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	<title>Livingston, il blog di Marco Mazzei &#187; travel</title>
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	<description>On line since 2001, on life since 1964 (aka marmaz)</description>
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		<title>Marrakech in a post</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 21:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[travel]]></category>
		<category><![CDATA[city-in-a-post]]></category>
		<category><![CDATA[Marocco]]></category>
		<category><![CDATA[Marrakech]]></category>

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		<description><![CDATA[Colazione marocchina, i profumi del cibo al centro di questo viaggio forse il vero post su Marrakech è un altro (e un altro ancora), ma non voglio rinunciare alla tradizione dei miei elenchi perdersi è l&#8217;unico modo per girare nella Medina: lascia le mappe, le guide e tutto il resto &#8211; troverai quasi tutto senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/IMG_0536.jpg" alt="" title="Colazione marocchina" width="2048" class="alignnone size-full wp-image-4944" /><br />
<em>Colazione marocchina, i profumi del cibo al centro di questo viaggio</em></p>
<ul>
<li>forse il <a href="http://www.mazzei.milano.it/2010/12/07/marrakech-e-la-sorpresa-di-scoprirsi/">vero post su Marrakech è un altro</a> (e <a href="http://www.mazzei.milano.it/2010/12/11/djemaa-el-fna-nella-grande-piazza-ce-posto-anche-per-me/">un altro</a> ancora), ma non voglio rinunciare alla tradizione dei miei elenchi</li>
<li><strong>perdersi</strong> è l&#8217;unico modo per girare nella Medina: lascia le mappe, le guide e tutto il resto &#8211; troverai quasi tutto senza cercarlo</li>
<li><strong>annusare</strong>: le spremute di arancia, la frutta secca, la menta, la cannella, gli spiedini di carne, le olive, le crêpe, il pane, il pane, il pane</li>
<li>il pane!</li>
<li>Marrakech per me è <strong>la Medina</strong>, la città vecchia tra le mura; nella città nuova ho visto cose poco interessanti, come famosi giardini e inutili imitazioni occidentali</li>
<li>della <strong>colazione</strong> marocchina è stato già scritto alla perfezione in <a href="http://www.claudiacastaldi.com/blog/2009/02/dolci-marocco/">Dolci risvegli in Marocco</a> (<q>Le M’semmen invece, tra la pastasfoglia e la crêpe, sono assolutamente uno dei buoni motivi prendere e partire per Marrakech</q>)</li>
<li><em>di là è chiuso, non si può andare, la piazza è da quella parte, il museo è di là</em>: sorridi ai ragazzi che ti fermano, ma non gli dare retta</li>
<li>no, non fumo e no, non voglio fumo</li>
<li>il tè alla menta &#8211; e scopri la <strong>menta</strong>; il tè alla cannella</li>
<li>della piazza ho già <a href="http://www.mazzei.milano.it/2010/12/11/djemaa-el-fna-nella-grande-piazza-ce-posto-anche-per-me/">detto quasi tutto</a></li>
<li>ho molto amato <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/01/08/istanbul-in-a-post/">Istanbul</a>, ma perfino il Gran Bazaar sarebbe un mercatino se confrontato con il souk di Marrakech</li>
<li>i taxi sono beige, come la polvere di molte strade nella città, che però è tutta rossa e rosa</li>
<li>parabole, come se fossero piovute &#8211; e telefoni per strada, con la gente che li usa</li>
<li>i negozi di telefoni, peraltro, sono ovunque e si chiamano <em>teleboutique</em></li>
<li>i primi <strong>vicoli</strong> che ho visto mi hanno ricordato Prince of Persia, il videogioco</li>
<li>eh, dei vicoli non bisogna avere paura, anche se ogni tanto un po&#8217; viene, soprattutto di sera</li>
<li>se scegli di stare in un riad nella Medina (scelta secondo me obbligata, gli alberghi moderni fuori dalle mura potrebbero essere ovunque nel mondo), dovrai per forza entrare in qualche vicolo ed esplorarlo fino in fondo, scoprendo che il tuo riad è <strong>proprio in quell&#8217;angolo</strong> che mai avresti immaginato e ovviamente non ci sarà alcun genere di cartello</li>
<li>annusare, gli odori, il cibo: tutto molto gastronomico qui &#8211; e i ristoranti? quelli che ho visto mi sono sembrati caricaturali, come li avrei potuti trovare in Italia; non sarà così, ma non mi sono piaciuti e alla fine ho mangiato sempre per strada</li>
<li>il verde dei prati, quelli che ci sono, è fosforescente</li>
<li>i ragazzi sono molto belli, dai 30 in poi invecchiano rapidamente e male</li>
<li>il clima a dicembre: t-shirt di giorno, felpa di sera, coperta di notte &#8211; cioè: perfetto</li>
<li>il tramonto è sempre <strong>malinconico</strong>, forse per preparare poi i suoni e i colori della sera, che invece è piena di vita e allegria</li>
<li>per un tragitto in taxi ti chiederanno 100 diram, tu tratterai per arrivare a 50 e ti sentirai molto figo, poi guarderai il tassametro che alla fine segnerà 6 diram e ti sentirai molto scemo &#8211; e infine vedrai che stai parlando di 50 centesimi e vabbè</li>
<li>tante Renault (4 e 5)</li>
<li>quando poi parti della carta d&#8217;imbarco scritta a mano in fondo non t&#8217;importa</li>
<li><em>(sono stato a Marrakech nel dicembre 2010)</em></li>
</ul>
<p>
Nella classifica delle città dove andrei a vivere domani, ecco: San Francisco, New York, Chicago, Vancouver, Boston, Amsterdam, Istanbul, San Diego, <strong>Marrakech</strong>, Barcelona, Seattle, Reykjavik, Londra, Lisbona, Atene, Parigi, Honolulu, Dubai, Copenhagen, Madrid, Porto, Helsinki, Las Vegas, Los Angeles, Tokyo, Zurigo, Hong Kong<br />
<br />
Le altre city-in-a-post: <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/01/02/amsterdam-in-a-post/">Amsterdam</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/04/26/barcelona-in-a-post/">Barcelona</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/09/13/chicago-in-a-post/">Chicago</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/12/09/copenhagen-in-a-post/">Copenhagen</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2010/01/06/dubai-in-a-post/">Dubai</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/08/26/gili-trawangan-in-a-post/">Gili Trawangan</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/10/23/hawaii-in-a-post/">Hawaii</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2006/12/15/helsinki-in-a-post/">Helsinki</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/08/31/hong-kong-in-a-post/">Hong Kong</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/01/08/istanbul-in-a-post/">Istanbul</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/01/16/lisbona-in-a-post/">Lisbona</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/10/07/london-in-a-post/">London</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/tag/new-york/">New York</a> (+), <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/01/09/porto-in-a-post/">Porto</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/06/san-francisco-in-a-post/">San Francisco</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/10/08/seattle-in-a-post/">Seattle</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2010/05/22/tokyo-in-a-post/">Tokyo</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/09/08/vancouver-in-a-post/">Vancouver</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/12/09/zurigo-in-a-post/">Zurigo</a></p>
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		<title>Usa 2011: il viaggio dei luoghi abbandonati e delle persone gentili</title>
		<link>http://www.mazzei.milano.it/2011/09/03/usa-2011-il-viaggio-dei-luoghi-abbandonati-e-delle-persone-gentili/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 14:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trenta giorni di viaggio in una (sola) foto: io ho scelto questa. La bottiglia d&#8217;acqua e lo zaino hanno accompagnato anche me tutti i giorni tutto il giorno e tutte le notti; lo skate per quel modo di essere tribù che ho trovato in tante città e per i giovani americani quasi indisciplinati con molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/skater.png" alt="" title="Skater a Venice Beach" width="1024" class="alignnone size-full wp-image-5375" /><br />
<em>Trenta giorni di viaggio in una (sola) foto: io ho scelto questa. La bottiglia d&#8217;acqua e lo zaino hanno accompagnato anche me tutti i giorni tutto il giorno e tutte le notti; lo skate per quel modo di essere tribù che ho trovato in tante città e per i giovani americani quasi indisciplinati con molti tattoo e non molti piercing e perché lo skate e le bici ecco; Venice Beach (dove è stata scattata) perché quelle di Los Angeles restano le spiagge più belle; sneakers shorts e tutta l&#8217;informalità di questo Paese; il bianco e nero perché questo è stato anche il viaggio del ricordo; quelle mani che parlano perché qui si parla un sacco e con tutti; la solitudine.</em></p>
<p>Visto che qualcuno me lo ha chiesto: no, <strong>non mi sono divertito</strong>. Non è stato un viaggio divertente, è stato un viaggio molto bello e <strong>pieno di cose</strong>. Ho visto <strong>così tante</strong> città, luoghi, persone, alberghi, strade, motel, negozi, tramonti da rimanerne a volte stordito e adesso faccio fatica  a mettere tutto a fuoco. Dall&#8217;umidità afosa insopportabile del midwest a quella marina appena più leggera di Miami: in mezzo, <strong>migliaia di miglia</strong> e tante cose scritte qui, su pezzi di carta, su <a href="http://twitter.com/marmaz">Twitter</a>, sul mio quaderno di viaggio, sull&#8217;iPhone, negli appunti mentali vicino alle fotografie. Mi ci vorrà del tempo. Però provo a fare un riassunto, intanto, per numeri:</p>
<ul>
<li>1 iPhone: compagno magico di viaggio, indispensabile non dice tutto</li>
<li>2 parti: automobile sulla <strong>Route 66</strong> da Chicago a Los Angeles prima, un aereo, di nuovo in macchina da Austin a Miami poi</li>
<li>13 stati: Illinois, Missouri, Oklahoma, Kansas, Texas, New Mexico, Arizona, Nevada, California, (Texas), Louisiana, Alabama, Mississippi, Florida</li>
<li>1 orrenda notizia dall&#8217;Italia: un abbraccio e carpe diem, &#8220;quello che ci siamo sempre detti&#8221;</li>
<li>4.791 miglia: 2.903 nella prima parte, 1.888 nella seconda (<strong>7.700 chilometri</strong> in tutto)</li>
<li>1 numero di telefono: (312) 404-6486</li>
<li>3 mari: Oceano <strong>Pacifico</strong>, Golfo del Messico, Oceano <strong>Atlantico</strong></li>
<li>15 alberghi: molti (squallidi) Motel (6), 2 hotel fighi ad Austin e Miami Beach</li>
<li>165 galloni di benzina: prezzo medio 3,64311 dollari al gallone</li>
