Sabato 28 giugno: vieni ad abbracciarmi?

Sabato c’è il Pride a Milano. Io sono piuttosto allergico alle feste di un giorno, soprattutto a quelle che servono per confinare in 24 ore temi che meriterebbero tutto l’anno, però per il Pride ho sempre fatto un’eccezione. Prima di tutto perché ricorda una ribellione coraggiosa, e anche violenta – sì, che ha di fatto aperto il cammino dei diritti per molti di noi, e poi perché ho sempre visto il Pride come un abbraccio. Tra chi con fatica e spesso con dolore ha vissuto uno o 100 giorni da emarginato e tra tutti noi e la città, dove abitiamo insieme a tutti gli altri, dove lavoriamo e studiamo e costruiamo relazioni e partecipiamo alla vita della comunità. La città dove paghiamo le tasse, anche.
Un abbraccio per tutti quelli che non si sono mai allineati allo stile dell’omosessuale normalizzato, e dichiarano quello che sono in ogni gesto della propria giornata. A loro, soprattutto, dobbiamo qualcosa e delle scuse per tutte le volte in cui abbiamo pensato che i diritti fossero un tema di comportamenti: ti accetto se ti comporti come un maschio eterosessuale, se cammini da uomo, se non hai atteggiamenti ambigui. Insomma, se sei uguale alla maggioranza.

Un abbraccio della città e alla città perché abbiamo ancora bisogno di essere abbracciati, anche i più fortunati tra noi: c’è ancora un sacco di gente che pensa che non siamo adatti a crescere dei bambini, che ci meritiamo registri separati per portare nella società le nostre famiglie, perché nel 2014 c’è chi ancora disegna ghetti e chi ci insulta in nome della libertà di espressione. Un abbraccio per tutte quelle discussioni nelle quali veniamo trascinati tra mille distinguo e precisazioni tra “non ho niente contro” e “ho tanti amici gay”. Poi si ride, ci si passa sopra, ci si arrabbia, dipende: alla fine resta un senso di amarezza e di stanchezza, che – ok – non sono un dramma, ma non è giusto. Ecco, è tutto qui: non è giusto.

Milano è avanti anni luce rispetto a tante altre città d’Italia e proprio per questo secondo me è pronta per un abbraccio più grande: spero che sabato ci siano tanti eterosessuali, tante famiglie quali che siano, tanti bambini, tanti ragazzi. Tanti che non sentano il bisogno di specificare che sono etero, e che aiutino anche noi a superare le nostre divisioni. Tanti che non stiano ai lati della parata a ridere e fare fotografie, ma che ci stiano dentro, a ridere e a farsi fotografare.

Insomma vorrei che il Pride di Milano fosse quello di un altro mondo è possibile – e chissà che in tanti non si accorgano che noi questo mondo possibile stiamo cercando di costruirlo da tanto, e che ci fossero tutte le persone più belle di questa città.

Se vieni e vieni in bici, con i pattini, con lo skate, come ti pare, l’appuntamento per il Pride con le ruote a trazione umana è alle 16/16:30 nella zona del Bike Mi di piazza Duca d’Aosta (guardando la Stazione Centrale, sulla destra). Il corteo partirà alle 17 e sarà aperto proprio dalla pattuglia ciclo-pattinatrice.

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.