Le mie prime 12 case e quelle cose che mi ricordo e aspetto la tredicesima

Stasera mentre chiudevo una scatolone ho pensato: ma te le ricordi tutte le case nelle quali hai vissuto? Non me le ricordo tutte e non mi ricordo tutto, però qualcosa sì:

  1. la prima casa non si scorda mai (o il primo amore?), ma io me la sono scordata la casa dove sono nato, in Maremma: so che era un pomeriggio buio e tempestoso e che c’era una monetina per l’ascensore e che ai tempi si nasceva spesso in casa;
  2. era vicino a via Gluck, quando via Gluck era ancora quella via Gluck e Milano quasi finiva lì: mi ricordo un grande tavolo rotondo, che poi ho sempre rimpianto perché i tavoli rotondi sono più intimi e caldi, e mi ricordo un bagno rosa e nero, e tanti mobili anni Settanta, forse perché erano gli anni Settanta;
  3. da una periferia all’altra, al nord della città in uno di quei complessi ricoperti con le piastrelle lucide, la casa dove sono cresciuto, dove sono successe quasi tutte le prime volte, dove c’era una grande mansarda e ogni tanto ho pensato potesse essere quella casa mia;
  4. nell’hinterland di Milano, che se uscivi prima delle 7 alla mattina in 10 minuti eri in viale Zara, se uscivi dopo le 7 addio: c’era tanto spazio dentro e fuori e c’era tanto verde e Kojak era contento, ma l’hinterland di Milano fa schifo;
  5. mi piaceva quella casa con tante strane stanze, mi piaceva quella zona di Milano dietro via Sammartini, mi è piaciuto quando ho buttato giù un muro per far passare una lavatrice, e c’erano quelle tende da terrazzo verde scuro che ci sono in un sacco di case e fanno tanto Milano in agosto;
  6. la mia prima casa da solo, piccola piccola, strapiena di cose che non ci si muoveva e strapiena di gente quasi sempre, in quella fase in cui sono stato così stranamente socievole, e tutte le biciclette che mi hanno rubato dal cortile e che chic abitare dentro un teatro e non so perché mi piaceva quel quartiere così borghese e centrale e residenziale;
  7. la nostra prima casa insieme, una parete tutta arancione e la vista della Madonnina e quando capisci che cosa vuol dire una famiglia;
  8. lo stesso palazzo, un trasloco sotto il diluvio, dalla Madonnina alla piazza con San Francesco: forse una casa che non mi è mai piaciuta per davvero, ma son cose che si sanno sempre dopo;
  9. una piccola casa, anzi una stanza sulla Martesana: trovarsi lì con il portatile e una valigia e scoprire che tutte quelle cose e tutti quegli oggetti ecco forse anche no, non sono così importanti e che poi la cosa più bella di una casa è quando chiudi la porta alle tue spalle, per uscire;
  10. la mansarda con il terrazzino, in fondo a viale Monza: ero l’unico italiano del palazzo, la domenica sulle scale c’erano i profumi di tutte le cucine del mondo e chissà perché me ne sono andato così presto;
  11. in un loft quando i loft non sono più di moda, e quando d’inverno dormi sotto zero e d’estate sudi anche a respirare capisci perché, però poi non riesci più a pensare a una casa fatta di stanze e di pareti, e lo spazio ti fa sentire libero e questo quartiere alla fine della città che una volta era in un’altra città è davvero magico anche se in autunno è triste proprio triste oppure forse è magico proprio per quello;
  12. e non lo so come sarà questa nuova casa, che sarà un’altra casa insieme e sempre qui fuori dal mondo, e tante biciclette: spero di poterla ricordare come la casa che abbiamo cambiato tutti i giorni.
Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.

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