<li>1 hashtag: <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23usa2011">#usa2011</a> e viva Twitter</li>
<li>6 grandi città: Chicago, Las Vegas, Los Angeles, Austin, New Orleans, Miami</li>
<li>1 appartamento: 7543 Norton Ave, West Hollywood, 90046 CA</li>
<li>4 acronimi: <strong>SoCo</strong> (South Congress, una delle vie più vive di Austin), <strong>WeHo</strong> (West Hollywood, zona di Los Angeles), <strong>NoLa</strong> (New Orleans, Louisiana), <strong>SoBe</strong> (South Beach, una parte di Miami Beach)</li>
<li>2 fiumi (diversissimi): Colorado, Mississippi</li>
<li>4 fusi orari: Pacific Time, Mountain Time, Central Time, Eastern Time</li>
<li>12 cose da ricordare (faticosamente selezionate e messe in ordine): la <strong>Route 66 sepolta</strong> nel Petrified Forest National Park, i graffiti sulle case di <strong>Katrina</strong>, 12 km di corsa a <strong>piedi nudi</strong> sulla spiaggia di Los Angeles, <strong>Austin</strong>-tutta-Austin, la Route 66 nel <strong>deserto ad Amboy</strong>, le basi di lancio delle <strong>missioni Apollo</strong>, l&#8217;arrivo a Santa Monica col <strong>Pacifico là davanti</strong>, il cimitero di <strong>Williams</strong>, il mondo tutto <strong>art deco</strong> di Miami Beach, i viali alberati di <strong>New Orleans</strong> e sei subito a Via col Vento, il Cadillac Ranch di Amarillo, l&#8217;arco di St. Louis</li>
<li>1 tattoo: (the) lonely star (state)</li>
<li>6 sorprese: St. Louis, Austin, New Orleans, Miami Beach, le birre, la copertura cellulare</li>
<li>5 delusioni: Key West, la Florida in generale, il clima umido, la fine dei giornali, la faccia turistica di Albuquerque e Santa Fe</li>
</ul>
<p>E adesso che ho visto (quasi) tutta l&#8217;America e (quasi) tutti gli Stati e (quasi) tutte le grandi città? Continuo a essere <strong>innamorato senza riserve di San Francisco</strong>, New York resta fuori concorso e categoria, <strong>l&#8217;Arizona lo stato più bello</strong> (dopo le Hawaii), il clima a Los Angeles fa la differenza, il Midwest è un inferno, se avessi tra 18 e 28/30 anni (e un cane) <strong>andrei ad Austin</strong> per la musica e perché si ascoltano nell&#8217;aria innovazione idee cose così, in Florida sorge il sole ed è un immenso parco naturale ma ha poca personalità l&#8217;oceano è troppo troppo caldo e ci sono troppi troppi vecchi però la <strong>Miami Beach tutta art deco</strong> vale da sola il viaggio, <strong>Chicago è la città più bella</strong> degli Stati Uniti e <strong>New Orleans è un gioiello commovente</strong> e i segni di Katrina non te li dimentichi più, la crisi economica di questo Paese un&#8217;esperienza quotidiana e continua perfettamente rappresentata dagli <em>all-you-can-eat cinesi</em> a 9,99 dollari che stanno invadendo tutta la provincia (e fa tenerezza e paura vedere gli americani costretti ad accettare un cibo in qualche modo straniero pur di mantenere vivo il loro modello basato sull&#8217;abbondanza estrema sul <em>large big tall maxi super</em>).</p>
<p>Luoghi abbandonati come i motel e le stazioni di servizio e gli agglomerati urbani sulla vecchia Route 66, <strong>tagliati fuori da nuovi percorsi delle strade</strong>, che portano la gente lontano e fanno morire piccole attività o intere comunità; è vero che i grandi spiazzi pieni di motel e stazioni di servizio ci sono anche adesso, ma sono appunto cose col nulla attorno, manca il nucleo urbano. E poi molti di questi nuovi luoghi sono anch&#8217;essi abbandonati, a loro volta tagliati fuori da nuovi itinerari, dalla recessione forse, dagli aerei.<br />
Luoghi <strong>abbandonati per la crisi</strong>, tanti, in tutto il Paese. Cartelli di vendita, affitto, cessione di attività commerciali. Non è solo che chiude un deli o una laundry, è che per un Paese tutto basato sul commercio quando iniziano a chiudere gli esercizi commerciali inizia a morire tutta la zona. Si vedono un sacco di questi isolati con spazi dove una volta c&#8217;erano negozi e attorno case e palazzine abbandonate a loro volta. Non solo per la crisi, da New Orleans andando verso est si attraversano le zone dove sono passati gli uragani Katrina e Rita e anche qui si riconosce il meccanismo: la gente va via, chiudono le attività, la gente va via. E tanti abbandoni anche nei posti di villeggiatura lungo tutta la costa della Florida. Ogni tanto mi dicevo: &#8220;bella questa cosa abbandonata, ora la fotografo&#8221; pensando di essere ancora sulla Route 66, <strong>invece ero da un&#8217;altra parte</strong>. </p>
<p>Abbandonati i giornali, che sono <strong>semplicemente spariti</strong>. Non se ne vedono più, la gente non li ha in mano, nei supermercati sono nascosti quasi come le sigarette (ah, secondo me stanno fumando di più gli americani, ma non ho guardato dati è un&#8217;impressione così a occhio), non ci sono in spiaggia. Perfino negli aeroporti stanno sparendo le pareti piene di riviste. Dei quotidiani manco a parlarne, forse si salvano ancora i libri. Tutto ciò sostituito da&#8230;? Certamente smartphone e tablet, ma non basta. Nel senso: ancora non si vede la cosa che sostituirà i giornali, sempre ammesso che possa mai esistere. </p>
<p>Le persone gentili sono loro, gli americani. Non è che sia una novità, ma appunto adesso ho visto (quasi) tutto e loro sono così (quasi) dappertutto. Gentili, poi, non è nemmeno quello, è la <strong>predisposizione positiva ai rapporti umani</strong>, è sorridere e salutare le persone che si incontrano <strong>per strada</strong> (ma non in ascensore, e quando mai capirò perché), è fermarsi sempre e comunque se ti vedono in difficoltà. Le persone gentili perché guidano in modo sereno, perché per strada non ti senti mai in pericolo, perché non sono mai isterici. Poi non è solo gentilezza, è quel modo di essere informali: gli uomini americani di tutte le età con i <strong>pantaloni corti e una maglietta</strong> a qualsiasi ora del giorno e della sera, che cercano di metterti sempre a tuo agio. Un&#8217;espressione che ho sentito tante volte in questo viaggio: <em>to be down to the earth</em>. Ecco: così.</p>
<p>E inoltre:</p>
<ul>
<li>i post dei giorni sulla Route 66 a questo tag: <a href="http://www.mazzei.milano.it/tag/route-66/">mazzei.milano.it/tag/route-66/</a></li>
<li>le foto della Route 66: <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150247457821394.324790.613171393">facebook.com/media/set/?set=a.10150247457821394.324790.613171393</a></li>
<li>le foto del resto del viaggio: <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150262133196394.329175.613171393">facebook.com/media/set/?set=a.10150262133196394.329175.613171393</a></li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Usa 2011: da Barstow (California) a Los Angeles (California) e la Route 66 è finita</title>
		<link>http://www.mazzei.milano.it/2011/08/09/usa-2011-da-barstow-california-a-los-angeles-california-e-la-route-66-e-finita/</link>
		<comments>http://www.mazzei.milano.it/2011/08/09/usa-2011-da-barstow-california-a-los-angeles-california-e-la-route-66-e-finita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 16:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[usa]]></category>
		<category><![CDATA[Barstow]]></category>
		<category><![CDATA[california]]></category>
		<category><![CDATA[route 66]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Monica]]></category>

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		<description><![CDATA[Santa Monica, California: la Route 66 finisce qui, davanti all&#8217;Oceano Pacifico E così sono arrivato. La Route 66 finisce (o inizia, secondo una versione perversa del viaggio) a Santa Monica, in California. Precisamente alla fine di Santa Monica Boulevard, che dopo aver attraversato quasi tutta Los Angeles arriva in faccia all&#8217;Oceano Pacifico, incrociando Ocean Drive. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/santamonica.jpg" alt="" title="Santa Monica" width="1024" class="alignnone size-full wp-image-5353" /><br />
<em>Santa Monica, California: la Route 66 finisce qui, davanti all&#8217;Oceano Pacifico</em></p>
<p>E così sono arrivato. La Route 66 finisce (o inizia, secondo una versione perversa del viaggio) a Santa Monica, in California. Precisamente alla fine di Santa Monica Boulevard, che dopo aver attraversato quasi tutta Los Angeles <strong>arriva in faccia all&#8217;Oceano Pacifico</strong>, incrociando Ocean Drive. C&#8217;è un parco, qui lungo la strada, e nel parco una targa che ricorda la strada (ci sono anche un pessimo chiosco di cianfrusaglie e, direttamente sul molto di Santa Monica, una ridicola targa &#8220;66 &#8211; end of trial&#8221;  sotto la quale tutti si fanno fotografare senza ovviamente aver fatto nemmeno un metro della strada).<br />
Quando ho visto il Pacifico sbucare là in fondo e poi affacciandomi sul parco e vedendolo lì davanti a me ho pianto un sacco. In parte stanchezza, di più sincera emozione: per quanto non sia un&#8217;impresa (guidare, alla fine, di questo si tratta) è comunque pur sempre un <strong>traguardo</strong>. E una cosa che mi serve per stare più sereno circa tutte quelle cose che voglio fare e che sono spaventato all&#8217;idea di continuare a rimandare. A parte il fatto che siano belle (e la Route 66 è bellissima) o brutte esperienze, sono percorsi.</p>
<p>Ma quindi, <strong>ne vale la pena</strong>? Secondo me sì se:</p>
<ul>
<li>ovviamente se si ama viaggiare, può durare <strong>una settimana</strong> (il tempo giusto) o un mese, ma comunque son giorni al volante (o al manubrio)</li>
<li>se si ama molto questo Paese, perché alla partenza e all&#8217;arrivo ci sono metropoli, ma in mezzo c&#8217;è tanta, direi tutta, <strong>provincia americana</strong></li>
<li>se si può accettare che il proprio immaginario, le tante foto viste, i racconti, la retorica attorno alle Rouet 66, tutto venga messo in discussione ogni giorno e più volte in un giorno perché <strong>la Route 66 è vintage, squallore, abbandono, memoria, orgoglio, sporcizia, pericolo, solitudine, colori, neon, confine, paesaggi, grandi spazi deserti, piccoli centri pieni di gente</strong> davvero è tutte queste cose insieme</li>
<li>se si cerca qualcosa, <em>la risposta a una tua domanda</em>, legato al tempo: lo scorrere del, il passato, il futuro</li>
</ul>
<p>Adesso mi butto dentro Los Angeles, cercando di capire come mai non mi era piaciuta.</p>
<p><strong>Da Barstow (California) a Los Angeles (California) &#8211; 9 agosto, 168 miglia (2.713 totali)</strong></p>
<ul>
<li>Corvette gialle, e rosse</li>
