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	<title>Livingston, il blog di Marco Mazzei &#187; mylife</title>
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	<description>On line since 2001, on life since 1964 (aka marmaz)</description>
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		<title>Smetto di fumare, ma non è un post del maggio 2005</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 18:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Faccio solo un tiro, che cosa vuoi che succeda? È iniziata più o meno così, faccio un tiro oggi e uno domani. Poi ho cambiato casa e si può stare fuori e ottobre è stato mite e c&#8217;è un tavolo e una sedia e la sera è perfetto per stare lì con un libro o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio <strong>solo un tiro</strong>, che cosa vuoi che succeda? È iniziata più o meno così, faccio un tiro oggi e uno domani. Poi ho cambiato casa e si può stare fuori e ottobre è stato mite e c&#8217;è un tavolo e una sedia e la sera è perfetto per stare lì con un libro o con l&#8217;iPad e un bicchiere di vino e davvero manca solo una sigaretta. E così ho preso la bici e sono uscito a cercare un tabaccaio e mi sono comprato il tabacco, le cartine, i filtri, un accendino. Che bello stare lì fuori con l&#8217;iPad e il vino e farsi una sigaretta. Che bella quella <strong>manualità</strong> e che cosa perfetta per chiudere la giornata. Tanto una alla sera che cosa vuoi che sia?</p>
<p>E poi è arrivato un giorno storto e dopo ne sono arrivati altri e non ho più aspettato la sera e la sedia e il vino e la manualità: fumavo e basta.</p>
<p>Così <strong>come un idiota</strong> ho ricominciato, dopo sei anni e mezzo. Una cosa che non credevo sarebbe mai successa, eppure. E soprattutto non credevo sarebbe mai successa sapendo che chi ricomincia passa sempre da quel &#8220;che cosa vuoi che succeda&#8221;. Smettere mi era sembrata una vittoria e un momento di crescita, ricominciare è stata decisamente una sconfitta. Che ho fatto fatica ad accettare, e anzi credo di non averla affatto accettata perché ogni volta che mi vedo in uno specchio mi dico che sono un cretino. Una sconfitta tanto umiliante, peraltro, che non l&#8217;ho detto a nessuno perché mi vergognavo. Quindi ho fumato <strong>di nascosto</strong> oppure di sera, una sigaretta dopo l&#8217;altra.</p>
<p>Poi ho iniziato a sentire odore di fumo sui vestiti e sulle mani e trovare tabacco nelle tasche e sentire puzza in casa e avere molto meno fiato per correre. Mi sono rivisto in quel tunnel e tra i disperati che fumano dentro gli aeroporti, in quelle stanze dove fa impressione anche solo pensare di entrare (e dove ovviamente sono finito anch&#8217;io) e a dipendere dall&#8217;apertura di un negozio eccetera. Mi sono visto invecchiare di colpo: tanto smettere forse mi ha permesso di ringiovanire un po&#8217;, altrettanto ricominciare mi avrebbe fatto prendere tutti i miei anni e forse anche gli altri. Mi sono ritrovato con quella tosse da fumatore. E forse un po&#8217; di fatica in più a fare quella salita con la bici.</p>
<p>Quindi ok, ci <strong>riprovo</strong>. A smettere, intendo. Però son quelle cose che al di là del danno e della stupidità ti lasciano proprio, come ho detto, sconfitto. Perché adesso so che come è successo questa volta potrà succedere ancora. E perché è stata una debolezza che non mi sarei aspettato. E che sarà un inferno, essendoci già passato e ricordando quanto mi è costato. Quindi comunque vada a finire è stata una cosa davvero stupida che lascia un segno profondo e dovrò buttare quello specchio perché altrimenti una di queste mattine lo prendo a testate.</p>
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		<title>Il mio 2011, perché centoquaranta caratteri non bastano</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 13:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[e la conosci questa sensazione / questo senso di vuoto senza una ragione È stato l&#8217;anno iniziato con la gente vestita di bianco sulla spiaggia di Rio e di quei giorni pieni di sole e di pioggia e di caldo che mi son portato dentro per tutti gli altri mesi e anche adesso, l&#8217;anno dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>e la conosci questa sensazione / questo senso di vuoto senza una ragione</p></blockquote>
<p>È stato l&#8217;anno iniziato con la gente vestita di bianco sulla spiaggia di Rio e di quei giorni pieni di sole e di pioggia e di caldo che <strong>mi son portato dentro</strong> per tutti gli altri mesi e anche adesso, l&#8217;anno dei <strong>tatuaggi</strong> e del gusto di fare un regalo al proprio corpo, l&#8217;anno della riscoperta di Milano e della politica e della partecipazione e <strong>un maggio fantastico</strong> ed emozionante con tante persone belle, l&#8217;anno di un nuovo lavoro e cose da imparare e il <strong>confronto</strong> con esperienze diverse, l&#8217;anno delle stagioni che ci sono state per davvero e una primavera di luce e anche l&#8217;autunno mite e nebbioso, l&#8217;anno in cui non ho guardato nemmeno una partita di calcio e ho buttato la televisione e adesso <strong>non capisco</strong> molte delle cose di cui la gente parla, l&#8217;anno di un viaggio lungo e solitario per <strong>le strade d&#8217;America</strong> pensando di trovare anch&#8217;io la mia e mi sa che ho proprio bisogno di un navigatore, l&#8217;anno di allegre pattinate per la città e di ritorni a casa a tarda notte senza aver imparato a frenare e grazie perché <strong>qualche volta</strong> qualcuno mi ha raccolto per strada, e &#8220;strada&#8221; lo continuo a scrivere perché è stato il suo di anno, l&#8217;anno di un certo distacco dal mondo e forse dalle persone e la consapevolezza di essere considerato a volte uno snob o uno stronzo perché non ci sono non mi faccio sentire non rispondo, l&#8217;anno di <strong>un&#8217;altra nuova casa</strong> e magari è quella giusta perché è come stare lontano da tutto ma tutto è poi molto vicino e i vicini sono davvero matti, l&#8217;anno di nuove abitudini e pensare che le odio le abitudini e poi ci casco sempre, l&#8217;anno di tante <strong>conversazioni</strong> sparse di qua e di là e a volte l&#8217;ho trovato esaltante e altre volte faticoso e snervante con la voglia di prendere due tazze di tè appoggiarle sul tavolino e regalarsi un paio d&#8217;ore di fila di parole senza distrazioni, l&#8217;anno delle cravatte strette e corte, l&#8217;anno di alcune cose veramente stupide fatte senza pensarci e se non le voglio scrivere è perché in fondo ci penso sempre e vabbè, anche per questo l&#8217;anno in cui avrei dovuto imparare a perdonarmi, l&#8217;anno passato a leggere le cose del mondo su Twitter e a immaginarmi come potevano essere certe piazze e certi momenti.</p>
