Il Comune di Milano regala ai ciclisti i consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta. Attendiamo fiduciosi la versione dedicata agli automobilisti

Sono stato alla presentazione dell’e-book (ehm, comunque è un documento in Pdf) preparato da Ciclobby per il Comune di Milano: Consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta. La nota più rilevante, in termini di segnali di discontinuità, riguarda il luogo dove è avvenuta la conferenza stampa: il cortile di Palazzo Marino (sede del Comune di Milano) aperto alle biciclette. Detta la cosa che mi è piaciuta di più, stendo un velo letteralmente pietoso sulla prefazione di Basilio Rizzo: ho troppo rispetto per Giacomo e per la sua famiglia, che ha probabilmente gradito il contenuto, per dire quello che vorrei.

Questa presentazione va inserita in un contesto più ampio, dal quale è impossibile prescindere: il Sindaco Pisapia e l’Assessore Maran hanno dimostrato fin dall’inizio una buona sintonia con il mondo delle biciclette. Sintonia ricambiata dalla simpatia dei ciclisti che li hanno eletti, cioè che hanno eletto Giuliano il quale ha poi scelto Pierfrancesco. E hanno fatto alcune cose: rafforzato la collaborazione con Ciclobby, che è certamente un interlocutore competente e affidabile per il Comune, iniziato a punire alcuni comportamenti degli automobilisti (in 6 mesi aumentate del 613% le multe per sosta su pista ciclabile, dicono), messo qualche toppa a piste ciclabili indegne, avviato un piano di sviluppo eccetera, anche AreaC in fondo è pro bici, e così via. Tuttavia, bisogna dirlo, la cosa ciclistica più rilevante degli ultimi anni a Milano l’ha fatta l’amministrazione precedente, introducendo il bike sharing. Comunque la si pensi, è un dato di realtà.

Un altro drammatico dato di realtà sono i morti: a Milano sono stati ammazzati 4 ciclisti negli ultimi quattro mesi. Il bambino Giacomo, il giornalista Pier Luigi, il vigile Niccolò, il pensionato Enrico. Un morto al mese in bicicletta per un’Amministrazione amica dei ciclisti è quasi una beffa. Eppure.

Ma al contesto va aggiunto un altro tassello: la campagna #salvaiciclisti in corso da un paio di settimane. Giuliano Pisapia è uno dei due sindaci italiani (l’altro è Matteo Renzi) che hanno dato la loro adesione. Sono persone per bene, sappiamo che alla parola “aderisco” seguiranno i fatti: #salvaiciclisti contiene richieste precise, non si tratta di manifestare una, comunque gradita, vicinanza teorica.

Il libro presentato oggi dal Comune è fumo negli occhi. E uso parole moderate perché ho fatto passare qualche ora e pedalato qualche chilometro, all’uscita da Palazzo Marino avrei scritto altro.

Dall’introduzione:

Nessun mezzo però sarà mai abbastanza sicuro se noi per primi non conosciamo e rispettiamo le regole. […] questo manuale è un aiuto a gestire le situazioni di difficoltà, conoscere bene la strada e prevedere gli errori degli automobilisti. Prima di salire in sella meglio leggerlo. Dopo, anche andare in bicicletta, sarà più sicuro.

Non ci siamo manco per niente. Il libro è utile, punto. Contiene un sacco di indicazioni utili, punto. L’educazione stradale per tutti dovrebbe essere insegnata nelle scuole, punto. Ma non è vero che “Dopo, anche andare in bicicletta, sarà più sicuro” perché se io rispetto al 100% il Codice della strada e tutte le indicazioni contenute nel libro ma nel frattempo non è cambiato il mondo attorno a me, allora io continuerò a essere in pericolo. Come oggi.

Siamo alle solite: il tema della sicurezza è ribaltato sulla vittima. Ciclobby lo dice nella prefazione “D’altro canto, il semplice rispetto delle regole della circolazione non è sufficiente a garantire la sicurezza del ciclista”, però il messaggio che esce dalla presentazione e come la cosa viene venduta in questi giorni porta in un’altra direzione: per favorire l’uso della bicicletta stiamo dando più multe sulle ciclabili e stiamo educando i ciclisti. L’educazione dei ciclisti in questo contesto drammatico è l’ultimo dei problemi. Dopo che mi avrai sistemato le strade in modo tale che il mio percorso (obbligatorio, stando al Codice) sull’estrema destra non sia pieno di buche, vetri e detriti, dopo che avrai fatto capire alle automobili che devono rassegnarsi ad andare più piano (quante multe su questo tema negli ultimi mesi?), dopo che avrai reso almeno credibili alcuni percorsi ciclabili, dopo che avrai punito davvero la sosta in seconda fila e quella vietata, ecco allora dopo che avrai fatto queste cose – per iniziare – potrai rifilarmi il libretto dei buoni consigli.

Partire da un manuale destinato ai ciclisti e non da uno destinato agli automobilisti lo trovo irritante, sbagliato e ingiusto.

Aggiungo un commento preso da un gruppo su Facebook dove si sta parlando del manuale, a dare il senso dell’umore:

Cmq io il manuale se non utile lo trovo esemplare Ti dice: se stai a destra becchi la portiera Se stai in centro ti falcia l’auto che arriva da dietro Vedi tu… In buona sostanza: cazzi tuoi. D’altronde è uno specchio fedele sella realtà…

Ecco.

Update: il post di Paolo che analizza il tema da un altro punto di vista e dice cose assai sensate: #salvaiciclisti: editore cercasi

Marco Mazzei
Biciclette, Milano, viaggi e stelle.