<li>compagni di strada: iPhone, treni, la I55, la I40</li>
<li>da giocare quindi al lotto: 40 55 66</li>
<li>note americane: i <em>body shop</em> sono negozi per le automobili, cioè carrozzerie</li>
<li>costo di un taglio di capelli (il mio, con la macchinetta): 9 dollari nel nulla della provincia, 13 dollari avvicinandosi alle città, da 50 a 70 dollari a Los Angeles e Las Vegas</li>
<li><strong>la California si sente</strong>, eccome: l&#8217;aria e la luce e la vegetazione; all&#8217;improvviso capisco che cosa si poteva provare nel fare un viaggio simile arrivando quaggiù da lassù</li>
</ul>
<p>Social / 1: quel che non scrivo qui è probabilmente su <a href="http://twitter.com/#!/marmaz">Twitter</a><br />
Social / 2: le <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150247457821394.324790.613171393">foto del viaggio</a> per ora le sto mettendo su Facebook, pubbliche, poi farò un album migliore</p>
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		<title>Usa 2011: da Las Vegas (Nevada) a Barstow (California)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 21:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roy&#8217;s: un&#8217;icona della Route 66 e il pezzo di strada più bello Dopo la full immersion di persone a Las Vegas sto meglio. La giornata inizia con un&#8217;esperienza a metà tra l&#8217;esaltazione e la depressione. Decido per una colazione a buffet all-you-can-eat (tanto tra due giorni avrò una casa e potrò tornare a un&#8217;alimentazione se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/roys.jpg" alt="" title="Roy&#039;s Cafe" width="1024" class="alignnone size-full wp-image-5337" /><br />
<em>Roy&#8217;s: un&#8217;icona della Route 66 e il pezzo di strada più bello</em></p>
<p>Dopo la full immersion di persone a Las Vegas sto meglio. La giornata inizia con un&#8217;esperienza a metà tra l&#8217;esaltazione e la depressione. Decido per una colazione a buffet <em>all-you-can-eat</em> (tanto tra due giorni avrò una casa e potrò tornare a un&#8217;alimentazione se non equilibrata almeno sostenibile), tiro fuori i miei 18 dollari e mi butto. Faccio <strong>la solita coda americana</strong>, nel senso che mi fanno aspettare 5 minuti prima di farmi entrare e poi dentro è vuoto. E qui c&#8217;è la parte deprimente: un posto così semivuoto alle 8 del mattino ha dell&#8217;incredibile e forse è più di ogni altra cosa che ho visto il segno tangibilissimo di come Las Vegas stia affrontando una fase complicata. Aggravante: dei pochi presenti, moltissimi sono italiani.</p>
<p>Il lato esaltante è invece la quantità e varietà e qualità di cibo da colazione presente. Per me, che alla mattina mangerei un bue intero, è un sogno: l&#8217;area french toast / pancake &#038; Co. più l&#8217;area uova / bacon &#038; Co. più l&#8217;area muffin / scone &#038; Co. Mangerei per 12, e infatti. Colpo di grazia con un bread-pudding-qualcosa.</p>
<p>Insomma, dai, la tristezza di ieri è alle spalle. E in più oggi ho rivisto il <strong>Colorado, il mio fiume preferito, l&#8217;autore del Grand Canyon</strong>.</p>
<p><strong>Da Las Vegas (Nevada) a Barstow (California) &#8211; 8 agosto, 368 miglia (2.545 totali)</strong></p>
<ul>
<li>a Las Vegas gli aerei ti atterrano al fianco</li>
<li>un giorno devo tornare qui e fare una serie di <strong>foto solo al retro dei casinò</strong>, dove c&#8217;è il cuore di questi giganti: tu dentro pensi di essere a Venezia o in una foresta tropicale o chissà dove, e da fuori invece è come se tu fossi in un container</li>
<li>lo stesso giorno devo fare anche delle foto alle <strong>centrali elettriche che si vedono in città</strong>, grandi come interi isolati e non è difficile capire come mai</li>
<li>il Cosmopolitan è finito; nel senso il casinò Cosmopolitan è stato ultimato ed è aperto da qualche mese: bello ma non esaltante</li>
<li>rifaccio la strada noiosa, amen</li>
<li>note americane: qualsiasi cosa è stata votata <em>best-something</em> da qualche improbabile ente certificatore (rivista locale, associazione, gruppo di amici, eccetera)</li>
<li>il deserto, il <strong>Mojave</strong>, ci sono dentro da  più di un giorno, ma adesso inizia quello vero: non è un deserto di sabbia (almeno, non per la parte dove sono passato io), ma <strong>è un deserto di cose</strong> perché non c&#8217;è nulla e di spazi perché ti sembra sempre di stare al centro della stessa pianura circondata da montagne molto basse: tu guidi e guidi e guidi e il panorama non cambia, come se in realtà non avanzassi di un miglio; un po&#8217; di paura in qualche momento (e se si ferma la macchina, se mi rapinano eccetera) non del tutto giustificata, molta pace per la maggior parte del tempo</li>
<li>l&#8217;angoscia che dà <strong>una pianura infinita</strong></li>
<li>i cactus qui sono piccoli e neri (poi diventeranno Joshua Tree e poi palme: questa è la storia della vegetazione in quest&#8217;ultima parte del viaggio)</li>
<li>note americane: <em>prolly</em> = probably</li>
<li>note americane: <em>pop over</em> = come over</li>
<li>quello attorno ad <a href="http://maps.google.com/maps?q=Amboy,+CA&#038;hl=en&#038;ll=34.559163,-115.741439&#038;spn=0.010408,0.020707&#038;sll=37.0625,-95.677068&#038;sspn=40.86791,84.814453&#038;vpsrc=6&#038;t=h&#038;z=16">Amboy</a> è il tratto più bello della Route 66 fatto fino ad ora e il <a href="http://www.rt66roys.com/">Roy&#8217;s</a> il motel più affascinante</li>
<li>incontro motociclisti veneti con i quali <strong>ci intendiamo alla grande</strong>: gli chiedo se vogliono una foto vicino alla scritta Route 66, loro se la fanno da soli senza nemmeno rivolgermi la parola; comunque preferisco questo atteggiamento rispetto al &#8220;<em>ah sei italiano anche tu!</em>&#8221; come se incontrarsi in un Paese che è a poche ore di volo, di migliaia di voli giornalieri, da Milano o Roma sia una cosa così eccezionale</li>
<li>Barstow tra queste città nel nulla è una delle più grandi, c&#8217;è una <strong>base militare</strong> della marina che immagino generi un certo indotto</li>
<li>ehi, sono in <strong>California</strong>! a dire la verità in questo primo tratto non è che uno pensi &#8220;valeva la pena fare questo lungo viaggio per arrivare fin qui&#8221;, ma sono fiducioso nel futuro</li>
<li>il confine tra Arizona (o Nevada) e California è appunto segnato dal Colorado River</li>
</ul>
<p>Social / 1: quel che non scrivo qui è probabilmente su <a href="http://twitter.com/#!/marmaz">Twitter</a><br />
Social / 2: le <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150247457821394.324790.613171393">foto del viaggio</a> per ora le sto mettendo su Facebook, pubbliche, poi farò un album migliore</p>
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		<title>Usa 2011: da Kingman (Arizona) a Las Vegas (Nevada)</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 20:39:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Las Vegas e tutta questa parte del southwest sono dentro il deserto del Mojave Las Vegas? Cioè non sono tornato al Grand Canyon e ho deciso invece di andare a Las Vegas? Esatto. Diciamo che a Kingman mi è preso un attacco di tristezza e ho sentito il bisogno di vedere un po&#8217; di gente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/300milesdesert.jpg"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/300milesdesert.jpg" alt="" title="300 miles desert ahead" width="1024" class="alignnone size-full wp-image-5308" /></a><br />
<em>Las Vegas e tutta questa parte del southwest sono dentro il deserto del Mojave</em></p>
<p>Las Vegas? Cioè non sono tornato al Grand Canyon e ho deciso invece di andare a Las Vegas? Esatto. Diciamo che a Kingman mi è preso un attacco di tristezza e ho sentito il bisogno di vedere un po&#8217; di gente, confusione, animazione. La vita viaggiando in provincia gira tutta <strong>attorno alle stazioni di servizio</strong>, che sono il vero centro dei paesi (diciamo agglomerati di case). Questa è <strong>una cosa sublime degli Stati Uniti</strong>: in qualsiasi stato, a un certo punto arriverai in una zona dove, in un enorme spiazzo, ci saranno: Motel 6, Super 8, Econolodge, Daisy Inn, Travelodge (eccetera) e Texaco (<em>avevo scritto che non c&#8217;era più, invece c&#8217;è</em>), Shell, Chevron (eccetera) e Travel Center, Love&#8217;s e McDonalds, Denny&#8217;s, Wendy&#8217;s. Eccetera. Vicino ci può essere anche un altro spiazzo, con il supermercato locale, qualche &#8220;negozio&#8221;, qualche &#8220;ristorante&#8221;. Ovunque: camion. E gente imbranata nei parcheggi.</p>
<p>Per dire che dopo una settimana di questo scenario, ecco serve una botta di vita. Per carità: ho scelto io di stare qui, nel senso in molti posti (non in tutti) avrei potuto andare downtown (ehm) e prendere un hotel/motel del centro, di solito ci sono un paio di posti carini, però sono quasi sempre molto cari (una notte in un albergo carino a cittàsconosciutadelmidwest costa come una settimana in una villa a Bali) e in definitiva ancora più malinconici; <strong>almeno nel triangolo Motel 6-Denny&#8217;s-Love&#8217;s c&#8217;è la vita vera</strong>, ci sono i camionisti, quelli che viaggiano.</p>
<p>Quindi: Las Vegas. La strada da Kingman (almeno nel primo tratto) è forse la più noiosa di tutti gli States, non c&#8217;è nulla e quel che non c&#8217;è è comunque brutto. Si potrebbe andare al <a href="http://grandcanyonwest.com/">Grand Canyon West</a> (la struttura trasparente sospesa nel nulla che ti permette di camminare nel vuoto, appunto), ma bisognerebbe non avere paura e tutto sommato anche chi se ne frega visto che l&#8217;ho già visto anche dall&#8217;elicottero e dall&#8217;aereo.</p>
<p>L&#8217;arrivo a Las Vegas dalla 93 a sud non è emozionante come quello dalla 95 a nord (nel caso, fatelo di notte: sbucare sulla valle della città piena di luci dal buio è davvero super), però <strong>già da lontanissimo di vede la strip</strong> e si vedono i casino (e pensi: sono arrivato; ma in realta: mancano 50 miglia).<br />
Mi piazzo al <a href="http://www.mirage.com/">Mirage</a>, dove una camera di domenica costa quasi meno che in un Motel in culandia: <strong>questo posto si ama o si odia, io lo amo</strong>; il cielo azzurro che c&#8217;è qui non c&#8217;è da nessun&#8217;altra parte al mondo e non so il perché. La crisi questa volta la vedo eccome, la città è mezza vuota e le faccie dei croupier a certi tavoli dei casino sono tutte un programma, si trova posto ovunque per fare qualsiasi cosa.</p>