<blockquote><p>e la conosci quella tentazione / quella voglia di fuggire senza una ragione</p></blockquote>
<p>Ma è stato soprattutto l&#8217;anno della bici e se la nomino solo in fondo ci sarà un perché: il piacere intimo di fare una cosa solitaria a tratti, con tante persone attorno il più delle volte e persone così diverse tra loro e il senso di appartenere a una tribù che sta cambiando la città e lo sta facendo con gesti semplici e con le gare e con le gite e con i pomeriggi ad armeggiare con telai e corone. Insomma, grazie.        </p>
<blockquote><p>e la conosci bene questa sensazione / è una specie di ottimismo senza una ragione </p></blockquote>
<p><em>Brunori Sas &#8211; <a href="http://www.youtube.com/watch?v=5e6TfZwqzuU">Una domenica notte</a></em></p>
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		<title>Un post privato</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 00:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160;Ci sono le parole, che pensi di saper usare. E anche le parole, che pensi di poter scrivere. E ancora le parole, che conosci una per una. E ci sono i momenti, i giorni, le settimane che non riesci mai a metterle insieme. Poi ti ricordi che una volta le scrivevi, e basta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/DSC01644.jpg"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/DSC01644.jpg" alt="" title="Maui, 2007" width="1024" class="alignnone size-full wp-image-5473" /></a><br />
<br />&nbsp;<br />Ci sono le parole, che pensi di saper usare. E anche le parole, che pensi di poter scrivere. E ancora le parole, che conosci una per una. E ci sono i momenti, i giorni, le settimane che non riesci mai a metterle insieme. Poi ti ricordi che una volta le scrivevi, e basta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>C&#8217;è una busta per te</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 19:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[papà]]></category>

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		<description><![CDATA[Dunque, dicevo, ho qui i diari di papà. In questo anno li ho letti a momenti, ma non li ho finiti. Sono lì sulla scrivania, li guardo sempre con curiosità e apprensione. Stasera mentre li stavo mettendo via per il prossimo trasloco mi sono ritrovato tra le mani la dedica. Anzi, le dediche. Ci sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2010/10/12/era-mio-padre-erano-le-sue-valigie/" title="Era mio padre, erano le sue valigie">dicevo</a>, ho qui i diari di papà. In questo anno li ho letti a momenti, ma non li ho finiti. Sono lì sulla scrivania, li guardo sempre con curiosità e apprensione. Stasera mentre li stavo mettendo via per il prossimo trasloco mi sono ritrovato tra le mani la dedica. Anzi, le dediche. Ci sono io, e va bene. Cioè non va bene nemmeno quella perché insomma leggere delle richieste di perdono per cose successe 50 anni fa mi ha lasciato così senza tante parole, tra l&#8217;altro perdono legato a un certo modo di essere nomade e irrequieto che evidentemente io ho ereditato in forma perfino più evoluta, però va bene. Quello che non va bene sono le altre due dediche, perché forse quelle persone avrebbero davvero bisogno di capire e di spiegazioni e di racconti, ma io non so se ho tanta voglia di accompagnarle in questo viaggio. Porterò i diari da qualcuno che li trascriva e poi preparerò due buste e poi deciderò se consegnarle a mano oppure spedirle.</p>
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		<title>Riconoscersi in una foto: sono io e sono quel momento</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 18:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fotografie]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblico poche foto mie, dove ci sono io, qui nel blog. Ce ne sono tante in giro per la Rete e su Facebook e su Flickr e su Picasa eccetera, ma qui poche. Combinazione negli ultimi post di questo periodo, invece, ho messo due immagini: il maggio di Milano e l&#8217;Europride a Roma. Le ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico poche foto mie, dove ci sono io, qui nel blog. Ce ne sono tante in giro per la Rete e su Facebook e su Flickr e su Picasa eccetera, ma qui poche. Combinazione negli ultimi post di questo periodo, invece, ho messo due immagini: il maggio di Milano e l&#8217;Europride a Roma. Le ho messe perché mi capita raramente di riconoscermi in una fotografia e invece in quelle due mi vedo proprio, sono io, sono io com&#8217;ero in quel momento. Non si tratta di venire bene o venire male. Dell&#8217;espressione, dei gesti, di altri elementi estetici: si tratta di <strong>fotografare un momento</strong>. Ecco, io guardo quelle due foto e vedo i momenti nei quali sono state scattate e mi ricordo di come mi sentivo e di che cosa pensavo. E vedo che cosa comunicano di me, anche se poi magari solo in pochi &#8211; o solo io &#8211; sono in grado di vederlo.</p>
<p>La <a href="http://www.mazzei.milano.it/2011/06/13/europride-2011-roma-hai-fatto-la-stupida-di-sera/">foto di Roma</a> non ha bisogno di didascalie: sono proprio io nel bel mezzo del mio viaggio (come generosamente la mia amica <a href="http://www.pm-10.net/">Susan</a> ha chiamato questi mesi, che altri invece definiscono di follia). Il colore della pelle, la faccia dipinta, la forma delle mani e quel modo &#8211; non professionale, ma appassionato &#8211; di tenere la macchina fotografica, il coriandolo, quei pezzi di stoffa al polso, gli anelli: mille parole e <strong>ore di racconto non potrebbero dire meglio come ero quel giorno</strong> e in quei giorni. E come mi sentivo, anche. Se qualcuno oggi mi chiedesse &#8220;come stai&#8221;, io gli risponderei con quella fotografia.</p>
