Massimo, francamente, non avevo neppure visto la tua risposta – avevo solo notato come fosse finita in alto questa notizia in BlogBabel. Ma come si dice: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”. Ma noi noi scemi (o ‘scemotti’ non ricordo – mi perdonerai se non ho letto con la dovuta reverente attenzione il tuo post) non conosciamo davvero il latino; facciamo solo il taglia e incolla da Google.

  36. Ciao.
    Leggo Mafe che dice “da questi incontri non mi aspetto mai che salti fuori qualcosa di interessante in termini di contenuti, ma di relazioni sì”.
    E mi chiedo: c’è bisogno di tutto questo ambardàn con tanto di sponsor per fare nuovi amici?

  37. Ma, euhm… c’è qualcosina qua che non mi torna…. Parti dicendo che t’interessano solo i blog legati all’info-comunicazione, e concludi dicendo, grossomodo, che la blogosfera è andata a puttane :-). Intanto l’errore logico mi pare palese, la ‘blogosfera’ in senso lato si occupa di tutto e di più, non solo di informazione, anzi a leggerti quasiquasi che la punta del diamante sia proprio quella nicchia informativa (dici?). Può anche darsi il caso in cui tu per blogosfera intendi il top 100 del blogbabel, in ogni caso, mi pare che un po’ di confusione sui termini ci sia. Poi, leggendovi mi sono chiesta di cos’è di preciso che si sta discutendo? di una manciata di persone che in fondo era già wannabe giornalista (beh, se apri un blog di informazione, suppongo la tua – tua o di chiunque, generalizzo – massima aspirazione nella vita non sia di fare l’idraulico), dopodiché alcuni si sono trovati a comportarsi in modo sospettosamente simile a quello dei cuginetti giornalisti ”’veri”’. Beh, direi che c’era da aspettarselo, e per rimanere sulle generalità banali potrei aggiungere che qualche vocetta fuori dal coro ci sarà sempre. Per il resto, francamente, visto la modalità eterea del mezzo non capisco perché una banda di blogger non possa avere il diritto di trovare divertente incontrarsi dal vivo dopo tanto di scambi quotidiani virtuali, veramente, mi sfugge. Forse l’errore, tuo, in fondo, è stato di pensare che il blogfest fosse un evento, una notizia. Magari semplicemente non lo era, per cui non c’era manco nient’altro da raccontare che il piacere di trovarsi. Tutto questo detto da una che non c’era :-)

  38. Boh mi sembra tanto facile avere un’idea della situazione: o la Blogosfera è l’insieme indistinto dei blogger e delle loro conversazioni, indipendentemente dal tema trattato, oppure la Blogosfera è quella che considera solamente le 100 persone che fanno le star e si conoscono/parlano tra di loro (con pregi e difetti), ritenendole rappresentative della totalità.
    In Italia è, evidentemente, il secondo caso in cui sono sempre le stesse “voci” a raccontarsela e di certo le più lontane dall’essere “disinteressate, poco allineate, molto spontanee e per nulla spocchiose”.

  39. Chiedo scusa se non ho letto tutti i commenti precedenti ma voglio dire la mia su questa questione.

    Innanzitutto credo di aver letto delle contraddizioni: prima dici che i blogger si comportano come i giornalisti, poi che quando si incontrano conversano soltanto senza idee nuove.

    Onestamente credo che la blogosfera sia una grande forza perchè si esprime su degli argomenti comuni quando può. Io non sono una blogstar ma quando ho conversato con Luca Conti o con Nicola Mattina, tanto per citarne due, ho trovato sempre persone disponibilissime aperte al confronto e alla condivisione di informazioni.

    La blogfest è stata aperta a tutti, blog o non. Non c’era bisogno di un invito espresso per parteciparvi e se hanno partecipato solo le stesse persone non è certo colpa di quelle persone ma di quelle che hanno deciso di fare a meno della blogfest, e voglio sottolineare che io non ho partecipato per motivi organizzativi.

    Non credo che ci sia questa deprimenza descritta nell’articolo. Se qualcuno si sente escluso dalla blogosfera forse questo qualcuno non ha mai pensato o avuto l’esigenza di prenderne parte. I blogger, eccetto alcune rare eccezioni, esprimono sempre il loro punto di vista senza avere qualcuno alle spalle che condizioni le loro scelte.

    Dal mio punto di vista non vedo tutta questa desolazione.