<p>Perché questa sia una città assurda lo si capisce guardando la <a href="http://maps.google.com/maps?q=las+vegas&#038;ll=36.217687,-115.133972&#038;spn=1.302926,2.650452&#038;z=9">mappa</a>: un mondo in mezzo al deserto. Credo sia una follia dal punto di vista ambientale e adesso che c&#8217;è la crisi, appunto, una follia anche dal punto di vist economico. Da qualche mese si legge di quanto succede in città, con la gente che prima smette di andare dal dentista (che, infatti, chiude) e poi smette di curarsi e poi smette di mangiare.</p>
<p>In tutto ciò, io ci sono venuto per stare allegro.</p>
<p><strong>Da Kingman (Arizona) a Las Vegas (Nevada) &#8211; 7 agosto, 162 miglia (2.177 totali)</strong></p>
<ul>
<li>note americane: vanno sulla luna, ma <strong>nei parcheggi è un disastro</strong>, e non provare a cambiare corsia perché li mandi in tilt</li>
<li><strong>without trucks America stops</strong> (scritta su molti camion, e sembra vero)</li>
<li>siamo nel deserto (del Mojave) ma i campi da golf non mancano: macchie verde brillantissimo qua e là &#8211; e l&#8217;acqua che servirà per mantenerli</li>
<li>per dire di Kingman: il suo aeroporto è stato <em>Voted Arizona&#8217;s 2002 Airport of the Year</em> e via di magone</li>
<li>quando il navigatore va in tilt e inizia a ricalcolare il tragitto e guardi il display e poi guardi fuori e capisci: sei su un ponte che attraversa un lago e ti ricordi di quando sei passato di qua e quel ponte lo stavano costruendo e ti sembrava un&#8217;impresa titanica, ecco in quel momento pensi che a volte le strade si possono costruire anche se e dove sembra impossibile</li>
</ul>
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		<title>Usa 2011: da Holbrook (Arizona) a Kingman (Arizona)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 20:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Arizona è forse lo stato più bello degli Usa, dopo le Hawaii Vado o non vado al Grand Canyon? Sono in anticipo rispetto ai piani, potrei andarci tranquillamente. Sarebbe la quarta o la quinta volta, ha senso? Avrebbe senso perché il posto è in assoluto quello che mi ha più sorpreso al mondo. Soprattuto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/rainbow.jpg"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/rainbow.jpg" alt="" title="Rainbow" width="974" class="alignnone size-full wp-image-5292" /></a><br />
<em>L&#8217;Arizona è forse lo stato più bello degli Usa, dopo le Hawaii</em></p>
<p>Vado o non vado al Grand Canyon? Sono in anticipo rispetto ai piani, potrei andarci tranquillamente. Sarebbe la quarta o la quinta volta, ha senso? Avrebbe senso perché il posto è in assoluto quello che mi ha più sorpreso al mondo. Soprattuto la prima volta, nel 2003. Mi ricordo benissimo: posteggiamo la macchina, ci dirigiamo curiosi ma &#8211; come dire? &#8211; forti della presunzione di aver visto Venezia e il Colosseo e l&#8217;Empire State Building, insomma tante cose, arriviamo vicino al bordo e poi ci affacciamo e quasi ci è mancato il fiato. Siamo stati zitti per non so quanti minuti, a guardare verso il basso e verso il lungo e verso il largo. Il Canyon era ovunque, e di una bellezza che &#8211; come ogni tanto dico &#8211; da sola spiegherebbe l&#8217;esistenza di un dio. Insomma, ci torno o no? Anche le altre visite sono state emozionanti, in modo diverso. Era l&#8217;emozione di rivedere una cosa che ti è piaciuta così tanto.</p>
<p>Primi, lievi, accenni di stanchezza. </p>
<p><strong>Da Holbrook (Arizona) a Kingman (Arizona) &#8211; 6 agosto, 253 miglia (2.015 totali)</strong></p>
<ul>
<li>Canyon, grandi piccoli larghi stretti lunghi ovunque: <strong>grazie Colorado River</strong> e Little Colorado River</li>
<li>Williams è per certi versi caricaturale: qui <strong>66 è quasi un marchio della pro-loco</strong>; però il paesino è delizioso, è la vera porta del Grand Canyon (che, lo sapete, è il posto più bello al mondo), è pieno di pini e di ricordi (<em>a proposito, la tazza del ristorante di Williams comprata nel 2003 e alla quale tenevo tanto e che ovviamente è stata l&#8217;unica a rompersi durante gli ultimi traslochi, ecco l&#8217;ho tenuta in mano per un po&#8217; e poi l&#8217;ho lasciata lì: il ristorante non era più così carino, e io nemmeno</em>)</li>
<li>adesso che ho visto, poi, il cimitero di Williams sto seriamente pensando che mi piacerebbe essere sepolto qui: non sarà una cosa allegra, ma dovreste vedere <strong>quelle tombe nel bosco, sotto un pino</strong>, ognuno ha il suo albero e vicino a ognuno c&#8217;è una panchina o una sedia di legno per quelli che ti vengono a trovare e vogliono fermarsi</li>
<li>note americane: i cimiteri sono aperti e non fanno paura</li>
<li>così buttato lì c&#8217;è pure il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Meteor_Crater">cratere di un meteorite</a></li>
<li>qui c&#8217;è uno dei tratti migliori della Route 66: <strong>corre lontanissimo dalla I-40</strong> ed è ben tenuta</li>
<li>il vero museo della Route 66 è l&#8217;<a href="http://www.hackberrygeneralstore.com/">Hackberry General Store</a>, uno store in mezzo al nulla pieno di *qualsiasi cosa* abbia a che fare con la strada e con gli anni cinquanta</li>
<li>la luce, la luce di questi posti: come la posso raccontare? alla mattina alle 7 quando esco per fare colazione la luce fa sembrare bella qualsiasi cosa e l&#8217;aria è azzurra; ecco: <strong>l&#8217;aria ha un colore, questa è la cosa speciale di questa parte del mondo</strong></li>
<li>Santa Fe è anche una ferrovia, cioè una <a href="http://www.bnsf.com/">compagnia ferroviaria</a>: io, sciocchino, ogni volta che incrociavo un treno pensavo &#8220;urca, un altro treno che va verso Santa Fe&#8221;</li>
<li>a proposito di <strong>treni: sono un compagno di viaggio prezioso e sorprendente</strong> lungo la Route 66: anche nel mezzo del nulla a un certo punto senti il rumore della locomotiva e ti senti meno sperduto</li>
</ul>
<p>Social / 1: quel che non scrivo qui è probabilmente su <a href="http://twitter.com/#!/marmaz">Twitter</a><br />
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		<title>Usa 2011: da Albuquerque (New Mexico) a Holbrook (Arizona)</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 20:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei tratti più commoventi della Mother Road, nel Petrified Forest National Park: la strada è sotto l&#8217;erba, a ricordare il suo percorso ci sono solo i vecchi pali del telefono Commovente, ho scritto. Non solo perché io mi sto prendendo la libertà di piangere a piacimento, e anche di ridere &#8211; ovviamente, ma soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_0189.jpg"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_0189.jpg" alt="" title="Route 66" width="845" class="alignnone size-full wp-image-5287" /></a><br />
<em>Uno dei tratti più commoventi della Mother Road, nel Petrified Forest National Park: la strada è sotto l&#8217;erba, a ricordare il suo percorso ci sono solo i vecchi pali del telefono</em></p>
<p>Commovente, ho scritto. Non solo perché io mi sto prendendo la libertà di piangere a piacimento, e anche di ridere &#8211; ovviamente, ma soprattutto perché è il tempo che il vero padrone di questo viaggio. Il tempo che passa, il tempo che non ritorna, il tempo che cambia, il tempo che hai davanti.<br />
Il tempo è il mio problema: <strong>trovare la velocità giusta</strong>, in particolare. Sono spaventato all&#8217;idea di guardare quello che ho alle spalle, ma credo anche non sia giusto corrergli avanti troppo veloce. A volte riesco a <strong>saltarci dentro e a trovare il ritmo giusto</strong>, ma più spesso lo guardo perplesso e finisce che lo supero, vado avanti avanti avanti e poi mi devo fermare per aspettare che arrivi.<br />
Ecco, il tempo sulla Route 66 è tante cose insieme: il passato glorioso di una strada che ha cambiato (e creato, forse) l&#8217;America, poi quello degli anni spensierati dei viaggi attraverso il Paese, la lenta decadenza, il recupero per i nostalgici. Ci sono cose semplicemente vecchie, altre squallide, altre ancora abbandonate e basta, molte ricostruite: c&#8217;è <strong>il tempo in tutte le possibili varianti</strong>. Però solo qui nel Petrified Forest National Park c&#8217;è il tempo che dice: è finita, ma è giusto così. Non è più il tempo di quella strada e nemmeno delle sue caricature. Qui c&#8217;è quasi una sepoltura: <strong>semplicemente la terra si è a poco a poco ripresa la Mother Road</strong> e i pali del telefono, di legno, sono un bel modo per ricordarla.<br />
Lo so che non sono stato capace di spiegare e forse non è nemmeno possibile, son momenti così intimi che poi quando li racconti finisci per sembrare un idiota o uno squilibrato, ma comunque: quando penserò alla Route 66 penserò a questo tratto silenzioso coperto dall&#8217;erba. Con gratitudine.</p>
<p><strong>Da Albuquerque (New Mexico) a Holbrook (Arizona) &#8211; 5 agosto, 383 miglia (1.762 totali)</strong></p>
<ul>
<li>ponti su fiumi, già ma <strong>dov&#8217;è il fiume?</strong></li>
<li>note americane: vedere una pattuglia della polizia che ferma una macchina è un vero spettacolo, prima è lì sul lato della strada che sembra quasi abbandonata, poi all&#8217;improvviso <strong>si accende tutta come un albero di Natale</strong> e scatta con un&#8217;agilità che non ti aspetti e in pochi secondi è alle spalle della <em>vittima</em></li>
<li>Santa Fe/1: se possibile è ancora più finta di Albuquerque, con l&#8217;aggravante che <strong>se la tira &#8211; e parecchio</strong></li>
<li>Santa Fe/2: gallerie d&#8217;arte e gallerie d&#8217;arte e artisti</li>
<li>Albuquerque e Santa Fe: alla fine non son male, cioè sembrano posti dove si vive bene, solo che essersi <strong>messe così tanto al servizio del turismo</strong> (radical chic, vorrei aggiungere) le ha certamente rovinate</li>
<li>note americane: il 98% dei <strong>deodoranti è in stick</strong> e <em>neutro</em> è un termine sconosciuto qui (per qualsiasi cosa, dallo yogurt al deodorante appunto)</li>
<li>dopo miglia e miglia di berline ordinarie, Suv e pickup, in questa parte del Paese si vedono più spesso macchine diverse: compaiono le europee, qualche colore, addirittura le decappottabili</li>
<li>tanto Vietnam, ovunque: ci sarà altrettanto <strong>Afghanistan</strong> tra 30 anni?</li>
<li>la rete cellulare migliora: fino a questo momento c&#8217;è sempre stata copertura (ho una sim T-Mobile), tranne che per qualche breve tratto tra Texas e New Mexico</li>