<p>La <a href="http://www.mazzei.milano.it/2011/06/09/quellindimenticabile-primavera-di-milano-del-2011/">foto di Milano</a> è più facile, ma oltre a quel che possono vedere tutti c&#8217;è quel che posso vedere io: il tentativo di scrivere qualcosa di quel momento &#8211; sull&#8217;iPhone di corsa, prima che scappasse &#8211; la grande gioia, mai provata così e in un contesto così collettivo, un po&#8217; di stanchezza. E, stranamente, la serenità di sapere che stava finendo, ma era giusto così. Quella foto <strong>sarà per sempre il maggio di Milano</strong> e sarà per sempre il simbolo di un momento, di giorni e settimane, che non voglio che ritornino. Mentre lo scrivo mi accorgo che è strano, io e moltissimi di <em>noi</em> avremmo voluto che quel maggio non finisse mai più, tanto ero tutto così speciale. Invece no, in quella fotografia c&#8217;è un momento per farsi coccolare dal calore del sole di maggio e poi il tempo per guardare avanti. <strong>Forse è così che si cresce</strong> (<em>lo so che fa ridere parlare di crescere a cinquantanni, ma vedi le voci viaggio e follia qualche riga più sopra</em>), quando prendiamo una cosa bella, importante, emozionante e ce la lasciamo alle spalle, senza rimpianti. Quando non cerchiamo di riprodurla. È diventata nostra, non abbiamo bisogno di farla diventare un momento artificiale. Ecco, per dire, io vedo tutte queste cose in quella fotografia e per questo mi ci riconosco.</p>
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		<title>Quell&#8217;indimenticabile primavera di Milano del 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 12:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedì 30 maggio in piazza dei Mercanti (perché da quella piazza si passa sempre), mentre cerco di fare ordine tra le emozioni di un pomeriggio incredibile. Anch&#8217;io sembro poco credibile, ma la forza della campagna di Pisapia è stata anche la leggerezza, l&#8217;ironia, la capacità di non prendersi troppo sul serio anche quando si fanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/Schermata-2011-06-08-a-18.49.42.png"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/Schermata-2011-06-08-a-18.49.42.png" alt="" title="Alla festa per Pisapia" width="1179" class="alignnone size-full wp-image-5157" /></a><br />
<em>Lunedì 30 maggio in piazza dei Mercanti (perché da quella piazza si passa sempre), mentre cerco di fare ordine tra le emozioni di un pomeriggio incredibile. Anch&#8217;io sembro poco credibile, ma la forza della campagna di Pisapia è stata anche la leggerezza, l&#8217;ironia, la capacità di non prendersi troppo sul serio anche quando si fanno cose serissime.</em></p>
<p>Durante le settimane della campagna elettorale di Giuliano Pisapia ho provato a raccontare che cosa vedevo, che cosa mi sembrava stesse succedendo, che cosa succedeva effettivamente, accorgendomi poi che erano in realtà le mie impressioni sulla gente di Milano in quel periodo e poi su Milano in generale. Insomma, non sapevo mai da che parte incominciare.</p>
<p>Da settembre, dalla fine dell&#8217;estate del 2010 era chiaro che <strong>qualcosa stava cambiando</strong>. Per me era la bicicletta e <strong>quel senso di tribù e appartenenza</strong>, per altri erano la partecipazione e la musica, per altri ancora cose diverse, ma nell&#8217;aria a Milano c&#8217;era qualcosa di nuovo. Sensazioni, emozioni, momenti che hanno attraverso l&#8217;autunno e l&#8217;inverno, saltando fuori qua e là, per poi esplodere in primavera.</p>
<p>I milanesi si sono ripresi la città e <strong>hanno chiuso tre capitoli tragici in un colpo solo</strong>: gli anni di piombo, la Milano da bere e tangentopoli. Tre fasi diversissime della storia di questa città, almeno un paio di generazioni coinvolte, le stesse che sono state in giro durante la campagna. Un sacco di gente che per ragioni diverse aveva dei conti in sospeso con questo posto: Pisapia ha messo tutti d&#8217;accordo perché ha fatto vedere e raccontato la Milano che sarà. Perché ha chiuso con il passato.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=uJTFGzl23F8#t=1m48s">Libera, libera, libera Milano / oh Giuliano libera Milano</a></p>
<p>Il senso di liberazione che si respirava fortissimo il giorno dell&#8217;elezione in piazza del Duomo secondo me non raccontava della liberazione dalla Moratti o da De Corato, ma proprio della liberazione da quelle tre fasi della città e non è un caso che le persone della mia età o un po&#8217; più vecchie fossero le più <strong>euforiche e sinceramente emozionate</strong>: chi ha vissuto gli anni settanta, ottanta e novanta è arrivato all&#8217;appuntamento di quel lunedì con un peso quasi insostenibile. La cosa meravigliosa, adesso, è poter guardare avanti, al futuro.</p>
<p><iframe width="640" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/LnxHBvfnXJo?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Però è un futuro sul quale resterà sempre <strong>l&#8217;impronta di questa primavera</strong>. Sono state settimane irripetibili, piene di incontri, appuntamenti, momenti: uscivi di casa e sapevi che comunque da qualche parte in città stava per succedere qualcosa, di grande o di piccolo, ma qualcosa che diventava un&#8217;occasione per stare insieme ad altri. La città, le biciclette, la gente in bicicletta, la mia <a href="http://www.mazzei.milano.it/2011/02/22/la-bicicletta-ma-non-e-solo-quella/">bellissima tribù</a>, Giorgio Gaber &#8211; le sue canzoni sono state la mia colonna sonora:</p>
<ul>
<li>la libertà non è uno spazio libero / libertà è partecipazione</li>
<li>c&#8217;è solo la strada su cui puoi contare / la strada è l&#8217;unica salvezza</li>
</ul>
<p>E poi le <strong>fotografie</strong> di quei giorni: il concertone alla stazione e Vecchioni in Duomo, corso Buenos Aires chiuso al traffico la notte del primo turno e poi quella straordinaria biciclettata e il doppio arcobaleno di venerdì 27. Sembra quasi ci sia stata una regia, come se tutto, ma proprio tutto indicasse un momento speciale. E la primavera che non era così primavera da secoli e la gente che parla di politica ovunque e le signore di Sissi e i ragazzi del Leonka, insieme.</p>
<p>Che bella Milano, di notte. E chi aveva voglia di tornare a casa?</p>
<p>E poi gli aggettivi: emozionante, magica, bella, bellissima, speciale. Ma <strong>quando mai</strong> abbiamo sentito (e attribuito) aggettivi così a Milano?</p>
