Il sostegno del Corriere della Sera a #salvaiciclisti: ma anche no, grazie

Il giornalista Leonard Berberi ha scritto ieri sul Corriere della Sera quello che a mio parere è un pessimo pezzo sulla campagna #salvaiciclisti: La campagna a favore dei ciclisti che irrita automobilisti e pedoni. Dico pessimo perché non se ne capisce il senso: dare notizia delle reazioni negative alla campagna da parte di pedoni e automobilisti? Allora avrebbe forse dovuto sentire qualche associazione di categoria e non basarsi solo su alcuni tweet ostili (e lui stesso, parlando delle fonti sulle quali ha costruito il servizio dice: “Per carità. Si tratta comunque del «popolo del web». Un piccolo campione più o meno rappresentativo di questo Paese”). Segnalare lo stato di avanzamento della campagna e la mani-bici-festazione del 28 aprile a Roma? Allora forse le polemiche potevano essere solo citate come nota a margine e non diventare l’elemento centrale di tutto l’articolo.

Eppure proprio il giorno prima il direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, aveva twittato:

#salvaiciclisti, una iniziativa da sostenere, mandateci le vostre osservazioni e proposte. Grazie.

Alla faccia del sostegno. Per carità, ognuno può leggere la campagna come preferisce e può anche ovviamente dire che è sbagliata, però dovrebbe farlo con argomentazioni, dati, analisi. Se il sostegno del Corriere è il pessimo pezzo di cui sopra, ecco: grazie, ma del vostro sostegno ne facciamo volentieri a meno.

D’altra parte la storia è nota: il quotidiano inglese Times ha inventato Cities fit for cycling riempiendola di valore giornalistico, sociale, di crescita culturale e innovazione. L’ha inventata e sostenuta con ogni mezzo, mentre qui in Italia è stato un gruppo di blogger a farsene carico, ottenendo – è vero – risultati straordinari, ma che sono ben poca cosa rispetto a quelli che si sarebbero potuti ottenere col sostegno reale, con un endorsement pieno, da parte di un quotidiano come il Corriere. Per fortuna che c’è Repubblica, che fin dall’inizio ha seguito i passi della campagna e oggi ha una pagina permanente dedicata a #salvaiciclisti. Non entro nel merito di quale quotidiano sia da preferire, mi limito a osservare come la stessa notizia sia stata trattata in modo tanto diverso.

Infine, per rispondere nel merito, sempre ammesso che ne esista uno, all’articolo di Leonard Berberi, basta guardare il manifesto della mani-bici-festazione del 28: pedoni + bici = gente felice. Ci sarà sicuramente qualcuno a cui stanno antipatici i ciclisti, ma inventarsi una polemica non ha senso perché tutta la campagna e la manifestazione del 28 sono a favore della mobilità leggera, sono per le vittime innocenti della strada.

Update 17 aprile:
Il Corriere torna sul tema della mani-bici-festazione e di #salvaiciclisti con un articolo decisamente equilibrato di Alessandra Mangiarotti, che ringrazio: Come salvare i ciclisti
«Auto a 30 all’ora e incroci più sicuri»

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.

6 Comments

  1. Purtroppo ci sono molti analfabeti a cui è permesso scrivere sui giornali, spesso di cose che non comprendono.

  2. Purtroppo Twitter sta diventando “Il Bignami” di alcuni giornalisti, da dove attingere in modo frettoloso nozioni generiche su gli argomenti più disparati, senza poi verificare fonte e contenuto.

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