Un altro viaggio americano: Burlington

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Da New York a Burlington, nel Vermont.

Quando, qualche viaggio fa, abbiamo comprato il navigatore per evitare di regalare ogni volta migliaia di dollari ai car rental, ci siamo chiesti: come mai ci sono modelli da 80 euro e modelli da 200 euro? Lo abbiamo capito nei viaggi successivi, quando ci siamo trovati ad affrontare la modalità panico, più di una volta e sempre con lo stesso copione:

  • percorso tracciato, tempo e chilometri proposti dal navigatore, che noi chiamiamo Tommy, compatibili con altri visti su Google Maps o sulle cartine, si parte
  • autostrada
  • improvvisa uscita dall’autostrada, chissà perché
  • molto traffico, tante case
  • strada provinciale
  • improvvisa deviazione dalla provinciale, chissà perché
  • sparisce il traffico
  • strada secondaria
  • spariscono le case
  • imbrunire, tramonto
  • cellulare: no service / solo chiamate di emergenza
  • strade di campagna
  • radio ko, nessuna stazione disponibile
  • buio
  • sterrato
  • panico e bestemmie
  • lite furibonda cercando di ricordare chi avesse scelto di comprare _quel_ modello di navigatore
  • arrivo a destinazione, senza capire esattamente come

Anche questa volta è andata così, con la variante del segnale Gps perso sotto uno dei tunnel di New York e conseguente ingresso in autostrada a caso: non credevo che uscire dalla città fosse un’esperienza così estrema, ma tant’è; ci abbiamo impiegato quasi un’ora a lasciarci la Grande Mela alle spalle.

La nostra destinazione raggiunta appunto senza-sapere-bene-come era Burlington, nel Vermont. Sede della locale università è evidentemente una cittadina universitaria, piena di giovani e di movimento e di vita. Siamo però un filo fuori stagione e quindi oggi direi quasi nulla di tutto ciò: si percepisce il potenziale, resta un discreto magone da cittadina americana in riva a un lago. Tempo fa siamo stati in un altro posto teoricamente simile, a Boulder, in Colorado – altra sede della locale università, e sempre fuori stagione, ma il piglio della cittadina e il clima erano completamente differenti: vibrazioni positive laggiù al posto del magone di qui.

Il viaggio da New York a Burlington è una strada in mezzo a foreste più o meno grandi, senza soluzioni di continuità: bello, per carità, ma due palle colossali. Per fortuna appunto il nostro navigatore ha reso le ultime due ore di viaggio più emozionanti, portandoci ad attraversare località fantasma lungo le rive di laghi e laghetti altrettanto fantasma: deliziose casette americane isolatissime, prati perfetti, auto nel garage e NESSUNO in giro. Alle 6 del pomeriggio sembrava ci fosse appena stata un’esplosione nucleare, ipotesi che doveva essere scartata solo per la maestosità e la perfezione della natura circostante. Dove fossero tutti non si sa. Noi poi ci siamo distratti perché passando dallo stato di New York al Vermont cambia la segnaletica stradale, i cartelli diventano verdi, le indicazioni sono tutte più eleganti e con uno stile diverso.

Io tra l’altro col Vermont e il New England qui attaccato ho un conto aperto da anni: il foliage all’inizio dell’autunno. Una di quelle cose che sai di dover fare prima o poi, anzi più prima che poi e invece non riesci mai a fare e pensi che alla fine non ce la farai mai.

Detto questo, se proprio non dovete fare qualcosa di importante a Burlington potete anche non venire.

Il racconto di questo viaggio: un altro viaggio americano / #uava

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.