  40. Che la blogosfera italiana non abbia più nulla di nuovo da proporre mi sa di ingenua generalizzazione. Guardate il lavoro di Marco Montemagno con il suo Codice Internet, da settimane per le strade di Milano a diffondere Internet alla gente comune; tutto questo mica lo fa da solo, ma supportato da esperti e/o bloggers.
    Eventi come la BlogFest sono, vero, anche un ritrovo tra amici, ma è giusto che lo sia, come per tutte le rimpatriate di una determinata categoria di persone. Ma non è giusto dire che si tratti unicamente di quello, e lo dico perchè l’ ho sperimentato in prima persona, alla BlogFest come in altre occasioni.
    E per chi parla di blogosfera come di una casta chiusa, direi che è anche il momento di finirla: ho 19 anni, da mesi ho iniziato a frequentare eventi risevati/”popolati” dai blogger e non mi hanno ne mangiato ne alienato ne piacchiato e riamandato a casa. Chi parla della blogosfera (intesa come quei 30-40-50 bloggers di spicco italiani) come di una casta chiusa dovrebbe prima cercare di capire cosa la blogosfera sia, e solo a quel punto tirare le somme e dire se è o non è chiusa. Ora come ora vedo tante accuse, tutte trite e ritrite, superficiali come poche e indice di scarsa voglia di “sbattersi”: e allora l’ accusa è la scorciatoia migliore.

    G.

  41. Mah… Io sono andato ad un solo BarCamp in vita mia, quello sotto casa (ZenaCamp) ed ho capito che, di quegli eventi, mi piacciono le relazione sociali. Il resto non mi interessa molto. Faccio un altro mestiere e quello voglio cotinuare a fare.
    Ecco perche’, della BlogFest, mi e’ spiaciuto non poter accogliere l’invito di MCC alla sua festa in giardino. Mi e’ spiaciuto proprio.

  42. Alcuni nostri grandi così avrebbero definito i blogger italici:

    – Uno (che) il coraggio non se lo può mica dare (Manzoni)

    – Tiene famiglia (Flaiano)

    …l’umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà… (Sciascia)

  43. Concordo su tutta la linea anche se con inaspettata amarezza. Sono un po’ all’antica io… I raduni (o come vogliamo chiamarli) si fa “alla romana”, servono ad appiattire le “differenze”, non per marcarle.

    Forse quando girano troppi soldi e sponsor il senso stesso dell’incontro viene stravolto.
    E allora ho fatto bene a non esserci (potuto) andare.
    A.

  44. Cavoletto, proprio tu: anche nel tuo settore secondo me sta succedendo la stessa cosa. Prima il piacere di raccontare la cucina, una ricetta, un ristorante, con un linguaggio nuovo, con foto più fresche, poi sempre più la tendenza ad assomigliare all’informazione tradizionale e a strizzare l’occhio a questa o a quella marca di pasta.
    La mia tesi è sempre quella: la blogosfera sempre più non è quella che viene chiamata blogosfera, e quella che viene chiamata blogosfera ha oramai esaurito la propria spinta creativa, mettiamola così.
    Quanto all’iniziativa di Montemagno, che ha fatto in questi anni un grande lavoro di divulgazione, è interessante e sono curioso di vedere come andrà avanti. Certo, anche qui, se leggo i nomi di chi partecipa ai primi incontri…

  45. ….quindi…insomma….credo di aver inteso che….anche stavolta la rivoluzione è iniziata per strada ma si è fermata al buffet. Meno male, non avevo niente da mettermi.

  46. E’ così; l’ho scritto decine di volte negli ultimi due anni.

    La blogosfera è lo specchio dell’italia che fa innovazione tornando al passato. In altri paesi la blogosfera è la vera spina al fianco dei politici, in Italia no.

  47. anche io arrivo in ritardo: sono convinta, come dice bene Maistrello nel suo libro, che la blogosfera sia la somma di tantissime periferie. Io sono ormai 3 anni che ho un blog, c’ho anche una serie di lettori che mi seguono e leggo una serie di blog. Nessuno di questi fa parte del giro dei barcamp e delle blogfeste e raduni vari. Ciònondimeno cerchiamo di informarci a vicenda, raccontiamo storie e sperimentiamo. Secondo me la blogosfera diventa ridicola quando emula seriosamente la carta stampata e la realtà (con le sue gerarchie) e in certi settori sta succedendo proprio questo: ci sono i blog di serie a e quelli di serie b e tutti i blog di serie b fanno la corte per qualche autografo.

    Insomma, questo è proprio triste mi vien da ridere. trovo molto più interessante chi si prende meno sul serio.

    però per fortuna si può scegliere di non andare alle feste e di non leggere certi blog…
    un lusso che mi riserbo con gusto

    bellissimo post

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