Usa 2011: da Albuquerque (New Mexico) a Holbrook (Arizona)


Uno dei tratti più commoventi della Mother Road, nel Petrified Forest National Park: la strada è sotto l’erba, a ricordare il suo percorso ci sono solo i vecchi pali del telefono

Commovente, ho scritto. Non solo perché io mi sto prendendo la libertà di piangere a piacimento, e anche di ridere – ovviamente, ma soprattutto perché è il tempo che il vero padrone di questo viaggio. Il tempo che passa, il tempo che non ritorna, il tempo che cambia, il tempo che hai davanti.
Il tempo è il mio problema: trovare la velocità giusta, in particolare. Sono spaventato all’idea di guardare quello che ho alle spalle, ma credo anche non sia giusto corrergli avanti troppo veloce. A volte riesco a saltarci dentro e a trovare il ritmo giusto, ma più spesso lo guardo perplesso e finisce che lo supero, vado avanti avanti avanti e poi mi devo fermare per aspettare che arrivi.
Ecco, il tempo sulla Route 66 è tante cose insieme: il passato glorioso di una strada che ha cambiato (e creato, forse) l’America, poi quello degli anni spensierati dei viaggi attraverso il Paese, la lenta decadenza, il recupero per i nostalgici. Ci sono cose semplicemente vecchie, altre squallide, altre ancora abbandonate e basta, molte ricostruite: c’è il tempo in tutte le possibili varianti. Però solo qui nel Petrified Forest National Park c’è il tempo che dice: è finita, ma è giusto così. Non è più il tempo di quella strada e nemmeno delle sue caricature. Qui c’è quasi una sepoltura: semplicemente la terra si è a poco a poco ripresa la Mother Road e i pali del telefono, di legno, sono un bel modo per ricordarla.
Lo so che non sono stato capace di spiegare e forse non è nemmeno possibile, son momenti così intimi che poi quando li racconti finisci per sembrare un idiota o uno squilibrato, ma comunque: quando penserò alla Route 66 penserò a questo tratto silenzioso coperto dall’erba. Con gratitudine.

Da Albuquerque (New Mexico) a Holbrook (Arizona) – 5 agosto, 383 miglia (1.762 totali)

  • ponti su fiumi, già ma dov’è il fiume?
  • note americane: vedere una pattuglia della polizia che ferma una macchina è un vero spettacolo, prima è lì sul lato della strada che sembra quasi abbandonata, poi all’improvviso si accende tutta come un albero di Natale e scatta con un’agilità che non ti aspetti e in pochi secondi è alle spalle della vittima
  • Santa Fe/1: se possibile è ancora più finta di Albuquerque, con l’aggravante che se la tira – e parecchio
  • Santa Fe/2: gallerie d’arte e gallerie d’arte e artisti
  • Albuquerque e Santa Fe: alla fine non son male, cioè sembrano posti dove si vive bene, solo che essersi messe così tanto al servizio del turismo (radical chic, vorrei aggiungere) le ha certamente rovinate
  • note americane: il 98% dei deodoranti è in stick e neutro è un termine sconosciuto qui (per qualsiasi cosa, dallo yogurt al deodorante appunto)
  • dopo miglia e miglia di berline ordinarie, Suv e pickup, in questa parte del Paese si vedono più spesso macchine diverse: compaiono le europee, qualche colore, addirittura le decappottabili
  • tanto Vietnam, ovunque: ci sarà altrettanto Afghanistan tra 30 anni?
  • la rete cellulare migliora: fino a questo momento c’è sempre stata copertura (ho una sim T-Mobile), tranne che per qualche breve tratto tra Texas e New Mexico
  • l’Arizona, finalmente: il paesaggio cambia rapidamente, compare il rosso e lo scenario tipico di questo Stato fantastico disegnato dai fiumi e dominato dai Canyon
  • note americane: quando nello specchietto retrovisore compare la sagoma di un truck e decidi di lasciarti superare, puoi scommettere su che cosa sta trasportando quel bestione; si va dai motori di aereo alle cisterne e alle barche passando per intere case prefabbricate
  • i segni della crisi: pochi americani in giro, pochissimi per essere agosto e in questa parte del Paese; ancora più incredibile: pochi americani vecchi in giro, loro che di solito sono tra i viaggiatori più visibili
  • il Petrified Forest National Park non meriterebbe forse un viaggio apposta, ma questi alberi che sono diventati pietra e con colori bellissimi sono molto suggestivi
  • in tutto questo tratto del viaggio la Route 66 corre al fianco della I-40 e si può entrare e uscire di continuo: ci sono un sacco di agglomerati urbani (non riesco a chiamarli paesi o città, è impossibile proprio) e abbandonati o semi-abbandonati

Le foto del viaggio per ora le sto mettendo su Facebook, pubbliche, poi farò un album migliore

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.