Il senso della tristezza per la neve

Nevica. Chissà perché la neve genera più di ogni altro fenomeno meteorologico delle reazioni così sociali. Quando c’era mamma al primo fiocco partiva un messaggino. Poi ho spedito altri sms. Adesso guardo fuori dalla finestra e penso lo scrivo su Facebook. Ma non è la stessa cosa.

PS: questo blog sta diventando sempre più angosciante, me ne rendo conto – io poi non sono precisamente così, però qui mi capita di scrivere sempre cose se non proprio tristi, comunque pesanti

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.

6 Comments

  1. Il punto è che è normale avere pensieri tristi, pesanti, angoscianti, magari anche deprimenti. Per gli altri e anche per noi.
    Poi c'è gente che si sforza di ridere e sorridere e essere o per lo meno sembrare allegri. Ma che vuol dire. La polvere non la nascondi sotto il tappeto.

    Almeno, quel pensiero triste su internet resta lì. Certe volte fa anche bene. Certe volte no, ma son dettagli.
    La sostanza è che devi scrivere il cazzo che ti pare e farti meno paranoie.

    (La saggezza dell'uomo del sud)

  2. A me non pare angosciante e pesante, comunque mi piace così e, per questo, ti leggo da tanto (primo e -forse- ultimo post).

  3. sono periodi un po' tristi questi, ma la condivisione "solleva" un po'

  4. è un periodo di coincidenze. Sono in ufficio per definire un progetto: ne sto cercando il nome e digito Livigston perchè racchiude un sacco di cose e volevo poi tradurlo in qualcosa di commerciale. Entro qui e trovo il tuo scritto….. Mi soffermo e penso che nulla c'è di più vero nelle parole che hai scritto. Mi perdo guardando la neve fuori dalla finestra ed ascoltando il cuore che fino a questa mattina alle 3 e mezza mi ha lasciata sveglia. Lascio il mio passaggio e torno ad essere commerciale

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