<p>È stato un <strong>maggio indimenticabile</strong> per me, pieno di cose arancioni in giro per la città, piena di pedalate notturne, pieno di musica e di sorrisi. Concluso con una <a href="http://tv.repubblica.it/edizione/milano/milano-il-popolo-arancione-di-pisapia-in-piazza-duomo/69439?video" target="_blank">notte che non posso raccontare perché non trovo le parole</a>: non ho visto gente così felice nemmeno l&#8217;anno scorso dopo che l&#8217;Inter aveva vinto la Champions.</p>
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		<title>Sono diventato una macchina della strada</title>
		<link>http://www.mazzei.milano.it/2011/05/19/sono-diventato-una-macchina-della-strada/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 16:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera ho ripreso la mia bici non fissa (a ruota libera), dopo un paio di settimane che non la usavo. A parte la sgradevole sensazione di essere impacciato come non mai, al primo semaforo ho capito che cosa vuol dire usare una bicicletta a scatto fisso. È un semaforo cieco, quindi bisogna per forza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ho ripreso la mia bici non fissa (a ruota libera), dopo un paio di settimane che non la usavo. A parte la sgradevole sensazione di essere impacciato come non mai, al primo semaforo <strong>ho capito che cosa vuol dire usare una bicicletta a scatto fisso</strong>.</p>
<p>È un semaforo cieco, quindi bisogna per forza rallentare un po&#8217; per vedere se arrivano macchine; era rosso e quindi ho pensato-di-iniziare-a-rallentare: con la scatto fisso questo processo porta a un certo movimento delle gambe (non lo so spiegare, lo faccio e basta) e questo movimento porta a un rallentamento del mezzo. Ieri sera appena ho pensato-di-iniziare-a-rallentare le gambe non hanno trovato alcun ostacolo e quindi ho di fatto smesso di pedalare.</p>
<p>Smettere di pedalare mentre ancora il tuo cervello ti dice che quel movimento dovrebbe servire per frenare e quindi non ti fa portare le mani sui freni (che su quella bici ci sono e vanno usati) significa che invece di rallentare la tua velocità aumenta.</p>
<p>La faccio breve: sono passato col rosso al buio in modalità missile, e ci ho messo qualche minuto poi per riprendere il coordinamento di tutti i processi. <em>Stai usando una bici che frena con i freni, non sei tu che freni</em>.</p>
<p>Così, mentre pensavo a questo fatto di <strong>essere o non essere una macchina frenante</strong> mi sono accorto che è proprio questa una delle meraviglie dello scatto fisso: ti trasforma in una macchina della strada. <strong>Non stai guidando un mezzo, sei un pezzo del mezzo</strong>.</p>
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		<title>Una fissa per la fissa: il primo giorno con la mia nuova bici</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 18:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia nuova bicicletta a scatto fisso davanti alla vetrina di Ciclistica Sono appena rientrato a casa con lei, dopo essere stato in giro tutto il pomeriggio. Lei non ha un nome e sinceramente spero di non arrivare mai al punto di dargliene uno, ma è evidentemente bellissima e se lo meriterebbe. Me l&#8217;hanno costruita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/IMG_1100.jpg" alt="" title="FixedMarmaz @ Ciclistica" width="2048" class="alignnone size-full wp-image-5109" /><br />
<em>La mia nuova bicicletta a scatto fisso davanti alla vetrina di Ciclistica</em></p>
<p>Sono appena rientrato a casa con lei, dopo essere stato in giro tutto il pomeriggio. Lei non ha un nome e sinceramente spero di non arrivare mai al punto di dargliene uno, ma <strong>è evidentemente bellissima</strong> e se lo meriterebbe. Me l&#8217;hanno costruita &#8211; con amore &#8211; i ragazzi di <a href="http://www.ciclistica.it/">Ciclistica</a>, che non si sono nemmeno posti il problema di montarmi la ruota libera: alle 15:00 facevo il mio esordio in modalità <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bicicletta_a_scatto_fisso">scatto fisso</a> sulla (ex) pista ciclabile di via Monte Rosa. Sono stato in giro per Milano più di 4 ore e adesso che sono a casa ho già voglia di uscire ancora e mi chiedo <strong>come ho potuto pedalare su altre biciclette</strong> negli ultimi 40 e rotti anni. Ecco, insomma, è un altro mondo.</p>
<p>Ancora mi devo abituare alle <em>gabbiette</em> (quelle cose sopra i pedali dentro le quali va infilato il piede e che lo tengono in qualche modo bloccato), che per ora mi sono sembrate la cosa più scomoda; peraltro in 4 ore ho tolto i piedi dai pedali solo una volta, quindi tutto sommato il problema non è drammatico. Ho tolto il piede dai pedali quando sono volato per terra come un pollo, da fermo, al semaforo. Non un semaforo qualsiasi: Porta Venezia. Tutto sommato credo mi porterà bene: mi successe una cosa analoga anni fa il primo giorno con la mia prima moto (un Honda Dominator, molto molto molto alto), quando volai per terra al semaforo di Buenos Aires perché non toccai per terra con il piede; mi aiutò una signora over 60, e nonostante quell&#8217;umiliazione poi sono diventato un discreto motociclista.</p>
<p>Il tema, comunque, è proprio quello: fermarsi e stare fermo. Quando vai, è tutto ok. La <strong>pedalata è incredibilmente armonica</strong>, senti davvero che diventi una cosa sola con la bici e con la strada, hai un controllo assoluto sul ritmo e sull&#8217;andatura. Quindi: bellissimo. Ecco, invece credo che per imparare a frenare davvero serva un po&#8217; di tempo. Oggi ho fatto tutti i percorsi possibili: strade deserte in zona Fiera, il Parco Sempione, le piste ciclabili lì attorno, via Dante e i suoi pedoni, piazza del Duomo, mi sono perfino buttato in corso Vittorio Emanuele per vedere che cosa succedeva: gestibile. Andando piano e contando sulla capacità di stare in equilibrio è tutto ok, mentre ancora non ho provato ad accelerare. Tornando verso casa su corso Buenos Aies (altro discreto banco di prova) ho comunque capito che il tema non sarà tanto frenare, quanto piuttosto capire quello che sta per succedere e comportarsi di conseguenza; non fermarsi, ma evitare.</p>
<p>E per chiudere con le prime impressioni sulla mia <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fixed-gear_bicycle">fixed gear</a>: visto che non puoi mai stare fermo e devi pedalare sempre, fai molto più movimento e fatica, infatti sono stravolto. Stravolto, ma contento.</p>
