La paura, che cos’è


L’Escadas do Carmo e l’Igreja do Santissimo Sacraento do Passo @ Pelourinho, Salvador Bahia

Viaggiando da solo l’anno scorso ho abbassato e di molto la mia soglia di attenzione rispetto al pericolo. Come se una minore capacità di difesa potesse essere compensata solo dall’assenza di difesa. Fate di me quello che volete, posti e città e persone del mondo. Questo mi ha dato una certa tranquillità nell’andare in giro di giorno e di notte, a Milano e fuori, senza dovermi preoccupare troppo delle circostanze e delle situazioni. Certo, a New York non sono andato a fare il pirla nel Bronx, ma il resto della città l’ho girato in lungo e in largo senza problemi e, soprattutto, senza paura. A Marrakech, poi, c’è stata la certificazione di questa modalità: abbandonarsi alla città come unico modo per viverla.

Anche per questo motivo il fatto di avere attorno gente, di essere abbracciato da ragazzini che vogliono una moneta, da quello che cerca di venderti fumo (la solita storia) o da chicchessia per qualsiasi ragione, ecco anche quel contatto fisico mi lasciava non indifferente, ma addirittura sereno. Insomma non mi veniva in mente di cercare il portafogli o di controllare dove fosse il telefonino.

Quella sera a Bahia, poi, c’era un’atmosfera di quelle che sono impossibili da raccontare: il tramonto, un vento fresco che portava via l’afa ma lasciava il caldo, la città antica del Pelourinho, i vicoli di ciotole, le case colorate, poca gente in giro, i lampioni quasi parigini che si illuminano uno dopo l’altro. Nessuna difesa è possibile in certi momenti. Camminavo per quelle strade e mi veniva foglia di aprire le braccia e farmi portare dal vento o dalle situazioni. Ecco perché quando davanti alla Igreja do Santissimo Sacraento do Passo quei due ragazzi mi sono venuti attorno io non ero preparato al pericolo. Mi sono lasciato abbracciare come sempre e solo quando ho visto e sentito la lama di quel coltello ho capito che cosa stava succedendo. Anzi, forse non l’ho capito fino in fondo nemmeno in quel momento: l’ho capito, l’abbiamo capito qualche ora dopo, il giorno dopo, lo stiamo capendo ancora oggi.

Quella lama ha provocato una ferita che avrà bisogno di tempo per guarire. La giornata successiva in spiaggia io ero teso come una corda di violino e sono passato dal pensare che niente fosse un pericolo a tutto può essere pericoloso, compreso il tipo col secchiello che viene a bagnare la sabbia attorno a te in modo tale che tu ti possa alzare senza ustionarti (poi ne scriverò). Ancora oggi, la ferita è aperta.
Correndo sulla Martesana l’altra sera ho incrociato un ragazzo “strano”, era tardi e non c’era nessuno, ho iniziato a correre così veloce che credo di aver battuto tutti i miei record, tipo che quel chilometro l’ho fatto a 4,10; e poi ancora tornando a casa ho sentito dei passi e mi sono girato 200 volte (bambina cinese con zoccoli rumorosi).

Sono molto innervosito da questa cosa, spero passi presto.

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.

3 Comments

  1. Passerà. La paura è una cosa molto umana, per questo ti innervosisce.

  2. Mi spiace della coltellata, ma come fai a correre con una ferita aperta? O intendevi "aperta" psicologicamente?

  3. Non è colpa del tuo aver abbassato le difese: certe cose succedono e basta, anche se stai molto attento o se sei diffidente.
    Qualche mese fa stavo tornando a casa da sola, di notte. Sono scesa dall’autobus e un tizio mi ha seguita, ha cercato di iniziare una conversazione e mi è rimasto attaccato fino al portone di casa. Se n’è andato quando mi sono attaccata al citofono. Ora mi rendo contro che da quell’episodio non sono più tornata a casa da sola, e non va bene.

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