<li>l&#8217;Arizona, finalmente: il paesaggio cambia rapidamente, compare il rosso e lo scenario tipico di questo <strong>Stato fantastico disegnato dai fiumi</strong> e dominato dai Canyon</li>
<li>note americane: quando nello specchietto retrovisore compare la sagoma di un truck e decidi di lasciarti superare, puoi scommettere su che cosa sta trasportando quel bestione; si va dai motori di aereo alle cisterne e alle barche passando per intere case prefabbricate</li>
<li>i segni della crisi: <strong>pochi americani in giro</strong>, pochissimi per essere agosto e in questa parte del Paese; ancora più incredibile: pochi americani vecchi in giro, loro che di solito sono tra i viaggiatori più visibili</li>
<li>il <a href="http://www.nps.gov/pefo/index.htm">Petrified Forest National Park</a> non meriterebbe forse un viaggio apposta, ma questi alberi che sono diventati pietra e con colori bellissimi sono molto suggestivi</li>
<li>in tutto questo tratto del viaggio la Route 66 corre al fianco della I-40 e si può entrare e uscire di continuo: ci sono un sacco di agglomerati urbani (non riesco a chiamarli paesi o città, è impossibile proprio) e abbandonati o semi-abbandonati</li>
</ul>
<p><strong>Le <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150247457821394.324790.613171393">foto del viaggio</a> per ora le sto mettendo su Facebook, pubbliche, poi farò un album migliore</strong></p>
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		<title>Usa 2011: da Amarillo (Texas) ad Albuquerque (New Mexico)</title>
		<link>http://www.mazzei.milano.it/2011/08/04/usa-2011-da-amarillo-texas-ad-albuquerque-new-mexico/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 20:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Albuquerque]]></category>
		<category><![CDATA[Cadillac Ranch]]></category>
		<category><![CDATA[New Mexico]]></category>
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		<category><![CDATA[Texas]]></category>

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		<description><![CDATA[Adrian, TX: sono a metà della Route 66, mancano 1139 miglia a Santa Monica Dopo mesi di: bici, bici, bici &#8211; un viaggio così, in macchina. C&#8217;è un senso. Prima di tutto: in bici non avrei potuto farlo ;-) Poi: mi voglio liberare della macchina e avevo voglia di salutarla. Mio padre era fissato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/midway.jpg"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/midway.jpg" alt="" title="Midway Route 66" width="1024" class="alignnone size-full wp-image-5266" /></a><em>Adrian, TX: sono a metà della Route 66, mancano 1139 miglia a Santa Monica</em></p>
<p>Dopo mesi di: bici, bici, bici &#8211; un viaggio così, in macchina. C&#8217;è un senso. Prima di tutto: in bici non avrei potuto farlo ;-)<br />
Poi: mi voglio liberare della macchina e avevo voglia di salutarla. Mio padre era fissato con la guida, mi ha messo al volante che forse non avevo nemmeno 14 anni, comunque a 15-16 guidavo già. A me delle macchine non è mai importato nulla, ma saper guidare mi ha sempre fatto sentire libero, come se potessi andare dove volevo. Adesso sono venuto qui, ma anche per dire: la bici mi fa sentire più libero perché dipende solo da me.<br />
La macchina la lascerò sulla Route 66, quale posto migliore?</p>
<p><strong>Da Amarillo (Texas) ad Albuquerque (New Mexico) &#8211; 4 agosto, 295 miglia (1.379 totali)</strong></p>
<ul>
<li>buon compleanno <a href="http://www.whitehouse.gov/blog/2011/08/04/happy-birthday-president-obama-0">Presidente</a></li>
<li>now hiring in una videoteca: 8 dollari all&#8217;ora, 40 ore alla settimana</li>
<li>la <strong>bandiera del Texas</strong> mi piace molto e quella stella è un po&#8217; ovunque in giro</li>
<li>per molte e molte miglia: <strong>nulla</strong></li>
<li>i limiti di velocità qui sono diversi per il giorno (70 miglia) e la notte (65 miglia)</li>
<li><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cadillac_Ranch">Cadillac Ranch</a>: una bella, bella, bella sorpresa</li>
<li>a metà strada tra Chicago e Los Angeles, c&#8217;è Adrian (TX), paese esemplare del viaggio: <strong>case e cose abbandonate</strong> e un bar che cerca di sopravvivere con i disperati come me che passano da qui (non so se ci riesce, però)</li>
<li>la temperatura scende sotto i 100F: si respira</li>
<li>guadagno un&#8217;ora, sono nel New Mexico</li>
<li>compaiono gli insetti</li>
<li>note americane: il colore della pompa diesel è verde</li>
<li>paesaggio adesso: beige, verde, compare il rosso</li>
<li>Land of Enchantment, dicono del New Mexico: uhm, che mi sia proprio piaciuto un sacco ecco, no</li>
<li>Albuquerque/1: la Old Town è uno dei posti più finti che mi sia mai capitato di vedere (intendiamoci, io amo Las Vegas perché è finta, ma in modo autentico: gioca quella parte, lo fa bene), <strong>pessimo trappolone per turisti</strong>, ma di quelli proprio ingenui</li>
<li>Albuquerque/2: la parte downtown dicono essere stata recuperata dopo molti investimenti; ci sono alberghi e le classiche attrazioni americane cioè posti dove si mangia </li>
<li>Albuquerque/3: in generale, però, <strong>la città sembra bella</strong> e rivedo delle biciclette dopo molte miglia e la gente sembra simpatica e se la guardate dal satellite, ecco è davvero <a href="http://maps.google.it/maps?q=Albuquerque,+NM,+USA&#038;hl=it&#038;ll=35.083956,-106.64978&#038;spn=1.420438,2.216492&#038;sll=34.985003,-113.818359&#038;sspn=5.687516,8.865967&#038;t=k&#038;z=9">spettacolare</a></li>
</ul>
<p><strong>Le <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150247457821394.324790.613171393">foto del viaggio</a> per ora le sto mettendo su Facebook, pubbliche, poi farò un album migliore</strong></p>
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		<title>Usa 2011: da Oklahoma City (Oklahoma) ad Amarillo (Texas)</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 20:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attrazioni locali: the Leaning Tower of Texas @ Groom, TX La Route 66 è l&#8217;America degli anni cinquanta che muore, di questo mi sto convincendo. La vedi lì, a volte la puoi ancora toccare, ma sai che non c&#8217;è più e non tornerà. Come mi era capitato altre volte, mi sembra di vederli gli americani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_0059.jpg"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_0059.jpg" alt="" title="Leaning Tower of Texas" width="1024" class="alignnone size-full wp-image-5254" /></a><em>Attrazioni locali: the Leaning Tower of Texas @ Groom, TX</em></p>
<p>La Route 66 è l&#8217;<strong>America degli anni cinquanta che muore</strong>, di questo mi sto convincendo. La vedi lì, a volte la puoi ancora toccare, ma sai che non c&#8217;è più e non tornerà. Come mi era capitato altre volte, mi sembra di vederli gli americani di quei giorni: nei motel abbandonati e nei distributori di benzina e in questi piccoli agglomerati urbani lungo il percorso. Li guardo con molta simpatia: forse sono un po&#8217; condizionato dalla passione di Nanda Pivano (<em>avevo scritto Pirovano, grazie a Blimunda per avermi fatto notare *quanto* sono rinco!</em>) e li penso tutti un po&#8217; beat (and be-bop), ma tant&#8217;è se son qui è anche per incontrarli.</p>
<p>Anche Giulia e Matteo di Nuok stanno facendo un percorso simile: <a href="http://www.nuok.it/2011/08/nuok-costucost-day-1-a-spasso-per-cicago/">leggeteli</a>, sono più ordinati e precisi di me.</p>
<p><strong>Da Oklahoma City (Oklahoma) ad Amarillo (Texas) &#8211; 3 agosto, 282 miglia (1.084 totali)</strong></p>
<ul>
<li>compaiono i cartelli del <strong>telefono amico</strong> (lo dicevo io che il clima era infame)</li>
<li>dopo il verde dell&#8217;Illinois, qui siamo sul marrone e improvvisamente diventa <strong>tutto piatto</strong></li>
<li>si chiamano nativi americani, vero?</li>
<li>la Route 66 si segue bene in Illinois e nel Missouri, un po&#8217; meno in Oklahoma, malino in Texas</li>
<li>il <a href="http://www.route66.org/index2.html">museo della Route 66</a> di Clinton, OK: ben fatto</li>
<li>note americane: anche nella località più piccola e sfigata c&#8217;è un supermercato che ridicolizza la nostra EsseLunga più grande</li>
<li>nessuno per strada, l&#8217;ho già detto: con questo caldo si può vivere solo al chiuso</li>
<li>devo ammetterlo: <strong>senza il navigatore non avrei potuto</strong> (aggiungere verbo a caso)</li>
<li>arrivi in Texas e te ne accorgi: <a href="http://www.crossministries.net/">croci enormi</a>  e <strong>chiese, più chiese</strong></li>
<li>non c&#8217;è più la Texaco, è comparsa invece la <a href="http://www.loves.com/">Love&#8217;s</a> (ama il tuo distributore, sarebbe?)</li>
<li>note americane: <strong>i distributori di benzina sono il centro della tua vita</strong></li>
<li>in Texas ci sono davvero i ranch circondati da palizzate bianche e i texani con gli stivali</li>
<li>in Texas ci sono anche le <a href="http://www.roadsideamerica.com/tip/1266">torri (dell&#8217;acqua) pendenti</a></li>
</ul>
<p><strong>Le <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150247457821394.324790.613171393">foto del viaggio</a> per ora le sto mettendo su Facebook, pubbliche, poi farò un album migliore</strong></p>
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		<title>Usa 2011: da St. Louis (Missouri) a Oklahoma City (Oklahoma)</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 20:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avendo letto tante cose sulla Route 66 mi aspettavo i negozi di paccottiglia e mi aspettavo paesaggi malinconici di città fantasma. Non mi aspettavo i negozi di paccottiglia che diventano a loro volta luoghi della memoria: chiudono anche gli spazi aperti per ricordare la grande strada che è chiusa. Sulla vecchia Route 66 ci sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_0046.jpg"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_0046.jpg" alt="" title="McDonald&#039;s" width="941" class="alignnone size-full wp-image-5247" /></a></p>
<p>Avendo letto tante cose sulla Route 66 mi aspettavo i negozi di paccottiglia e mi aspettavo paesaggi malinconici di città fantasma. Non mi aspettavo i negozi di paccottiglia che diventano a loro volta luoghi della memoria: <strong>chiudono anche gli spazi aperti per ricordare la grande strada che è chiusa</strong>. Sulla vecchia Route 66 ci sono pompe di benzina abbandonate, sulla nuova Interstate 55 ci sono pompe di benzina abbandonate: ecco il problema.</p>
<p>Da St. Louis (Missouri) a Oklahoma City (Oklahoma) &#8211; 2 agosto, 493 miglia</p>