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		<title>Una giornata americana</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 16:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sono svegliato presto come al solito, anche se ho fatto tardi. Alle 10 ero già in giro in bicicletta a zonzo per la città. In queste improvvise giornate di primavera si è finalmente vista un sacco di gente in giro, le strade erano piene, i parchi, le zone attorno ai monumenti: a me piace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono svegliato presto come al solito, anche se ho fatto tardi. Alle 10 ero già in giro in bicicletta a zonzo per la città. In queste improvvise giornate di primavera si è finalmente vista un sacco di gente in giro, le strade erano piene, i parchi, le zone attorno ai monumenti: a me piace guardare le persone che prendono possesso degli spazi. Poi sono andato al Parco Sempione, ho posteggiato la bicicletta e ho corso per una decina di chilometri, insieme a un sacco di altri milanesi, e non solo. Infine, mi sono sdraiato sull&#8217;erba a prendere il sole, e mi sono un po&#8217; addormentato ascoltando <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BS0e-M6LewI">Please come to Boston</a> (<em>Please come to LA to live forever / California life alone is just too hard to build</em>). Una giornata come molte di quelle a New York l&#8217;estate scorsa, frenetica e pigra insieme, sempre con la bici vicina e la voglia di risalirci appena possibile. Certo, il Parco Sempione non è Central Park (e nemmeno Dolores Park), certo in giro si sente parlare padano e non newyorkese, certo ci sono il Castello e via Dante non l&#8217;Hudson e il Village, ma oggi forse ho iniziato a fare pace con questa città. In fondo non è colpa sua se sono qui, e non è colpa sua se ci rimango: lei fa quello che può e oggi non mi è sembrato così male.</p>
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		<title>Liberiamo la musica: Milano come mi piace</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 19:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi pomeriggio sono stato in piazza Fontana. Una piazza di Milano che dice tante cose di Milano: è oggettivamente brutta, resa ancora più brutta dall&#8217;albergo che hanno appena finito (io amo gli alberghi, sia chiaro, ma questo è freddo e inospitale &#8211; da fuori almeno), da quella fermata del tram, dal palazzo della banca; è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi pomeriggio sono stato in piazza Fontana. Una piazza di Milano che dice tante cose di Milano: è oggettivamente brutta, resa ancora più brutta dall&#8217;<a href="http://www.starhotels.com/hotel/rosa_milano/starhotels_rosa.php?idalb=9&#038;lin=1">albergo</a> che hanno appena finito (io amo gli alberghi, sia chiaro, ma questo è freddo e inospitale &#8211; da fuori almeno), da quella fermata del tram, dal palazzo della banca; è brutta come a volte Milano sa essere, però poi c&#8217;è quella cosa del ricordo, ci sono le targhe a Pinelli, in particolare c&#8217;è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Milano_-_Piazza_Fontana_-_Targa_Giuseppe_Pinelli_Anarchici.jpg">quella vecchia targa a Pinelli</a>, ci sono quei quattro alberi e una delle poche fontane cittadine. Una piccola piazza che ogni tanto si riempie di gente, mai tantissima, potrebbe essere di più, ma sufficiente per stare bene. Come oggi, alla manifestazione contro la chiusura della Casa 139 e a favore della musica: <a href="http://www.arcibellezza.it/circolo/liberiamo-la-musica/">liberiamo la musica</a>, ha detto qualcuno.<br />
Io ci sono andato per ragioni simili a quelle che mi hanno portato a <a href="http://www.mazzei.milano.it/2011/03/17/midnight-run-correre-di-notte-a-milano-panchine-permettendo/">correre l&#8217;altra notte al Parco</a>: perché sogno una città viva di sera e di notte. Sogno di vedere tanta gente in giro fino a tardi, a riempire le strade e non solo quelle di due o tre quartieri.</p>
<p>Come hanno detto giustamente oggi: non mi piace la Milano degli aperitivi e la Milano della movida, perché è la Milano che poi si chiude in casa presto oppure occupa quelle solite zone (corso Como, Brera, forse l&#8217;Isola, i Navigli, Porta Venezia), che per carità vanno benissimo &#8211; porta Venezia è sempre più bella &#8211; ma passaci un giovedì sera all&#8217;una di notte e vedrai. Uh, certo, il giorno dopo si lavora. Ecco, anche questo: sogno una Milano che sa ancora divertirsi senza sentirsi in colpa. Domani si lavora e forse sarò un tantinello rincoglionito ma quanto bene può fare anche alla mia produttività una serata in giro a sentire musica invece che in casa a rincoglionirsi davanti alla televisione?</p>
<p>Mi piace la Milano di Critical Mass e della tribù che va in bicicletta di notte perché è una Milano che si incontra senza darsi appuntamenti. Come è successo oggi: ci siamo trovati con un po&#8217; di quelli che vanno in bici ed eravamo lì senza nemmeno bisogno di dirci il perché. &Egrave; il senso di quel bicchiere di vino il giovedì notte in piazza Mercanti, mentre qualcuno suona la chitarra e qualche altro pensa alla giornata che lo aspetta, ma non scappa via e si lascia tentare da quell&#8217;ultima canzone.</p>
<p>Ecco, quando succedono queste cose anche una piccola piazza di Milano, con tanta gente ma non tantissima, mi fa venire voglia di restare. Almeno: non mi fa rimpiangere di non essere mai (o ancora) riuscito a partire.</p>
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		<title>Cose che starei scrivendo e che chissà perché non sto pubblicando</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 23:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque, qui in bozza vedo: Marrakech in a post Rio de Janeiro in a post Brasile in a post Napoli in a post Parigi in a post, un post su commissione una lettera (aperta) al mio amico Lorenzo quella cosa strana che vedo nascere e crescere per e nelle strade milanesi, qualcosa di simile a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque, qui in bozza vedo:</p>
<ul>
<li>Marrakech in a post</li>
<li>Rio de Janeiro in a post</li>
<li>Brasile in a post</li>
<li>Napoli in a post</li>
<li>Parigi in a post, un post su commissione</li>
<li>una lettera (aperta) al mio amico Lorenzo</li>
