ViaDelCamp, che in fondo in fondo è come noi: selvatico

Questo non è un post su ViaDelCamp: troppi parenti e amici a organizzarlo per essere credibile se ne dico bene; troppi parenti e amici a organizzarlo per essere credibile se ne dico male. Dirò solo: noi siamo stati bene. La formula è interessante, ma per davvero.

Infatti, dicevo, questo non è un post su ViaDelCamp (i veri post li stanno scrivendo altri e le vere foto sono su Flickr), ma solo qualche riga su Genova. Ogni volta che ci vado torno con l’idea che sarebbe un gran posto dove vivere, nonostante sia in Italia (ma è davvero in Italia?), e con una certa malinconia, di quelle che non spieghi e che cerchi semplicemente di assaporare fino in fondo, ché a quello servono.

A viverci, perché? Vediamo:

  • di gran lunga la città d’arte italiana più sottovalutata e meno considerata: dovendo fare un ragionamento da un-tanto-al-chilo forse non vale Roma, ma vale Firenze, Venezia, eccetera; e ViaDelCamp serve anche a scoprire angoli che non conosci, e dei quali adesso sai tutto, o quasi (e per questo che ne dobbiamo fare presto un altro, di ViaDelCamp);
  • qui l’arte è a ogni angolo, in mezzo al carugio che non ti aspetti;
  • e in mezzo a quel carugio, come in tutta la città, ci sono la musica e la poesia di Fabrizio De André: se stai qui, ti manca molto meno e ti sembra di incontrare davvero i personaggi delle sue storie, uno dopo l’altro;
  • la mostra su Fabrizio de André al Palazzo Ducale è strepitosa: allestimento avveniristico, un’esperienza di immersione totale nel suo mondo (peccato solo: troppa gente, audio pessimo);
  • a viverci perché qui si mangia non bene, oltre: il pesto, la focaccia, tutte quelle torte salate, la farinata; e vogliamo parlare delle pasticcerie?
  • noi abbiamo anche fatto shopping: comprato vere magliette marinare a Sottoripa (da Lucarda) e chissà mai quando le metteremo (vai verso i 50, ma ti pare la tshirt da marinaretto?) – scoprendo che non ci potremmo mai permettere, né noi né lei probabilmente, una mezza giornata di shopping con Blimunda, visto che prendiamo un po’ troppo alla lettera gli inviti a far girare l’economia; poi abbiamo solo ammirato le cravatte di Finollo, quelle con le iniziali ricamate usando le lettere delle bandiere marinare o altri simboli, ma prima o poi le compreremo;
  • gli hotel de charme esistono, e si chiamano Locanda di Palazzo Cicala
Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.

3 Comments

  1. Potevate citofonarmi. Alcune foto che ho visto su Facebook sono state scattate a 30 metri da casa mia, compresa la pasticceria che ti è tanto piaciuta… Genova: Sottovalutata? Vero! Bella? Sicuramente. Malinconica? Questo è certo. Manca un po' di apertura mentale e vige un facile ripiegarsi su se stessi. All'urlo di: Ci siam sempre trovati bene… Insomma, più che abbellirsi come una giovane donna in spolvero, si conserva, come una tardona di fascino. ;-) M

  2. …e pensa che non vi ho neppure portato a fare shopping-scarpe…! (E comunque: belle le cose che scrivi su Genova. Come di uno che l'ha capita).

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