<ul>
<li>un cazzo di caldo insopportabile (lo so, l&#8217;ho già scritto): sempre <strong>tra 100 e 120 F</strong> e non ho il coraggio di fare la conversione; umidità al massimo</li>
<li>il clima rende un po&#8217; <strong>spettrali i paesaggi urbani</strong>: non c&#8217;è nessuno in giro a piedi nelle città e nei paesi</li>
<li>fireworks: tante fabbriche e rivenditori</li>
<li>fuori dai grandi centri urbani <strong>sparisce Starbucks</strong></li>
<li>Wendy&#8217;s e torno alla mia adolescenza</li>
<li>il Missouri: altopiani, colline, boschi, basta</li>
<li>Cuba, c&#8217;è una Cuba anche qui</li>
<li>barrette, c&#8217;è <strong>un&#8217;invasione di barrette</strong> nei supermercati (molte sono al burro d&#8217;arachidi, va bene tutto ma siamo americani!)</li>
<li>impressionante quantità di posti che vendono <strong>video per adulti</strong>, mai visti in altre parti degli Usa: più bacchettoni e puritani del solito da queste parti?</li>
<li>quel che ricorderò del Kansas? i cartelli con le istruzioni in caso di uragano</li>
<li>non date retta alle guide: Tulsa (OK) è un incubo di posto!</li>
<li>OK, OK: non è sempre tutto ok, è solo la sigla dell&#8217;Oklahoma</li>
<li>i nomi delle città segnati sulle water tower</li>
</ul>
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		<title>Usa 2011: da Chicago (Illinois) a St. Louis (Missouri)</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 22:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gateway Arch]]></category>
		<category><![CDATA[illinois]]></category>
		<category><![CDATA[midwest]]></category>
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		<description><![CDATA[Gateway Arch, St. Louis, Missouri La Route 66 non esiste più, non si può percorrere al posto di un&#8217;altra strada. Non la si segue, bisogna inseguirla. Entrare ed uscire da altre superstrade, la 55 in questa parte del Paese, che a volte le corrono al fianco, altre volte la sostituiscono oppure la incrociano. All&#8217;inizio ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_0012.jpg"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_0012.jpg" alt="" title="Gateway Arch" width="1024" class="alignnone size-full wp-image-5240" /></a><br /><em>Gateway Arch, St. Louis, Missouri</em></p>
<p>La Route 66 non esiste più, non si può percorrere al posto di un&#8217;altra strada. Non la si segue, bisogna inseguirla. Entrare ed uscire da altre superstrade, la 55 in questa parte del Paese, che a volte le corrono al fianco, altre volte la sostituiscono oppure la incrociano.<br />
All&#8217;inizio ho seguito la mappa, poi ho fatto un po&#8217; come mi pareva: ho capito quasi subito che la <em>Mother Road</em> non è un itinerario fisso da seguire, ma il tuo modo personale, quasi intimo, di andare da est a ovest.</p>
<p>Da Chicago (Illinois) a St. Louis (Missouri) &#8211; 1 agosto, 309 miglia</p>
<ul>
<li>viaggi sepolto in un campo di <strong>grano</strong></li>
<li>son passato da Morris, ho visto Amish</li>
<li>il clima nel midwest è tragico: fa un <strong>caldo assassino</strong> e col 100% di umidità costante: &#8220;ah, ma oggi è molto più fresco di ieri&#8221; mi han detto (in compenso gli inverni sono rigidissimi)</li>
<li>ragazze fuori dalle fattorie: <strong>for sale corn</strong></li>
<li>pale eoliche in abbondanza, almeno ci fosse il vento</li>
<li>Springfield è la capitale dell&#8217;Illinois e, come tutte le capitali che sono in realtà la seconda o la terza città della regione, soffre di un evidente complesso di inferiorità</li>
<li>le case attorno alla città sono la classiche casette americane, ma tutte sembrano aver bisogno di manutenzione ordinaria, rendendo il clima molto malinconico</li>
<li>i <strong>coppertoni</strong> in mezzo alla strada: evitarli è un&#8217;arte e qui è pieno come non mi era mai capitato</li>
<li>un parco, sul fiume, al tramonto, 45 gradi, dell&#8217;umidità ho detto: <strong>nemmeno una zanzara</strong></li>
<li>l&#8217;ultima frontiera della fissazione americana per i denti: gli <strong>scovolini</strong> (si chiameranno così?) tipo dentista venduti nelle pharmacy</li>
<li>essere europeo: leggo di un &#8220;arco&#8221; a St. Louis e penso subito a una zona caratteristica, con un monumento tipo Arco della Pace o di Trionfo, invece è <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gateway_Arch">un (bellissimo) arco d&#8217;acciaio</a> nel solito quartiere contemporaneo delle città americane (e, incidentalmente, è anche il monumento più alto degli Stati Uniti)</li>
<li>St. Louis è davvero carina, l&#8217;arco, il fiume, l&#8217;ambiente universitario, pure un&#8217;insospettabile via gaia, locali dove suonano il blues: peccato solo per il clima</li>
<li>dopo le <a href="http://www.gooseisland.com/">Goose Island</a> di Chicago, bevo le Budweiser locali, in particolare la <a href="http://www.budweiserselect.com/default.aspx">Select</a>, da <strong>99 calorie</strong> (&#8220;come uno yogurt!&#8221; esclamò Justine)</li>
<li>nei tratti della vecchia Route 66 incontro solo <strong>bolliti e motociclisti</strong>: visto che non ho la moto ho capito in che categoria mettermi</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Usa 2011: i tre giorni a Chicago prima della partenza</title>
		<link>http://www.mazzei.milano.it/2011/07/31/usa-2011-i-tre-giorni-a-chicago-prima-della-partenza/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 03:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[chicago]]></category>
		<category><![CDATA[route 66]]></category>

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		<description><![CDATA[[Foto scattata da Justine durante il pranzo al Cedar Hotel] Mi sto convincendo che Chicago sia la città più bella degli Stati Uniti. Non quella dove vivrei, forse, non la mia preferita, non New York (che bisogna sempre mettere in una categoria a sé), ma semplicemente la più bella. Ho avuto la fortuna di venirci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/IMG_9940-1024x682.jpg" alt="" title="Marmaz a Chicago" width="1024" class="alignnone size-large wp-image-5228" /><br />
[<em>Foto scattata da Justine durante il pranzo al Cedar Hotel</em>]</p>
<p>Mi sto convincendo che Chicago sia <strong>la città più bella</strong> degli Stati Uniti. Non quella dove vivrei, forse, non la mia preferita, non New York (che bisogna sempre mettere in una categoria a sé), ma semplicemente la più bella. Ho avuto la fortuna di venirci due volte e di trovare sempre un tempo fantastico, forse dovrei vederla anche durante condizioni meteo più tipiche, ma tant&#8217;è. È una città che ti regala tanti livelli di osservazione: la passeggiata lungo il fiume, sotto l&#8217;autostrada, il fiume e le sue curve, il lago, la strada e le strade, le case basse, la sopraelevata della metropolitana e poi i grattacieli, che sono i più belli di sempre, e la torre rossa della Cna che è diventato il mio preferito. Per non dire delle bici: tante e belle.</p>
<p>Giusto che questo viaggio inizi da qui e inizi con quel rito antico e sempre emozionante di venire a trovare qualcuno che qui vive. Questi due giorni con Justine e Luca mi sono proprio piaciuti, davvero come se ci fossimo visti ieri e poi ritrovati qui. </p>
<p>Chicago: 29, 30, 31 luglio</p>
<ul>
<li>tornare in un posto che conosci un po&#8217; e ricordarti tante cose e accorgerti di quante cose hai memorizzato pur essendoci stato poco</li>
<li>la luce del mattino e <strong>il sole caldissimo che ti salta addosso</strong> tra un grattacielo e l&#8217;altro</li>
<li>evoluzione dei bagel: al gusto di <em>qualcosa</em> (bacon, mirtillo, uova, formaggio eccetera)</li>
<li>me lo fanno notare: una pulizia estrema, New York da questo punto di vista è lontana</li>
<li>hanno aperto negozi di popcorn, <strong>solo di popcorn</strong></li>
<li>non ti chiedono più se vuoi la ricevuta in mano o nel sacchetto ma: in mano, nel sacchetto o per email?</li>
<li>tempo di checkout alla cassa dell&#8217;Apple Store: 5 secondi e la ricevuta era già nella mia casella di posta (poi penso a quelli che pagano in contanti e alle ore perse perché quello davanti a te sta cercando i 2 centesimi da dare alla cassiera)</li>
<li>ho visto Old Town, un bel quartiere</li>
<li>ma <strong>quante buone birre</strong> ci sono negli Usa? e quanto era amara quella che ha assaggiato Justine?</li>
<li>le <strong>biciclette</strong>, che cosa te lo dico a fare? tante piste ciclabili, tanti percorsi segnati, <strong>tante belle bici</strong> (fisse, single speed &#8211; soprattutto, da corsa, di tutto, insomma), tantissima gente che va in bici; la sera fuori dai locali ce ne sono montagne legate ai paletti; ah, ovviamente di paletti ce ne sono a ogni metro; ah, ovviamente puoi andare sempre su tutti i mezzi pubblici; ah, ovviamente tutti rispettano le bici e le macchine vanno piano</li>
<li>quando il ragazzo che mi stava noleggiando appunto una bici ha saputo che avevo una fissa mi ha subito fatto vedere la sua e mi ha parlato per 10 minuti di cose ultratecniche cha faccio ancora fatica a capire in italiano, figuriamoci in inglese; ho capito, insomma, che anche qui le due ruote sono una bella tribù</li>
<li>esiste una linea di <strong>jeans Levi&#8217;s per chi va in bici</strong>: <a href="http://us.levi.com/family/index.jsp?categoryId=11844101&#038;sr=1&#038;origkw=commuter">511 Commuter</a>, il mondo sta prendendo la strada delle due ruote senza motore</li>
<li>segnali del fatto che anche-se-non-li-dimostro-li-ho: 1) per la prima volta in vita mia mi sono dimenticato la carta di credito sul bancone di un negozio (poi ritrovata); 2) se lascio gli occhiali in albergo, ciao; 3) mi rassegno all&#8217;idea di dover chiedere informazioni alla gente</li>
<li>Borders chiude, lo sapevo perché l&#8217;ho letto e ne ho scritto mille volte, ma entrare in una libreria che chiude <em>domani</em> e sentir parlare <strong>uno degli undicimila che da dopodomani sarà senza lavoro</strong>, ecco è un&#8217;altra cosa</li>
<li>amo gli americani con i <strong>pantaloni corti</strong>, una tshirt e le ciaba a prescindere da tutto, dall&#8217;ora dal posto dal contesto da quanto è in tiro la loro compagna, da tutto</li>
<li>quando mi hanno fermato per chiedermi informazioni scambiandomi così per un locale sono ingrassato 150 kg per la soddisfazione</li>
