Sono diventato una macchina della strada

Ieri sera ho ripreso la mia bici non fissa (a ruota libera), dopo un paio di settimane che non la usavo. A parte la sgradevole sensazione di essere impacciato come non mai, al primo semaforo ho capito che cosa vuol dire usare una bicicletta a scatto fisso.

È un semaforo cieco, quindi bisogna per forza rallentare un po’ per vedere se arrivano macchine; era rosso e quindi ho pensato-di-iniziare-a-rallentare: con la scatto fisso questo processo porta a un certo movimento delle gambe (non lo so spiegare, lo faccio e basta) e questo movimento porta a un rallentamento del mezzo. Ieri sera appena ho pensato-di-iniziare-a-rallentare le gambe non hanno trovato alcun ostacolo e quindi ho di fatto smesso di pedalare.

Smettere di pedalare mentre ancora il tuo cervello ti dice che quel movimento dovrebbe servire per frenare e quindi non ti fa portare le mani sui freni (che su quella bici ci sono e vanno usati) significa che invece di rallentare la tua velocità aumenta.

La faccio breve: sono passato col rosso al buio in modalità missile, e ci ho messo qualche minuto poi per riprendere il coordinamento di tutti i processi. Stai usando una bici che frena con i freni, non sei tu che freni.

Così, mentre pensavo a questo fatto di essere o non essere una macchina frenante mi sono accorto che è proprio questa una delle meraviglie dello scatto fisso: ti trasforma in una macchina della strada. Non stai guidando un mezzo, sei un pezzo del mezzo.

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.