<li>quella cosa strana che vedo nascere e crescere per e nelle strade milanesi, qualcosa di simile a un Fight Club di quelli che vanno in bici, una tribù urbana piena di protagonisti, dalla sciura milanese a quelli dello scatto fisso, passando per Critical Mass</li>
</ul>
<p>A queste cose devo poi aggiungere:</p>
<ul>
<li>il racconto del mio incontro odierno con <em>la signora e il signor <a href="http://www.californiabakery.it/">California Bakery</a></em> che è stato divertente e interessante &#8211; a chiudere un <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/02/05/california-bakery-ascesa-e-caduta-di-un-mito/">vecchio contenzioso</a> e ad aprire una nuova storia con cose carine che forse faremo insieme</li>
<li>una festa per non festeggiare nulla che sto organizzando con molta fatica</li>
<li>quel giorno che ho messo un sacco di firme su dei fogli e, urca, ancora non me ne rendo conto</li>
</ul>
<p>Ecco, adesso vado a dormire più sereno.</p>
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		<title>Tante storie nel gelo di una notte a Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 00:13:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le uscite col gruppo Cabiria del Naga finiscono sempre nello stesso modo: le tasche piene di preservativi non distribuiti e la testa piena di pensieri. Delle loro storie, più che altro. Le storie delle ragazze che stanno per strada la sera. Adesso son qui che cerco di recuperare l&#8217;uso dei piedi (io vestito come lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le uscite col <a href="http://www.naga.it/index.php/cabiria.html"><strong>gruppo Cabiria</strong></a> del <a href="http://www.naga.it">Naga</a> finiscono sempre nello stesso modo: le tasche piene di preservativi non distribuiti e la testa piena di pensieri. Delle loro storie, più che altro. Le storie delle ragazze che stanno per strada la sera. Adesso son qui che cerco di recuperare l&#8217;uso dei piedi (io vestito come lo Yeti e loro praticamente nude al gelo dei campi attorno a Milano, questa è la fotografia) e mi passano davanti una serie di flash: lei arrivata in Italia quando ancora c&#8217;era la lira e che ha <strong>sistemato</strong> genitori, fratelli, cugini e parenti vari fino al terzo grado, &#8220;adesso ho voglia di divertirmi un po&#8217; e di viaggiare&#8221; &#8211; lei ci racconta dei tedeschi, che sono più spregiudicati degli italiani e vorrebbero sempre <strong>farlo senza</strong> preservativo &#8211; lei che a marzo <strong>smette</strong> e va a vivere col suo ragazzo &#8211; loro che nel frattempo sono salite <strong>sull&#8217;autobus</strong> e vanno a cercare clienti più in centro &#8211; lei ha visto Ruby da Signorini e non sa che cosa pensare dei soldi, ma quell&#8217;anello che aveva al dito, eh <strong>&#8220;un diamante è per sempre&#8221;</strong> &#8211; loro che fanno collezione di <strong>multe</strong>, che tanto non pagheranno mai perché sono clandestine &#8211; e lei, che ci racconta di quella macchina appena andata via, una Bmw nuova fiammante &#8220;mi ha offerto <strong>5 euro per un pompino</strong>&#8220;. Non giudicare è la prima regola, e vale anche per i clienti. Ma per gli sfigati no, per quelli non vale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Brasile, sarà dura raccontarlo</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 08:41:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi servirà qualche giorno per scrivere qualcosa di sensato su questo viaggio in Brasile, e per cercare di non essere banale parlando della magia di Rio e del capodanno più emozionante che abbia mai visto e vissuto. Nel frattempo un flash religioso, su come sarebbe bello se certe cerimonie fossero così anche da noi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi servirà qualche giorno per scrivere qualcosa di sensato su questo viaggio in Brasile, e per cercare di non essere banale parlando della magia di Rio e del capodanno più emozionante che abbia mai visto e vissuto. Nel frattempo un flash religioso, su come sarebbe bello se certe cerimonie fossero così anche da noi e i preti un po&#8217; dj:</p>
<p><object width="640" height="505"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/b6W26uj6xKs?fs=1&amp;hl=en_US&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/b6W26uj6xKs?fs=1&amp;hl=en_US&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="505"></embed></object></p>
<p><em>Messa @ Igreja Convento do Carmo, Salvador Bahia</em></p>
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		<title>A tutti noi che lavoriamo sul web: il dubbio</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 13:48:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma ha davvero senso mettere la nostra faccia, il nostro nome, la nostra reputazione, i nostri blog, i nostri Twitter al servizio di questo o quel cliente / partner / sponsor / inserzionista / whatever? Cioè, sono nostri o sono del nostro datore di lavoro? E a lui, al nostro datore di lavoro, nel caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma ha davvero senso mettere la nostra faccia, il nostro nome, la nostra <em>reputazione</em>, i nostri blog, i nostri Twitter al servizio di questo o quel cliente / partner / sponsor / inserzionista / whatever? Cioè, sono nostri o sono del nostro datore di lavoro? E a lui, al nostro datore di lavoro, nel caso conviene davvero?</p>
<p>Io non ho risposte. Da un lato oggi mi sembra che davvero sia tutto un po&#8217; troppo, mi sembra di vedere le nostre facce ricoperte di etichette. Sono Marco o sono il <em>salamino di battipaglia</em>? E tu sei tizio o sei il suo dentifricio? Dall&#8217;altro penso che anche per il <em>salamino di battipaglia</em> potrebbe essere rischioso essere associato a qualche titolo con me, che magari poi per un mese scrivo di cose noiose o decido di ri-diventare vegetariano o chissà.</p>
<p>Insomma, non so voi, ma io inizio ad avere il dubbio che ci fosse una soglia non scritta e non detta che non avrebbe dovuto essere superata e che invece adesso siamo davvero andati oltre.</p>