<li>quel che <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/09/13/chicago-in-a-post/">avevo scritto</a>, confermo</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>Dedicato a Djemaa el Fna</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 07:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In quella piazza così piena di storie adesso c&#8217;è anche il racconto del terrore. Io la voglio ricordare così:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In quella <a href="http://www.mazzei.milano.it/2010/12/11/djemaa-el-fna-nella-grande-piazza-ce-posto-anche-per-me/">piazza così piena di storie</a> adesso c&#8217;è anche il <a href="http://www.nytimes.com/2011/04/29/world/africa/29morocco.html">racconto del terrore</a>. Io la voglio ricordare così: </p>
<p><iframe width="700" height="555" src="http://www.youtube.com/embed/oheTVSyWQiI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><iframe width="700" height="555" src="http://www.youtube.com/embed/zBC3dkkTadA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><iframe width="700" height="555" src="http://www.youtube.com/embed/pJ19Mvj-Q1Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Francoforte in a post</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 11:11:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[No, non sono stato a Francoforte, ma con Francoforte in un post è un po&#8217; come se: La fiera del libro e pochissime librerie La fiera delle sciatte e tantissimi negozi di abbigliamento Però leggetelo tutto, merita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, non sono stato a Francoforte, ma con <a href="http://totentanz.wordpress.com/2011/01/12/francoforte-in-un-post">Francoforte in un post</a> è un po&#8217; come se:</p>
<ul>
<li>La fiera del libro e pochissime librerie</li>
<li>La fiera delle sciatte e tantissimi negozi di abbigliamento</li>
</ul>
<p>Però leggetelo <a href="http://totentanz.wordpress.com/2011/01/12/francoforte-in-un-post/">tutto</a>, merita.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La paura, che cos&#8217;è</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 11:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Escadas do Carmo e l&#8217;Igreja do Santissimo Sacraento do Passo @ Pelourinho, Salvador Bahia Viaggiando da solo l&#8217;anno scorso ho abbassato e di molto la mia soglia di attenzione rispetto al pericolo. Come se una minore capacità di difesa potesse essere compensata solo dall&#8217;assenza di difesa. Fate di me quello che volete, posti e città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/IMG_7846.jpg" alt="" title="Escadas do Carmo, Salvador Bahia" width="700" class="alignnone size-full wp-image-4981" /><br />
<em>L&#8217;Escadas do Carmo e l&#8217;Igreja do Santissimo Sacraento do Passo @ Pelourinho, Salvador Bahia</em></p>
<p>Viaggiando da solo l&#8217;anno scorso ho abbassato e di molto la mia soglia di attenzione rispetto al <em>pericolo</em>. Come se una minore capacità di difesa potesse essere compensata solo dall&#8217;assenza di difesa. Fate di me quello che volete, posti e città e persone del mondo. Questo mi ha dato una certa tranquillità nell&#8217;andare in giro di giorno e di notte, a Milano e fuori, senza dovermi preoccupare troppo delle circostanze e delle situazioni. Certo, a <a href="http://www.mazzei.milano.it/tag/new-york/">New York</a> non sono andato a fare il pirla nel Bronx, ma il resto della città l&#8217;ho girato in lungo e in largo senza problemi e, soprattutto, senza paura. A <a href="http://www.mazzei.milano.it/tag/marrakech/">Marrakech</a>, poi, c&#8217;è stata la certificazione di questa modalità: abbandonarsi alla città come unico modo per viverla.</p>
<p>Anche per questo motivo il fatto di avere attorno gente, di essere abbracciato da ragazzini che vogliono una moneta, da quello che cerca di venderti fumo (la solita storia) o da chicchessia per qualsiasi ragione, ecco anche quel contatto fisico mi lasciava non indifferente, ma addirittura sereno. Insomma non mi veniva in mente di cercare il portafogli o di controllare dove fosse il telefonino.</p>
<p>Quella sera a Bahia, poi, c&#8217;era un&#8217;atmosfera di quelle che sono impossibili da raccontare: il tramonto, un vento fresco che portava via l&#8217;afa ma lasciava il caldo, la città antica del Pelourinho, i vicoli di ciotole, le case colorate, poca gente in giro, i lampioni quasi parigini che si illuminano uno dopo l&#8217;altro. Nessuna difesa è possibile in certi momenti. Camminavo per quelle strade e mi veniva foglia di aprire le braccia e farmi portare dal vento o dalle situazioni. Ecco perché quando <strong>davanti alla Igreja do Santissimo Sacraento do Passo</strong> quei due ragazzi mi sono venuti attorno io non ero preparato al pericolo. Mi sono lasciato abbracciare come sempre e solo quando ho visto e sentito la lama di quel coltello ho capito che cosa stava succedendo. Anzi, forse non l&#8217;ho capito fino in fondo nemmeno in quel momento: l&#8217;ho capito, l&#8217;abbiamo capito qualche ora dopo, il giorno dopo, lo stiamo capendo ancora oggi.</p>
<p>Quella lama ha provocato una ferita che avrà bisogno di tempo per guarire. La giornata successiva in spiaggia io ero teso come una corda di violino e sono passato dal pensare che niente fosse un pericolo a tutto può essere pericoloso, compreso il tipo col secchiello che viene a bagnare la sabbia attorno a te in modo tale che tu ti possa alzare senza ustionarti (poi ne scriverò). Ancora oggi, la ferita è aperta.<br />
Correndo sulla Martesana l&#8217;altra sera ho incrociato un ragazzo &#8220;strano&#8221;, era tardi e non c&#8217;era nessuno, ho iniziato a correre così veloce che credo di aver battuto tutti i miei record, tipo che quel chilometro l&#8217;ho fatto a 4,10; e poi ancora tornando a casa ho sentito dei passi e mi sono girato 200 volte (bambina cinese con zoccoli rumorosi).</p>
<p>Sono molto innervosito da questa cosa, spero passi presto.</p>
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		<title>Il sistema nervoso del mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 08:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ho visto questa foto di sfuggita ho pensato rappresentasse il sistema nervoso. Avete presente? I neuroni, le connessioni, i gangli nervosi, tutti accesi a indicare il passaggio di energia elettrica, e quindi di vita. Sul web ci sono un sacco di immagini del genere. E invece no. &#200; una città di notte dal satellite. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://earthobservatory.nasa.gov/IOTD/view.php?id=48471&#038;src=share"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/ISS026-E-012474_lrg.jpg" alt="" title="Montreal di notte dal satellite" width="700" class="alignnone size-full wp-image-4976" /></a></p>
<p>Quando ho visto questa foto di sfuggita ho pensato rappresentasse il sistema nervoso. Avete presente? I neuroni, le connessioni, i gangli nervosi, tutti accesi a indicare il passaggio di energia elettrica, e quindi di vita. Sul web ci sono un sacco di <a href="http://www.google.it/images?q=neurons&#038;um=1&#038;hl=it&#038;biw=1699&#038;bih=1224&#038;tbs=isch:1,ic:specific,isc:black,itp:photo&#038;source=lnt&#038;sa=X&#038;ei=AJI6TdzoOs2EswaelYn1Bg&#038;ved=0CBAQpwUoAg">immagini del genere</a>.</p>
<p>E invece no. &Egrave; una città di notte dal satellite. &Egrave; Montreal. Chissà, magari le città sono davvero il sistema nervoso del mondo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Colonia in a post</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 23:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ospito per la prima volta un city-in-a-post che non ho scritto io: mi è piaciuto lo stile di Andrea e leggendolo mi è sembrato di vedere un pezzo di città, come la stava raccontando. la città è architettonicamente brutta, come mi dicevano: ricostruita in fretta dopo WW2 e si vede contrariamente, l&#8217;atmosfera è vivibile ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ospito per la prima volta un <a href="http://www.mazzei.milano.it/tag/city-in-a-post/">city-in-a-post</a> che non ho scritto io: mi è piaciuto lo stile di <a href="http://www.mazzei.milano.it/author/Andrea/">Andrea</a> e leggendolo mi è sembrato di vedere un pezzo di città, come la stava raccontando.</em></p>
<ul>
<li>la città è architettonicamente brutta, come mi dicevano: ricostruita in fretta dopo WW2 e si vede</li>
<li>contrariamente, l&#8217;atmosfera è vivibile ed amichevole; quasi da paese, a tratti</li>
<li>ogni volta che esci di casa incontri qualcuno che conosci (o hai visto su GayRomeo)</li>
<li>è (quasi) tutto raggiungibile a piedi: buoni trasporti, capillari, funzionano bene anche tardi e nel weekend; è ben servita da aeroporti e treni</li>
<li>c&#8217;è il Reno &#8211; nella parte ovest non succede niente, dicono; a sinistra c&#8217;è tutto</li>
<li>qualcuno (Wikipedia?) diceva: seconda comunità gay del mondo dopo San Francisco &#8211; faccio un po&#8217; fatica a crederlo</li>
<li>Duomo e stazione centrale nella stessa piazza: <em>not so clever</em></li>
<li>tanta caciara per il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Colonia">Duomo</a>; monumento più visitato della Germania, dicono: altissimo, bellissimo, levissimo eccetera ma secondo me, fa schifo; è nero dallo sporco, vedi punto precedente (e non mi pensavo meneghino patriottico)</li>
<li>carino il <a href="http://www.museenkoeln.de/museum-ludwig/default.asp?lang=2">museo Ludwig</a> (arte contemporanea) ma ne ho visti di much better, si vede che la struttura è un po&#8217; vecchia</li>
<li>tantissimi <a href="http://royalcupcakes.de/">cafè</a>, anche piuttosto carini; sento la mancanza di posti del genere in Italia, dove sedermi per ore con un caffè e un libro</li>
<li>avere una relazione a distanza (Milano) non aiuta, direi</li>
</ul>