<p><strong>PS: signor Paluani, mi perdoni, non è vero che odio il Natale, scherzavo!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I regali di Natale</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 14:52:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno il tema dei regali di Natale si pone in questi termini: non ne faccio nemmeno uno. E spero di non riceverne. Non farò nemmeno quella cosa molto milano-radical-chic della donazione all&#8217;Associazione dei Visoni Ipocondriaci per poi scrivere a tizio e caio che il suo regalo è quello lì (cosa che peraltro ho fatto qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno il tema dei regali di Natale si pone in questi termini: non ne faccio nemmeno uno. E spero di non riceverne. Non farò nemmeno quella cosa molto <em>milano-radical-chic</em> della donazione all&#8217;Associazione dei Visoni Ipocondriaci per poi scrivere a tizio e caio che il suo regalo è quello lì (cosa che peraltro ho fatto qualche volta negli ultimi anni, da vero milanese radical chic).</p>
<p>Darò un po&#8217; di soldi a chi secondo me se lo merita di più: <a href="http://www.naga.it/index.php/donazioni.html">Naga</a> (per sostenere le loro attività in favore degli immigrati clandestini), <a href="http://www.vidas.it/vidas_ita/pagina.cfm?idpag=036&#038;np=1">Vidas</a> (per il lavoro strepitoso fatto con i malati terminali), <a href="http://sostieni.amnesty.it/">Amnesty</a> (vabbè, perché è Amnesty e basta).</p>
<p>Il resto lo spenderò per me, per andare a vedere un altro pezzetto di mondo.</p>
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		<title>Il mio Post sotto l&#8217;albero 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 17:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<category><![CDATA[Post sotto l'albero]]></category>
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		<description><![CDATA[All I Want for Christmas Is You Penso che mi metterò quella giacca di velluto blu che ho comprato nel negozio vintage sui Navigli. E una t-shirt con qualcosa di bianco: mi piace quando la luce fa brillare le persone e vedi all’improvviso la scritta su quella maglietta o i tratti di un viso che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>All I Want for Christmas Is You</strong></p>
<p>Penso che mi metterò quella giacca di velluto blu che ho comprato nel negozio vintage sui Navigli. E una t-shirt con qualcosa di bianco: mi piace quando la luce fa brillare le persone e vedi all’improvviso la scritta su quella maglietta o i tratti di un viso che prende forma.<br />
Uscirò di casa presto, per avere il tempo di vagare a piedi nelle vie lì attorno, dove non incontri mai nessuno, dove Milano sono tanti portoni chiusi, e così poi è ancora più bello scoprire che esiste la gente. Forse ci sarà da aspettare. Ma senza liste, senza esclusioni, non c’è il marketing dell’attesa. Se sei qui, benvenuto.</p>
<p>Saluterò qualcuno, non molti. La maggior parte sono sorrisi e non diventeranno mai parole. Ma non sono momenti silenziosi. Ci sono le canzoni, ecco.</p>
<p>Il caldo, le luci leggere, gli odori che a mano a mano mi mescolano tra loro e diventano il tuo, la musica attorno, il sapore di un bicchiere nel quale non importa in fondo che cosa ci sia. Saremo in trecento, nello spazio di un bilocale. Saremo in trecento, tutti a cercare l’intimità di un contatto inevitabile, che nessuno potrebbe mai accettare in nessun’altro momento al mondo. Stare insieme qui vuol dire proprio stare così, non ci sono vuoti tra te e gli altri, tra te e gli altri ci sono un altro e un altro ancora. Tra te e gli altri al massimo c’è il suo bicchiere, quasi sempre il suo sorriso. Leggero, libero. Il sorriso di chi non ha niente da dimostrare, non ha look da sfoggiare e non chiede nulla a quelle poche ore di musica: solo esserci e non essere da solo: <em>All I Want for Christmas Is You</em>.</p>
<p>Io quest’anno avrò una notte di Natale al <a href="http://www.glitterdiary.com/">Glitter</a>, a raccogliere sorrisi.</p>
<p><em>Marco (thanks to Matteo)</em></p>
<p><em><strong>Tratto da <a href="http://www.blogsquonk.it/?p=4584">Il Post sotto l&#8217;albero 2010</a>, quello intero, l&#8217;opera geniale del [Sir].</strong></em></p>
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		<title>Babbo Natale non mi avrai</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 17:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il piano è fatto. Parto la sera del 24, ora di cena, ora-di-cena-della-vigilia: sei voli, tre città, una spiaggia. Vado lontano, come volevo. Non dico dove &#8211; e comunque so che non c&#8217;è la coda per scoprirlo: lo scriverò una volta arrivato. Certo: sto scappando. Ci vediamo poi con un Natale in meno e due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il piano è fatto. Parto la sera del 24, ora di cena, ora-di-cena-della-vigilia: sei voli, tre città, una spiaggia. Vado lontano, come volevo. Non dico dove &#8211; e comunque so che non c&#8217;è la coda per scoprirlo: lo scriverò una volta arrivato. Certo: sto scappando. Ci vediamo poi con un Natale in meno e due anni in più (quello che compio e quello che passa).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il senso della tristezza per la neve</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 18:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nevica. Chissà perché la neve genera più di ogni altro fenomeno meteorologico delle reazioni così sociali. Quando c&#8217;era mamma al primo fiocco partiva un messaggino. Poi ho spedito altri sms. Adesso guardo fuori dalla finestra e penso lo scrivo su Facebook. Ma non è la stessa cosa. PS: questo blog sta diventando sempre più angosciante, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nevica. Chissà perché la neve genera più di ogni altro fenomeno meteorologico delle reazioni così sociali. Quando c&#8217;era mamma al primo fiocco partiva un messaggino. Poi ho spedito altri sms. Adesso guardo fuori dalla finestra e penso <q>lo scrivo su Facebook</q>. Ma non è la stessa cosa.</p>
<p><em>PS: questo blog sta diventando sempre più angosciante, me ne rendo conto &#8211; io poi non sono precisamente così, però qui mi capita di scrivere sempre cose se non proprio tristi, comunque pesanti</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La mia prima volta con una trans: mi è piaciuto</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 08:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri sera sono stato con una trans. Più di una anzi, molte trans. &#200; stata la mia prima uscita con Cabiria, il gruppo del Naga che si occupa di prostitute clandestine. Il Naga è un&#8217;associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere e di tutelare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera sono stato con una trans. Più di una anzi, molte trans. &Egrave; stata la mia prima uscita con <em>Cabiria</em>, il gruppo del <a href="http://www.naga.it">Naga</a> che si occupa di prostitute clandestine.</p>
<blockquote><p>Il Naga è un&#8217;associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere e di tutelare i diritti di tutti i cittadini stranieri nonché dei cosiddetti nomadi, senza discriminazione alcuna.</p></blockquote>
<p>Il Naga si dedica in particolare agli irregolari e di conseguenza <a href="http://www.naga.it/index.php/cabiria.html">Cabiria</a> di prostitute (soprattutto trans) senza permesso di soggiorno. Ho scelto questa associazione proprio perché è vicina al cuore del problema: i diritti fondamentali delle persone. Quando, dopo alcune giornate di formazione, si è trattato di decidere con quale gruppo all&#8217;interno del Naga iniziare a lavorare ci ho messo davvero poco a farmi convincere da Cabiria. Prima di tutto perché è molto vicino alle trans e poi perché applica due principi che io trovo esaltanti: la riduzione del danno e l&#8217;assenza di un giudizio. Ecco: non giudicare, questa è la cosa davvero bella. Ho scelto Cabiria perché sono cresciuto ascoltando De André e sono sicuro che non giudicare è una cosa che mi riesce particolarmente bene.</p>
<p>Insomma, la mia prima volta. Ieri sera faceva parecchio freddo e nella zona in fondo a via Novara, tra Figino e il Bosco in città, c&#8217;era una gran nebbia. Abbiamo incontrato una quindicina di ragazze: portiamo preservativi, chiediamo come vanno le cose, facciamo due chiacchiere. Cerchiamo di capire se hanno dei problemi, dei problemi più problemi degli altri intendo, e ci raccomandiamo di fare spesso controlli medici, in particolare per le malattie sessualmente trasmissibili, che possono essere fatti in molte strutture gratuitamente e senza bisogno di avere il permesso di soggiorno.<br />
Ma poi detta così sembra una cosa molto meccanica, e invece non lo è: si tratta davvero di una chiacchierata, che rende tutto forse anche un po&#8217; buffo. Io col mio cappello col pon-pon che parlo con questa trans alta un metro e novanta e con le tette di fuori in un cespuglio lato superstrada in mezzo alla nebbia. Ecco, eppure, lo devo dire: sono storie sempre drammatiche raccontate col sorriso triste dei brasiliani, ma sono storie che ti fanno sentire dentro, non fuori. Ti tirano dentro. Almeno, io mi sono sentito così: dentro la loro storia. E quindi in qualche modo a mio agio. Ieri sera in quel cespuglio nebbioso non mi sentivo fuori luogo.</p>
<p>Certo, poi il problema è andarsene. Il problema è lasciarla dentro quel cespuglio la ragazzina nigeriana di 20 anni (dice lei) che ti guarda per chiedere aiuto ma con lo sguardo di chi non sa se si può fidare. E che alla fine si lascia convincere a lasciare il suo numero di cellulare per sentirsi il giorno dopo e magari accompagnarla poi da un medico per parlare di quel gonfiore che ha sopra l&#8217;occhio e che le fa male.</p>
<p>Io ho molto guardato e ascoltato e ho cercato di capire dagli altri che erano con me (ieri sera ero l&#8217;unico debuttante, i miei 4 compagni erano tutti veterani di Cabiria) che cosa bisognava fare, dire e come. Le trans mi hanno tutte accolto affettuosamente, mi hanno detto che il pon-pon mi stava bene, mi hanno sistemato il collo della giacca &#8220;così si vede meglio la sciarpa&#8221;, mi hanno baciato quando siamo andati via.</p>
<p>Tornando a casa difficile non pensare a loro: difficile non pensare e difficilissimo dormire.</p>
<p> <img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/IMG_0526.jpg" alt="" title="Il furgone del Naga" width="2048" class="aligncenter size-full wp-image-4767" /><br /><em>Il furgone del Naga nella nebbia di via Novara.</em></p>
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		<title>Se ti piacciono i luoghi non comuni&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 21:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[naga]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli stranieri sono delinquenti&#8230; I rom rubano&#8230; Gli immigrati ci fregano il lavoro&#8230; Gli extracomunitari portano malattie&#8230; Ai tanti luoghi comuni che affollano i discorsi sull’immigrazione, il Naga risponde quotidianamente con la sua attività: curiamo tutti i cittadini stranieri irregolari che si rivolgono al nostro ambulatorio medico diamo assistenza sociale e legale a tutti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/Screen-shot-2010-11-16-at-10.44.05-PM.png" alt="" title="Illustrazione Chiccabu per Naga" width="500" class="aligncenter size-full wp-image-4735" /></p>
<p>Gli stranieri sono delinquenti&#8230;<br />
I rom rubano&#8230;<br />
Gli immigrati ci fregano il lavoro&#8230;<br />
Gli extracomunitari portano malattie&#8230;</p>
<p>Ai tanti luoghi comuni che affollano i discorsi sull’immigrazione, il <a href="http://www.naga.it/">Naga</a> risponde quotidianamente con la sua attività:</p>
<ul>
<li>curiamo tutti i cittadini <strong>stranieri irregolari</strong> che si rivolgono al nostro ambulatorio medico</li>
<li>diamo assistenza sociale e legale a tutti i <strong>migranti</strong> che ne hanno bisogno</li>
<li>andiamo nelle <strong>aree più nascoste della città</strong> per offrire aiuto sanitario, legale e sociale a cittadini stranieri, rom e sinti che ci vivono</li>
<li>forniamo informazioni sanitarie e sociali alle <strong>persone che si prostituiscono</strong></li>
<li>offriamo assistenza sociale e legale a <strong>richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura</strong></li>
<li>tutte le nostre prestazioni sono offerte gratuitamente</li>
<li>i nostri <strong>300 operatori sono volontari</strong> e non ricevono alcuna retribuzione; sono studenti, pensionati, avvocati, medici, psicologi, operatori sociali, insegnanti, infermieri, contabili, economisti e altro ancora</li>
</ul>
<p>&#8230; inoltre, ci auguriamo che nel futuro non ci sia più bisogno di noi!</p>
<p>Tutto ciò rende il Naga un <strong>Luogo Non Comune</strong>. Per continuare a esserlo abbiamo bisogno anche di te: <a href="http://www.naga.it/index.php/donazioni.html">Sostieni un Luogo Non Comune, Sostieni il Naga</a>!</p>
]]></content:encoded>
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