<p>Le altre <a href="http://www.mazzei.milano.it/tag/city-in-a-post/">city-in-a-post</a>: <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/01/02/amsterdam-in-a-post/">Amsterdam</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/04/26/barcelona-in-a-post/">Barcelona</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/09/13/chicago-in-a-post/">Chicago</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/12/09/copenhagen-in-a-post/">Copenhagen</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2010/01/06/dubai-in-a-post/">Dubai</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/08/26/gili-trawangan-in-a-post/">Gili Trawangan</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/10/23/hawaii-in-a-post/">Hawaii</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2006/12/15/helsinki-in-a-post/">Helsinki</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/08/31/hong-kong-in-a-post/">Hong Kong</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/01/08/istanbul-in-a-post/">Istanbul</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/01/16/lisbona-in-a-post/">Lisbona</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/10/07/london-in-a-post/">London</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2008/04/25/new-york-in-a-post/">New York</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/01/09/porto-in-a-post/">Porto</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/06/san-francisco-in-a-post/">San Francisco</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/10/08/seattle-in-a-post/">Seattle</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2010/05/22/tokyo-in-a-post/">Tokyo</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2007/09/08/vancouver-in-a-post/">Vancouver</a>, <a href="http://www.mazzei.milano.it/2009/12/09/zurigo-in-a-post/">Zurigo</a></p>
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		<title>C&#8217;è tutto un mondo attorno</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 17:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo so che sembra quella cosa delle bandierine, ma l&#8217;idea non è quella. La mappa degli aeroporti dove sono atterrato serve solo per dire che ho molta voglia di partire, che ho molta voglia di tornare in posti dove sono già stato (in questo momento, per esempio, ho un gran desiderio di California), che ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so che sembra quella cosa delle bandierine, ma l&#8217;idea non è quella. La <a href="http://maps.google.com/maps/ms?ie=UTF8&#038;hl=en&#038;msa=0&#038;msid=208042821842712462839.0004991acd55f7d85058d&#038;t=h&#038;z=2">mappa degli aeroporti</a> dove sono atterrato serve solo per dire che ho molta voglia di <strong>partire</strong>, che ho molta voglia di <strong>tornare</strong> in posti dove sono già stato (in questo momento, per esempio, ho un gran desiderio di California), che ho molta voglia di <strong>andare</strong> nei (tantissimi) posti dove non sono stato, che ho molta voglia di prendere un aereo, anche a caso.</p>
<p><a href="http://maps.google.com/maps/ms?ie=UTF8&#038;hl=en&#038;msa=0&#038;msid=208042821842712462839.0004991acd55f7d85058d&#038;t=h&#038;z=2"><img src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/Screen-shot-2011-01-05-at-5.54.37-PM.png" alt="" title="Mappamondo" width="700" class="alignnone size-full wp-image-4893" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lost in Lisbona</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 14:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quelli della Tap stanno molto al telefono. Ai banchi del check-in, al gate, agli sportelli informazioni, sono lì dietro al terminale, digitano qualcosa sulla tastiera e poi prendono in mano il telefono e a quel punto capisci che la situazione diventa seria. Arriviamo all&#8217;imbarco del volo per Sao Paulo dopo un&#8217;oretta passata tentando di cambiare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quelli della <a href="http://www.flytap.com/">Tap</a> stanno molto al telefono. Ai banchi del check-in, al gate, agli sportelli informazioni, sono lì dietro al terminale, digitano qualcosa sulla tastiera e poi prendono in mano il telefono e a quel punto capisci che la situazione diventa seria.<br />
Arriviamo all&#8217;imbarco del volo per Sao Paulo dopo un&#8217;oretta passata tentando di cambiare i nostri posti sull&#8217;aereo, senza successo. Posti che, peraltro, scopriamo essere diversi da quelli che ci avevano assegnato al check-in di Milano, a loro volta ancora diversi da quelli del web check-in fatto la notte precedente. Io sono evidentemente sotto l&#8217;<strong>effetto Marrakech</strong> perché la cosa non mi turba più di tanto.</p>
<p>Arriviamo dunque all&#8217;imbarco quando all&#8217;apertura del gate mancano pochi minuti. Poco dopo arrivano due giovani addette della Tap, si piazzano dietro ai banchi e tutto fa pensare che stiano per annunciare il <em>now boarding</em>. Prendono in mano il microfono, dicono qualcosa in portoghese e scatta l&#8217;urlo dei 300 in attesa. Urlo, urla, il parapiglia. Diciamo che non c&#8217;è bisogno di sapere la lingua per capire che sono cazzi e quel <em>cancelao</em> (o qualcosa del genere) vuol dire proprio cancellato. Oh, Marrakech comanda ancora: amen, penso.</p>
<p>Poi spiegano che il volo non parte per mancanza di personale e partirà l&#8217;indomani mattina alle 8: ci immaginiamo hostess impegnate nel cenone natalizio e augurando un attacco di diarrea consideriamo che tutto sommato si tratta di 8 ore di ritardo. Una seccatura, non un dramma.</p>
<p>La pensa però diversamente una giovane brasiliana, via di mezzo tra Madonna e la Marini, che si fa prendere da una crisetta di nervi. Spiace davvero non conoscere le lingue in queste circostanze perché ci si perde il contenuto profondo di sceneggiate tipo quella che inizia al gate 43, comunque per capire come va a finire non serve il portoghese: la ragazza bionda insegue l&#8217;addetta della Tap e le rifila un calcione nel sedere. Io faccio un tentativo di maniera per trattenere la hostess che a quel punto tenta di reagire, poi la lascio subito libera: chi sono io per interrompere un momento del genere? L&#8217;aggredita inizia a piangere, a sua volta presa da una crisi di nervi, mentre scopriamo poi che il problema della bionda era dove far fare la pipì al cane. Vabbè.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;altra hostess grida &#8220;seguitemi, vi guido al pullman che vi porterà in albergo&#8221;. E 300 persone si muovono come un serpentone nei corridoi dell&#8217;aeroporto di Lisbona, deserto. Peccato che la ragazza abbia il passo spedito (o forse sia preoccupata per il proprio fondoschiena) e che dopo poco sparisca: il serpentone diventa tanti serpentini che vanno in direzioni diverse. Ci ritroviamo dopo mezz&#8217;ora al banco informazioni della Tap, inutile dire che sono tutti al telefono. Compare un&#8217;altra ragazza un po&#8217; scocciata &#8220;cosa fate qui, dovevate andare al pullman!&#8221;. La seguiamo quasi tenendola per mano. Quando si apre la porta scopriamo che diluvia e c&#8217;è un vento gelido: 300 persone e le loro ciabattine da estate brasiliana iniziano ad accusare il colpo.</p>
<p>Saliamo sul pullman, si parte. Pianifichiamo un giro a Lisbona by night. Arriviamo davanti all&#8217;hotel Roma, scendiamo e facciamo il nostro trionfale ingresso nella hall: mentre ci dirigiamo verso la reception notiamo che ci guardano con aria prima incuriosita e poi preoccupata. Chi sono questi 100 qui? Ve la faccio breve: ci avevano portato nell&#8217;albergo sbagliato. Fuori l&#8217;autista del pullman parla al cellulare e non si capisce se abbia fatto casino lui o chi, e nel frattempo nessuna traccia di addetti della Tap. Risaliamo, si riparte.</p>
<p>Arriviamo all&#8217;albergo giusto, dove nel frattempo erano stati portati subito gli altri 2 pullman, risultato: 300 persone in coda. Arriviamo giusto in tempo per sentire altre urla. No, no, no &#8211; dice uno. In effetti vediamo che la coda non procede, nessuna camera viene assegnata. &#8220;Vogliono essere pagati, chiamate la polizia&#8221;. Oh, qualcuno la chiama davvero. Oh, arriva la Polizia sul serio.</p>
<p>Le cose però stavano in modo un po&#8217; diverso, il povero direttore dell&#8217;albergo &#8211; informato del nostro arrivo quando era sulla porta per andare al cenone, col suo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bolo_Rei">bolo de rei</a> sotto il braccio &#8211; ci spiega che lui ha bisogno solo di una garanzia, una carta di credito o un deposito di 50 euro. Non sto nemmeno a pormi il problema della correttezza dell&#8217;operazione, sfodero l&#8217;Amex e dopo un secondo siamo in camera.</p>
<p>&#8220;Andiamo a mangiare qualcosa?&#8221; Scendiamo, nella hall c&#8217;è sempre il parapiglia e la Polizia. Il ristorante ci chiude la porta in faccia, è mezzanotte. Chiediamo a un ragazzo dell&#8217;albergo e capiamo che la notte di Natale a Lisbona non troveremo nulla di aperto.</p>
<p>Poco dopo siamo su un taxi, direzione tangenziale, alla ricerca di un McDonald&#8217;s. <strong>Il Natale che volevo: alternativo</strong>. Chiuso pure quello, ripieghiamo sul bar della stazione di servizio, prendiamo panini e generi di conforto da mangiare in albergo, col taxi fuori che ci aspetta. Incredibile, arriviamo quando stanno scaricando un altro pullman di gente evidentemente dispersa tra aeroporto e altri hotel, che quindi è in giro da almeno un paio d&#8217;ore.</p>
<p>Alle 4 del mattino ci telefonano in camera: il pullman per l&#8217;aeroporto partirà alle 5:30. Scendiamo puntuali, ma il primo mezzo viene riempito da quelli che hanno bivaccato nella hall, non avendo voluto dare il deposito per la camera. Quando arriviamo in aeroporto scopriamo che al check-in del nostro volo c&#8217;è tutta Lisbona in coda, perché in pratica devono far stare i passeggeri di due voli su un solo apparecchio. Molti vengono messi in lista d&#8217;attesa, ed è chiaro che noi due con prenotazioni singole, senza coincidenze a Sao Paulo, siamo un facile bersaglio. Stavolta ci salva la tecnologia, perché ci buttiamo sul totem del self check-in e, incredibile, ce la facciamo.</p>
<p>Lasciamo i 500 al loro destino e facciamo colazione in una dependance di Harrods all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto di Lisbona.</p>
<p>Al gate 43 la tensione è palpabile, ogni singolo sguardo delle addette è analizzato nel dettaglio e quando a un certo punto una prende in mano non uno, ma due telefoni iniziamo a pianificare la vacanza a Lisbona. Invece no, con solo un&#8217;altra ora di ritardo il volo parte. Vi scrivo dal cielo (letteralmente, eh?) e penso atterreremo alle 16:30 invece che alle 7:30, poteva andare peggio.</p>
<p><strong>Update</strong>: just landed, caldo, umido, brasiliani bellissimi</p>
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		<title>Due libri per le feste</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 13:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Io domani parto e compongo il mio <a href="http://www.bol.it/libri/Elogio-della-fuga/Henri-Laborit/ea978880433547/">___________</a>, ma non vado a <a href="http://www.bol.it/libri/New-York/Edward-Rutherfurd/ea978880460430/">___________</a> (<em>grazie a Silvia e Gigi per i suggerimenti</em>).</p>
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